125. Il Femminicidio che c’è e quello che non c’è

keep calSANGUEIeri la Camera dei Deputati ha votato per ratificare la convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne. Questo significa essenzialmente due cose:

1) Che non cambia un cazzo, perché questa entra in vigore solo una volta ratificata da 10 stati;

2) Che non cambia un cazzo, perché il testo della convenzione non fa altro che rimandare a futuri accordi, cooperazioni e figuriamoci, il Governo Letta non si mette nemmeno d’accordo con sé stesso. Il primo Stato a non aver ratificato la convenzione firmata in Turchia è, pensate un po’, la Turchia.

Allora, siccome si sta parlando tanto di Femminicidio e siccome si tratta di proseguire IL DISCORSO INIZIATO IERI SULL’OMOFOBIA (che partiva, nemmeno a farlo apposta, da un fatto di cronaca avvenuto in Turchia), oggi sarà anche l’argomento qui su Chi Non Muore.

Bisogna dire che il Parlamento non perde tempo. Il tema è caldo. E alla Camera fanno leggere una bella relazione a Mara Carfagna.

Mara Carfagna legge un duro attaccco contro la TV che strumentalizza il corpo delle donne. All’uscita dalla Camera, l’onorevole ha autografato calendari per i fan.

Mara Carfagna legge un duro attacco contro la TV che strumentalizza il corpo delle donne. Ha sopportato per anni che Berlusconi le appoggiasse la birra sulla testa mentre guardava il calcio, ma adesso BASTA!

Brunetta: “Io come Balotelli.” Ma allora è vero quel che si dice intorno ai nani!

Vi chiedete cosa c’entri?

Mara Carfagna sta alle pari opportunità come Brunetta a Balotelli.

Sgomberiamo il campo dalle cose che dovremmo tutti dare per scontate. Chi scrive è contro la violenza sulle donne. Chi scrive è contro la violenza in generale, salvo ovvi casi estremi in cui la giustificava pure Ghandi. Probabilmente voi che mi leggete siete contro la violenza sulle donne. Quindi non intendo perdere tempo a fare il panegirico delle donne che non si toccano neanche con un fiore. Questo è l’obiettivo e lo do per scontato, ora stiamo solo discutendo di come ci si possa avvicinare. Se no è come se prima di ogni lezione di guida l’istruttore sentisse il bisogno di specificare che è contrario a investire i pedoni.

Inoltre spero che tutti sappiano che la violenza contro le donne è un reato. Non è che manca il reato di Femminicidio, è che uccidere una donna è omicidio. Punibile con reclusione non inferiore ad anni 21 e che può arrivare fino all’ergastolo, non con una pena simbolica. Che poi a volte scandalizzi la facilità con cui in Italia si evade, si ottengono arresti domiciliari, semilibertà e indulti è un altro discorso. Questo però riguarda la giustizia in generale e non il caso specifico del Femminicidio e comunque bisognerà decidere una buona volta se con la pena si punta alla rieducazione del reo (col rischio che agli occhi dei parenti delle vittime risulti “poco punito”) o alla sua punizione e a placare la sete di sangue del popolo. Se ci tenete a farvi venire il sangue cattivo, potete ad esempio leggere la storia del MASSACRO DEL CIRCEO.

E adesso parliamo di numeri. C’è una statistica importante sul Femminicidio. Ma prima vediamo una lunga serie di cose false che si dicono.

1) È in atto una mattanza delle donne che sono le vittime principali della violenza. