124. Il diritto di darsi un bacio

Gay Turchia_4Oggi trattiamo un argomento spinoso. Uno di quegli argomenti che di solito, qualunque posizione si assuma, provocano defollow di massa, insulti, richieste di ban, denunce, minacce, assalti all’arma bianca, concerti di Gigi D’Alessio.

Le reazioni scomposte di solito arrivano in primo luogo da chi è contro i diritti dei gay, o meglio, per essere più precisi, contro l’ESISTENZA dei gay. Perché se parlo di diritti dei gay sto già in qualche modo anticipando una conclusione. Qui non stiamo parlando di gente che prova ad argomentare una posizione. Sono semplicemente persone a cui da fastidio che da qualche parte nel mondo due uomini o due donne si accoppino tra loro.

Apriamo una parentesi. In Turchia è successo che una grossa associazione, per protestare contro la serpeggiante islamizzazione delle istituzioni voluta da Erdogan, ha organizzato una protesta del bacio. Per pubblicizzare al cosa ha affisso dei manifesti rappresentanti una coppia che si bacia nella metropolitana, scatenando la reazione del Governo che ha dichiarato: “L’immoralità non è libertà”. La manifestazione si è tenuta lo stesso, è intervenuta la polizia, c’è stato un sacco di casino. Ma soprattutto alcuni civili, militanti del partito di Erdogan, sono scesi in piazze e hanno picchiato i manifestanti, accoltellandone uno mentre baciava la sua ragazza, senza che la polizia intervenisse. Così il fatto viene riportato dalle maggiori agenzie di stampa.

Io pubblico su Twitter questa frase:

“Turchia. Baciava la sua ragazza, accoltellato da un giovane islamico. La polizia resta a guardare. Baciamoci in Italia, finché possiamo.”

Questo scatena la reazione di un utente turco che vive in Italia. Il gentiluomo, dopo avermi invitato a non dire cazzate, si propone di spiegarmi come sono andate veramente le cose. Mi informa che “Della gente voleva protestare per non so cosa” (grazie per l’approfondita spiegazione) che “Si sono baciati per provocare” (che sfiga, da noi bruciano i cassonetti e le auto in sosta, facciamo a cambio?) e che “Tra loro c’erano anche coppie gay e hanno anche invitato a usare i preservativi.”

L’uomo ha un tono molto pacato, come se il fatto che la somma di queste circostanze spiegasse tutto e dovesse farmi dire “Ah, vabbe’, allora accoltellateli pure, scusami. Anzi, infilateli sul palo e fatene kebab, che almeno si rendono utili.”

Quando gli dico che non ho nulla contro i baci in pubblico, i gay o tantomeno l’uso del preservativo e gli chiedo se lui invece sì, scatta il delirio. Quattro o cinque tweet di insulti che finiscono nell’immancabile “Devi essere un frocio di merda anche tu.”

L’ho citato perché, assieme alla discussione con un amico, è stato lo stimolo a scrivere questo articolo.

L’altra categoria che rischia di avere reazioni inconsulte è…

…no, non quella degli omosessuali. Ma proprio no. Gli omosessuali sono abituati a vivere da omosessuali, a difendersi e a chiedere quello che ritengono sia dovuto loro a chi non glielo vuole concedere. Sono abituati a parlare. Almeno per quella che è la mia esperienza, i miei amici gay li ho visti sempre estremamente pazienti nella discussione con i peggiori reazionari, anche se magari nella loro testa li consideravano vetusti parrucconi teste di cazzo.

L’altra categoria che potrebbe avermi defollowato alla seconda riga è quella degli intellettuali organici di sinistra. Gente abituata a riconoscersi in un certo schema di pensiero e certe parole d’ordine che fanno molto intellettuale, senza in realtà ragionarci sopra minimamente. Perché sotto sotto quello che pensano è “Grrrr perché non la pensano tutti come me che sono così intelligente.”

Rispondono a parole d’ordne.

Un esempio è proprio dato dalla Turchia. Di solito le stesse persone vogliono la Turchia in Europa e i matrimoni gay in Europa e rifiutano di vedere che le due cose difficilmente si avranno allo stesso tempo. Vogliono la Turchia in Europa perché sono terzomondisti e anticattolici. Ma la Turchia sta prendendo una piega molto pericolosa.

Basta citare il caso diplomatico tra Turchia e Olanda, con Erdogan che si sta impegnando in prima battuta per ottenere il IL RIMPATRIO DEI BAMBINI TURCHI ADOTTATI DA COPPIE GAY O CRISTIANE.

Il fatto è che l’argomento genera reazioni di rabbia. Sempre. Qualunque cosa si dica. Addirittura gli articoli scientifici generano rabbia.

Se Tizio scrive che l’omosessualità potrebbe avere basi genetiche o ormonali, è nazista.

Se dice che deriva da ragioni psicologiche, è nazista.

Se dice che non deriva né da una cosa né dall’altra, quindi è una libera scelta, allora giustifica la Chiesa che dice che è una scelta e quindi può essere un peccato, ed è nazista.

