55. Polvere sotto il tappeto

Non si può essere rispettatiC’era una volta una sindacalista candidata col Pdl. Non si tratta di una figura mitologica, tipo un maiale con la coda di verme o il comunista che mangia i bambini, sto semplicemente parlando di Renata Polverini. Se poi pensate che abbia somiglianze con un maiale con la coda di verme o vi ispira lo stesso disgusto, lo avete detto voi, non io.

Vorrei raccontare in poche parole la sua storia. Renata Polverini riesce a farsi eleggere Presidente della Regione Lazio essenzialmente promettendo che non avrebbe chiuso alcun ospedale. Che è un po’ come chiedere a qualcuno di votarvi promettendo che se sarete eletti lo lancerete in una fossa piena di leopardi e dopo averlo coperto di sangue di antilope. Non è un punto in discussione: qualunque manuale di economia sanitaria spiega che è più economico avere pochi ospedali grandi e ben organizzati anziché tanti e piccoli. Dire “non taglierò i fondi alla sanità” può essere demagogico, se si vuole lasciare a intendere che questo non significhi avere meno fondi per la cassa integrazione o l’istruzione, ma ha senso. Dire “non taglierò il numero di ospedali” è solo come dire che lancerò soldi fuori dalla finestra per mantenere un certo numero di persone che mi voteranno. Per capire la gravità della situazione: il documento del Ministero della Salute sui “Livelli Erogati di Assistenza Sanitaria” assegna al Lazio l’ULTIMO posto in 5 criteri su 21 e va comunque maluccio in ogni classifica. Per contro i costi sono altissimi e vengono finanziati con maggiori tasse regionali. Sia Marrazzo che Storace sono indagati per enormi sprechi di denaro pubblico su cui non mi intrattengo perché se no mi scoppia il fegato. E sono a Roma, e finire in un ospedale romano, se non lo avete capito, non è una buona idea.

Il fatto è che la Polverini non è una politica. Storace e Marrazzo rubavano perché sono politici nel senso peggiore del termine. Storace si vendeva alla mafia delle cliniche private per noia, perché poverino, lui era già a Roma e non sapeva più dove marciare, e quindi è stato il suo è stato un modo per sfuggire alla droga e ad un senso di oppressivo spleen nichilista. Marrazzo alla droga manco ci è sfuggito, si faceva ricattare da una banda di transessuali spacciatori di cocaina che poi sono stranamente tutti morti, quindi è andato a meditare dai frati cappuccini e tra cinque anni progetta di vincere la Coppa Volpi al festival di Venezia recitando in un film di Almodovar. La Polverini è solo un’anima semplice e una buona cattolica. Lei tutte le mattina fa la torta con le ostie e brinda a vin santo, è contro l’eutanasia, e quando le hanno detto che si sarebbe candidata a Presidente della Regione Lazio nessuno le ha detto che avrebbe dovuto fare delle scelte difficili. Continua a sperare che chi ruba si ravveda da solo e intanto lo lascia fare. E se la accusano di essere responsabile si limita a dire che nessuno può provare che abbia intascato soldi lei personalmente e si fa il segno della croce.

Il Pdl Lazio è preso così bene che quando la Polverini si è candidata, nemmeno è riuscito a presentare le liste. Pare che il responsabile sia fermato a mangiare un panino e per questo sia arrivato in ritardo. Che se pure Fiorito ha rimandato il pranzo – e basta vederlo per capire quanto gli dev’essere costato – non oso pensare chi sia l’uomo dalla fame così imperiosa. Un incrocio da Bud Spencer, Homer Simpson e una betoniera. Quindi, per farla breve, il gruppo Pdl in Regione è fatto interamente dalla lista civica della Polverini. Fiorito, le ex cubiste, sono tutte anime perdute che lei contava di ravvedere. E ora la Polverini ha tappezzato Roma di manifesti con scritto “Questa gente la mando a casa io” e “Ora facciamo pulizia”. Se l’ironia non vi è chiara, non so come renderla più evidente.

polverini regione

Davanti a questo aeroporto di cazzate una persona di buon senso manifesterebbe il suo disappunto entrando a casa della Polverini e riempiendo il tubetto del suo dentifricio con sterco di gatto, giusto per ricordarle di sciacquarsi la bocca prima di parlare.

Piuttosto che rivedere ancora quei manifesti “Questa gente la mando a casa io” preferirei la versione director’s cut di Natale in India.

Preferirei offrire una cena a Giuliano Ferrara.

Una gara di barzellette con Sgarbi.

Tollererei questa distorsione della realtà solo in un film di fantascienza di quelli fatti bene, e io non vedo spade laser in giro, Renata. Non le vedo.

Probabilmente a Renata Polverini pareva di essere già una buona cattolica e una brava amministratrice perché non andava a fare pompini in giro. Forse. Non so, con Er Batman c’era feeling e forse ha fatto capogruppo del Pdl una cubista (non invento nulla) per ricevere lezioni. Festini vestiti da mailai, cene con migliaia di ostriche pagate dalla Regione, dove c’è tanto fumo di solito c’è pure l’arrosto. E “arrosto”, quando si tratta di Pdl, di solito significa mignotte. Fatto sta che no, non sei stata una buona cattolica, come Presidente hai fatto schifo e ora sei candidata al Parlamento col Pdl. Chi vota Pdl in Lazio vota Capezzone, Cicchitto e Polverini.

Il mio è un semplice test di logica. Riuscite a costruirmi un sillogismo per cui se una persona sceglie le persone da candidare, e queste poi vengono scoperte a rubare in massa e finire in galera, e di conseguenza si dimette, ciò diventa una ragione per mandare la persona che ha guidato questa gente in Parlamento? È come dire che se io ti do un calcio in culo molto forte e poi mi cambio le scarpe mi devi invitare fuori a cena e ordinare aragosta.

Se l’Aristotele che è in voi vi dice diversamente, sappiate che non siete soli. Milioni di persone la pensano proprio come voi.

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