80. Avvocati in revolver

Demonic attorneyUn paio di mesi fa, a Taranto, una giovane donna avvocato è stata arrestata per aver rapinato un supermercato.

Per diventare avvocato sono come minimo sette anni di studi. E alla fine quello che riesci a fare è gridere: “Fermi tutti! Questa è una parcella!”

Non dico per scherzo, questa professione è una piaga sociale.

Cosa fa un avvocato? Diciamo che Tizio ti deve mille euro. Però non te li dà. Allora tu paghi l’avvocato e, se tutto va bene, riesci a riavere i tuoi mille euro. Quasi tutti. Parte del compenso di entrambi i professionisti, tuo e di Tizio, verrà pagato da chi avrà perso la causa. Una parte la pagherai realisticamente di tasca tua comunque. Quindi avremo che Tizio avrà pagato più di mille euro, tu avrai meno di mille euro, due persone che sono state parte di questa disastrosa catena economica si sono pagate l’affitto senza produrre alcuna reale utilità. Ogni volta che questa scena si ripete, sempre più vedremo intasarsi un meccanismo che costa vagonate di miliardi allo Stato, i costi in termini di tempo dei giudici, dei cancellieri, di ufficiali giudiziari e simili aumenterà e le inefficienze si moltiplicheranno. E stiamo parlando della migliore soluzione possibile.

Un elevato numero di avvocati è utile alla società come un contagio di vaiolo.

Dati del 2008: in Italia ci sono oltre 210.000 avvocati. In Francia sono 44.000 e la Francia è pure più popolata. Il solo fatto che esista questa pletora di ometti in giacca e cravatta e donnine in tailleur significa che il numero di relazioni economiche totalmente in perdita di cui sopra è ridicolmente alto, oppure che un numero ridicolmente alto di persone con minimo sette anni di formazione non tira a campare.

L’avvocato rapinatore si giustifica: “Un gesto folle, non so come sia potuto accadere”. Ma l’iscrizione all’albo era pianificata da anni.

In Italia succedono entrambe le cose. Gli avvocati, soprattutto i giovani, sono praticamente il nuovo sottoproletariato urbano. Gente con grandi sogni che si trova poi a lavorare una quantità disumana di ore per meno dello stipendio minimo di un operaio. Poiché formalmente sei un libero professionista, non hai alcuna tutela. Non hai uno stipendio minimo, non hai ferie pagate, non hai malattia, non hai garanzie contro il licenziamento. Questo se lavori sotto qualcuno. In cambio hai la soddisfazione che il tuo capo anziché chiamarti “merdaccia” ti chiama “collega”. Se no puoi metterti in proprio. Hai tutti i rischi di un imprenditore: clienti che non pagano, competizione, uno Stato che ti cambia le leggi in continuazione. Devi pagare l’affitto di uno studio, devi vestirti in giacca e cravatta e, se vuoi avere anche una segretaria, le tasse italiane sul lavoro ti convinceranno ben presto che l’alternativa è tra lei e la Ferrari che hai sempre sognato.

Da giovane la tua maestra di matematica ti diceva che saresti finito al McDonald, e ora realizzi che se andavi a lavorare al McDonald a 1000 euro al mese durante quei 7 anni, anziché studiare per diventare avvocato, forse ora ti sentiresti meno un ammasso di carne macinato dal sistema.

L’avvocatessa rapina il supermercato perché facendo quel lavoro non si mangia.

“Fermi tutti! Questa è un reato ex 628 c.p.!”

Poi ci sono quelli che ce la fanno. Ovviamente gli avvocati servono. Non ci prendiamo per il culo, senza avvocati si starebbe pure peggio. In america latina sono gli avvocati i difensori dei diritti civili. Sono gli avvocati che vengono ammazzati dai regimi, mica i giudici. I giudici da che mondo e mondo costituiscono i regimi. Ma le situazioni patologiche dovrebbero essere ridotte perché, come abbiamo visto, sono una piaga. Se ci sono troppi avvocati, o ci sono troppoo situazioni patologiche o vengono rese patologiche situazioni che potrebbero non esserlo.

Quello che succede in Italia con gli avvocati è la stessa cosa che succede con il polo chimico di Mestre. Si tratta di aziende non più produttive, non utili, addirittura dannose. Tuttavia siccome non si sa che far fare a tutte le persone che lavorano in quel campo, si trova continuamente il modo di mantenerle in vita, sempre sull’orlo del fallimento, della contraddizione, sempre correndo sul filo di frasi alla Bersani che ha perso, ma è arrivato primo, che non è stata una sconfitta anche se sono tenuto per le palle da tutti gli altri e cazzate del genere. È come se per timore di lasciare i medici senza lavoro si prescrivesse di non curare i pazienti, ma tenerli in perenne agonia.

Avvocato compie una rapina in un Supermercato. Ma per un avvocato è normale portarsi il lavoro anche fuori dello studio.

Il problema ricorrente delle situazioni patologiche italiane è che sono talmente ingarbugliate che bisognerebbe avere la forza mentale di riscrivere le regole da zero; che in questi casi il timore del nuovo e l’energia richiesta per studiare un campo di battaglia sconosciuto spaventa anche gli onesti; che alle vittime, in questo caso avvocati giovani e bravi a cui è stato impedito di emergere, o avvocati che vivono malamente e che potrebbero più profiquamente operare in altri campi, è stato sempre concesso di mettere assieme il pranzo con la cena e quindi tendono a fraternizzare coi carnefici. La Prima Repubblica ha ammazzato il merito, ma ha distribuito le briciole a tutti. In Italia siamo abituati così, e ora ogni volta che ci sarebbe da riformare qualcosa abbiamo paura di perdere le briciole.

Avvocato compie una rapina. Ma Ghedini continua a chiamarla “diaria”.

Come alcuni sapranno, una grossa riforma dell’ordinamente forense è stata recentemente approvata. L’ultima riforma proposta dal Governo Monti e approvata dal Parlamento. Non c’è stato tempo per cambiare la legge elettorale. Non c’è stato modo di tagliare le pensioni d’oro, di utilizzare la spending review o ridurre il numero delle Province. Ma si è ritenuto imprescindibile mettere nero su bianco che è vietato ad un avvocato pagare un praticante nei primi sei mesi di lavoro. Forse non avete letto bene: VIETATO.

“Perché c’è la polizia in studio da Bianchini?”

“Oh, guarda, ha dato dei soldi al suo giovane perché lavorava bene.”

“No, dai. Sembrava tanto un serio professionista. Non ci si può fidare di nessuno.”

Sembra quel racconti di Buzzati in cui un alto borghese veniva costretto a lasciare la città perché si scopriva che faceva beneficienza. Solo che questa è la realtà. La realtà che supera la caricatura.

Tutto questo era solo un esempio. Se ne potrebbero fare altri. Le nostre leggi sono la caricatura di un ordinamento che funziona. Ve lo dice un avvocato.

Un pensiero su “80. Avvocati in revolver

  1. Pingback: 100. Chi ben comincia | Chi Non Muore

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...