Ovviamente le ragioni di queste reazioni sono dovute al timore di come queste teorie potrebbero essere usate. Ma qui sta il punto. Uno stato di diritto dovrebbe arrivare a essere radicale. Uno stato di diritto non ha teorie: ha diritti. Non mi interessa sapere come accade che, ad un certo punto dello sviluppo, a me piacciono le donne e al mio amico X piaccio io. Capisco che possa interessare alla comunità scientifica, e allora ne parlino. Ma a me importa che X non sia stigmatizzato per preferenze che attengono alla sua vita privata solamente.

Ma qual è il modo migliore per ottenere questo risultato?

Esce su Repubblica QUESTO ARTICOLO. E io mi incazzo. Si tratta di una lettera della Boldrini, in risposta a sua volta alla lettera di un ragazzo gay che esprime tutta la propria sofferenza per sentirsi discriminato.

L’articolo si intitola: “L’omofobia sarà presto reato.”

C’è questo fenomeno, noto e riconosciuto nella sociologia del diritto, per cui in tutte le democrazie si tende a fare un certo numero di leggi prescindendo dalla loro utilità, ma solo per far scrivere sui giornali che sono state fatte. In Italia, però, se ne abusa. Vuoi perché i regolamenti parlamentari permettono di fare ostruzionismo e bloccare qualunque riforma che disturbi davvero qualcuno, vuoi perché siamo in stato di elezioni permanenti, vuoi per distrarre dal continuo declino economico e dagli scandali all’ordine del giorno, le leggi inutili sono la norma.

E poi c’è l’informazione.

In primo luogo, caro cialtrone che scrivi su Repubblica, “L’omofobia sarà reato”, mi spiegherai presto come intendi leggere nella testa delle persone. Dico di più: l’espressione di qualunque opinione, finché non si spinge a proporre l’uso della violenza e non sconfini nell’insulto, dovrebbe essere consentita. Invece gli insulti sono già reato. La violenza è reato. L’incitazione alla violenza è reato. L’apologia di reato è reato. Che poi in determinati casi non siano perseguiti, ad esempio perché la nostra polizia postale ha pochi uomini e mezzi, è un altro discorso.

Mi si può dire che la Boldrini ha parlato di “legge contro l’omofobia” e non di “reato di omofobia”, e che quindi quello che si chiede è l’istituzione di una aggravante di reati già esistenti. Come già avviene per le aggravanti legate all’odio razziale.

Ebbene, sono contrario. Aspettate a defollowarmi. Le aggravanti legate all’odio razziale non sono servite e non servono. Non solo perché chi odia, odia anche se gli viene vietato. Chi picchia o uccide, spinto dall’odio e dall’ignoranza, non sa se rischia 15, 20 o 30 anni di reclusione. Probabilmente non lo sapete nemmeno voi che leggete questo articolo, a meno che non abbiate studiato legge. Semplicemente chi insulta su Facebook, chi picchia la gente, chi si da alla violenza, pensa di farla franca. Se migliori i mezzi a disposizione della polizia e velocizzi i processi, se costruisci nuove carceri in modo da non essere costretto a ricorrere continuamente all’indulto, fai un lavoro migliore per punire i coglioni che non aumentando pene che non verranno mai comminate e che, quando vengono comminate, sono invece fortemente dissuasive. Il fatto è che velocizzare i processi è difficile. I politici vogliono mascherarsi dicendo che hanno fatto qualcosa contro l’omofobia inventandosi l’aggravante dell’omofobia, invece avranno ancora una volta perso tempo senza far niente.

Se il giudice riconoscerà che il mio amico X è stato picchiato in quanto omosessuale, comminerà l’aggravante dei futili motivi. Succede già. Non possimo pretendere di istituzionalizzare ogni possibile aggravante, esistono espressioni come “futili motivi” apposta. Chi brucia un barbone prché barbone, o ammazza la figlia perché non è più vergine o aggredisce qualcuno per le sue idee politiche espresse pacificamente, minando le basi del vivere democratico, non è forse pericoloso come chi se la prende con un omosessuale o un nero?

Per combattere l’omofobia serve un enorme investimento in cultura. Serve tempo e serve un progetto di ampio respiro. Serve anche fiducia: fiducia che chi legge tanto e si interessa al dialogo diventa naturalmente meno propenso a risolvere le cose con la violenza e a mettere in discussione i propri pregiudizi. La proposta di “leggi contro questo e quest’altro” serve solo a nascondere la mancanza di un piano di lungo termine e il disagio di un paese ignorante e arrogante come il nostro. Recuperare fondi per le scuole e la ricerca è più utile che non creare nuovi, inutili reati.

Un mio amico ha poi provocato dicendomi che anche in Francia ci sono migliaia di persone che protestano contro il matrimonio gay. E che quindi la Francia è come la Turchia.

L’avrete sentito tutti.

Francia. Scrittore si spara in bocca per protestare contro i matrimoni gay. Piombo sì, sperma no.

