13. “La fine dei mali del Paese”, ovvero “Inseguendo il bianconiglio”

Il bianconiglio non corre piùMinetti: “Che volete, i 16 euro del libro?” is the new “Dategli le brioches.”

All’asta il pianoforte usato 70 anni fa nel film casablanca. È diventato una chitarra.

Crisi: a Reggio Calabria manichini impiccati. Non sapete quanto costano le teste di cavallo.

Morto Joseph Woodland, l’inventore del codice a barre. Commovente l’epitaffio. codice_a_barre

Massacro di bambini in una scuola del Connecticut. Si esprime la lobby delle armi: “Non ci sarebbe stata se i maestri andassero al lavoro armati.” E pensate quanto ci guadagnerebbe la disciplina!

È guerra aperta tra la lobby dei possessori di armi e le associazioni dei pacifisti disarmati. Indovinate chi vincerà.

Tutti dovrebbero girare armati. È un’idea. Diamo una pistola ad ogni parlamentare e riduciamo i gabinetti.

Almeno quelli con problemi alla prostata rinunceranno alla poltrona.

Visto che siamo entrati in discorso politica, ci sono alcune interessanti dichiarazioni di Junker: “Monti si candidi per il bene dell’Europa.” E allora che si candidi in Europa.

Monti ribadisce: “Lascio un’Italia senza debiti.” Ooooops, quella era il discorso per DOPO la dichiarazione di default.

Il debito pubblico tocca la cifra record di 2000 miliardi di euro, ma Monti è soddisfatto lo stesso. Gli piacciono le cifre tonde.

Spero che vi siate fatti un sorriso, anche se non ho toccato temi allegri. Da qui in poi vorrei dire due parole serie. Spesso attacco Berlusconi, ma cerchiamo di capirci. Il più grosso danno causato da Berlusconi è di essere stato così cialtrone, arrogante, offensivo, palesemente bugiardo da aver convinto mezzo Paese che il male d’Italia era Berlusconi. Vorrei citare alcune parole di un articolo di Bill Emott a proposito dell’Italia “Un Paese che rifiuta la realtà”.

“Per anni, fino a che la crisi del mercato dei titoli di Stato del 2011 ha costretto l’élite italiana a riconoscere i veri malanni economici del Paese, avevo notato una forte e diffusa tendenza a rifiutare la realtà, a ricorrere a dati falsi o datati per rassicurarsi che il Paese fosse in realtà più forte che debole: un alto tasso di risparmio privato (in realtà dimezzato), famiglie ricche (ma provate a vendere le case che sostengono questa «ricchezza»), un forte settore manifatturiero (che produce solo un settimo del Pil e diventa sempre meno competitivo), l’innata creatività italiana (mentre la meritocrazia è stata distrutta e i neolaureati più creativi emigrano a Berlino, Londra e New York).

Lo choc della crisi del debito sembrava aver cambiato questa percezione. Ma lo ha fatto davvero? Se i gruppi di interesse continuano a bloccare con tanta determinazione le riforme, probabilmente ritengono che in fondo il cambiamento non è necessario. Nei miei momenti di ottimismo mi dico che stanno solo guadagnando tempo, sperando di essere più forti rispetto ad altri gruppi di interesse dopo le elezioni del 2013. Ma può darsi che sperino semplicemente in qualcosa di magico che accada nel frattempo ed eviti la necessità di cambiare: una cura miracolosa proposta da Mario Draghi alla Bce; l’improvvisa disponibilità della Germania a pagare i debiti dei Paesi dell’Europa del Sud, o qualcos’altro. La verità continua a venire evitata.

Queste tendenze – quella dei gruppi di interesse a difendere i loro titoli e privilegi e quella delle élite che cercano di non affrontare la realtà – non sono un’esclusiva italiana. Problemi di questo genere esistono anche nel resto del mondo. Anche l’America che aspetta di vedere come il Congresso risolverà il problema del «fiscal cliff» che minaccia la sua economia dopo il 1 gennaio 2013, vede le lobby difendere i loro privilegi e le élite negare la realtà. La differenza con l’Italia è che qui questo processo è andato avanti a lungo, una ventina d’anni, mentre le altre forze economiche e sociali andavano degenerando.”

Potremmo aggingere tra i mali dello stivale la corruzione della Pubblica Amministrazione e della Magistratura, le connivenze dei giornali, il divario economico Nord-Sud, la pochezza di molte scuole, l’enorme numero di studenti fuori corso in Scienza della Tosatura delle Pecore, il costo del lavoro alto corrispondente a salari bassi, la pletora di passaggi burocratici inutili e dunque dannosi. Ognuno faccia il suo per capire se c’è qualcosa che può fare meglio, se non è il caso di stigmatizzare un certo comportamento anche se va a nostro immediato vantaggio, anche se è un nostro amico a porlo in essere. Bisogna partire da qui. Un mio amico napoletano una volta mi disse: “Chi non si ferma ai semafori rossi non combatte neanche la Camorra.”

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