61. La confessione, gli indizi, le prove

asshole repulsiveComunque Berlusconi è andato in TV a dire che recuperare alcuni miliardi di euro per tagliare le tasse è facilissimo e si può fare in molti modi e che lui non l’ha fatto perché aveva altre priorità. A me come confessione basta.

Tuttavia i candidati di centrosinistra dovrebbero fare meno ironia sulla restituzione dell’IMU. Almeno finché Prodi non ci avrà restituito l’eurotassa come promesso nel 1999.

E poi. E poi sono un po’ stanco. Questa campagna elettorale è interminabile e soprattutto è vuota. Non capisco se gli italiani se ne accorgano, ma la sfacciataggine con cui i politici vanno in tv a non dire niente o ad essere ridicolmente vaghi fa quasi ridere. E quando non sono vaghi sono contraddittori.

Per esempio D’Alema. Nella stessa intervista riesce a dire che non c’è il PD dietro lo scandalo Monte dei Paschi di Siena e che va loro riconosciuto il merito di aver cacciato Mussari un anno fa. A parte che “cacciato” non è sinonimo di “nominato presidente dell’ABI”, se lo hai cacciato un anno fa vuol proprio dire che sei tu che lo hai nominato e gli hai lasciato in mano MPS per sei anni.

Facciamo una prova. “Amore, non ti ho mai tradita! E comunque le due gemelline con cui ho scopato ieri non contavano nulla per me!”

La contraddizione la vedono tutti? Anche i fan di D’Alema?

Poi appunto c’è la vaghezza. Programmi costruiti sui valori, sui principi, sulla valorizzazione del territorio, su l’Italia è il paese più bello del mondo e bisogna amarlo. Non le cifre, non i nomi dei futuri ministri (nei paesi anglosassoni vengono sempre indicati prima, sana abitudine).

Facciamo una prova. “Signore, vuole lavorare per me? Facciamo una cosa fighissima che ancora non posso dirLe, finanziati di non so quanto da qualcuno che non posso rivelarLe, e avrà su di Lei un capo potentissimo di cui non posso fare il nome.”

Non ci chiedono di scegliere. Ci chiedono la fiducia cieca. Bersani soffre della sindrome del Titanic. Si vede come Di Caprio che ti piglia da dietro e ti chide “Ti fidi di me?”. Ogni tanto spara qualche bischerata tipo “Potremmo fare una patrimoniale”, come se una manovra che ha avuto effetti recessivi ovunque sia stata adottata fosse diventata adesso la genialata del secolo.

Facciamo una prova. Bersani ti si avvicina mentre sei sulla prua di una barca, sorride sornione e ti chiede: “Ti fidi di me?”. E intanto si infila dei quanti di lattice e inizia a svitare un grosso barattolo di vaselina.

E pure l’agenda del tecnico Monti non ha numeri verificabili. Però ha nomi. Candida gente come Alberto Monaci, consigliere d’amministrazione di Monte dei Paschi di Siena durante la gestione Mussari e l’acquisizione di Antonveneta. Gente come Casini, genero di Caltagirone, socio di MPS. Gente come Rutelli, che prendeva l’aereo di stato per andare a vedere le partite. Gente come Curto, l’uomo che ha preso più voti che votanti, ma secondo il TAR della Puglia “non c’è prova di broglio elettorale”.

Facciamo una prova. Arriva un uomo con gli occhiali e la faccia seria. Vi chiede di affidargli i vostri soldi, che lui ne sa a pacchi. Poi vi presenta la sua squadra: il conte Dracula al tesoro, Al Capone agli interni, Hitler alla difesa e Freddie Kruger alle telecomunicazioni.

Poi arriva Giannino, che si veste come un deficiente, ma almeno si presenta con dei numeri e una ricetta economica che, sostanzialmente, combacia con quella suggerita dal Fondo Monetario Internazionale. E il sito ANSA come lo presenta? “FARE, la lista che punta sul rilancio del turismo”.

Il programma è stato scritto da economisti come Boldrin e Zingales, noti in mezzo mondo, e tu lo spacci per il partito dei guidatori di gondole.

Facciamo una prova. “Vi presento Albert Einstein, l’uomo famoso in tutto il mondo per il suo taglio di capelli! Un applauso per Albert Einstein!”

Non voglio mettermi a fare pubblicità a Giannino. Mi chiedo fino a che punto può essere marcio un Paese in cui la comunicazione è così alterata.

Ma la cosa più divertente dell’informazione italiana è come cerca di ammodernarsi. Tutti a fare i fighi: “Ora facciamo il fact checking! Mega figata!”. Cos’è il fact checking? È controllare se i numeri e i dati che sparano i politici sono palesi stronzate o potrebbero almeno ipoteticamente essere veri.

Cioè è il giornalismo politico. Non è un’aggiunta opzionale. Non è una moda del momento: è come dire “Da oggi le nostre auto avranno le ruote! WOOOOOOO!”. Cioè, che cazzo avete fatto fino ad oggi?

Facciamo una prova.

Un pensiero su “61. La confessione, gli indizi, le prove

  1. Pingback: 100. Chi ben comincia | Chi Non Muore

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...