Francia. Scrittore si spara per protestare contro i matrimoni gay. “Hai una pistola in bocca o sei solo infelice di vedermi?”

Il gesto ha avuto ampio risalto in tutto il mondo. Alfano è molto preoccupato di cosa potrebbe chiedergli Berlusconi alla prossima manifestazione.

A parte l’evidente disturbo mentale di uno che si suicida per qualcosa che non lo toccherà mai, perché se non vorrà sposare un gay certo nessuno potrà o vorrà costringerlo, i casi non sono simili. Parigi ha un sindaco omosessuale. I PACS sono una realtà. A creare casino a volte sono le parole. La gente si scanna su cosa vuol dire “matrimonio” esattamente come nel PD si scannano su cosa vuol dire “sinistra”, perché se dovessero parlare ci cosa concrete un sacco di gente sarebbe costretta a star zitta.

E dunque provo a dire la mia anche sul matrimonio gay. Io di per sé non ho niente contro, ma c’è un ma. Aspettate a chiudere e insultarmi e leggete, per favore. Una volta che si tocca l’istituto del matrimonio, mi piacerebbe che si facesse una cosa organica. Una volta tanto. Che cavolo vuol dire matrimonio?

Per i cattolici è un istituto volto ad avere figli. Period. Loro non vogliono che si faccia casino usando quel termine in un altro senso. Nel matrimonio cattolico l’amore c’entra poco o niente. Il matrimonio tra due che non si conoscono è validissimo, mentre quello di un impotente è nullo.

Il matrimonio civile è la derivazione di un istutito napoleonico che voleva sottrarre alla Chiesa il monopolio del registro delle coppie. Chi è cattolico continui a sposarsi in chiesa davanti a Dio, con gli effetti che la Chiesa Cattolica riconosce al sacramento. Ma chi non lo è? Che fare del matrimonio civile?

Oggi, che non vi è l’obbligo né civile né sociale di far durare un rapporto tra due persone qualunque cosa accada, non si può ripensare a tutto ciò?

Al matrimonio sono ricollegati diversi effetti. Come l’accesso alla pensione di reversibilità, come il diritto a decidere sull’espianto di organi o quello ad accedere all’ospedale in caso di malattia gravemente invalidante. Ebbene, io sarei per liberalizzare tutto questo. Con una semplice comunicazione alla Pubblica Amministrazione devo poter dire: “Se mi succede qualcosa, tizio conosce il mio pensiero sui temi eticamente sensibili, nei limiti in cui lo Stato mi concede di scegliere, lui parla a nome mio.” Non capisco perché lo Stato deve decidere che per me possa esprimersi mio padre o mia moglie, se invece io voglio che sia mio fratello o il mio prete o la mia amante. Idem per le tasse ereditarie, che sono diverse a seconda di chi vada a ricevere il mio patrimonio. Saranno stracazzi miei a chi voglio lasciare cosa ho guadagnato?

Aboliamo il matrimonio civile. Se volete dare una festa per annunciare che vivete assieme, potete farlo anche senza il sindaco. Se volete firmare un contratto che regoli i vostri rapporti patrimoniali, che possiate farlo senza dichiarare che vi accoppiate e con chi. A uno Stato laico non deve interessare che vi amiate e/o che facciate sesso. Sono cose intime, private, dovreste dirgli di farsi i cazzi propri. Che lo Stato pretenda da voi annunci ufficiali è quasi un ricatto. Che voi pretendiate un riconoscimento da parte di uno Stato distante e burocratico, è segno di condizionamento.

I pochi fondi a disposizione delle famiglia, lo Stato li dia a chi ha figli, perché possa garantire loro educazione e sostegno, perché possa farne altri senza che diventi economicamente troppo gravoso. Dia le case popolari a chi ha prole. Non le coppie sposate, ma i figli delle coppie che hanno figli pagheranno le nostre pensioni, se mai ne avremo, e forniranno a noi nuove idee quando le nostre saranno vecchie e superate, se mai ci libereremo delle idee vecchie e superate di chi ci ha preceduto.

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bacio turchia

5 pensieri su “124. Il diritto di darsi un bacio

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  2. loscalzo1979

    decisamente molto interessante, specie il discorso sul Matrimonio messo così è senz’altro la forma più logica che andrebbe applicata.

    Ma siccome siamo in un mondo decisamente poco REALISTA E OGGETTIVO nelle cose che fa, non vedo niente di male nel riconoscimento delle unioni civili omosessuali e delle convivenze con relativi diritti e doveri.

    Unico scoglio, per me almeno; la possibilità di adottare e crescere figli, ma non perchè non saprebbe dare amore o insegnare valori una coppia Gay, quanto perchè sappiamo bene quanto sa essere stronzo il mondo, a quello non è ancora pronto il mondo.

    Per il resto concordo con te sul reato omofobia: le leggi per arginare il fenomeno ci sono, basta applicarle bene e rapidamente, tutto lì

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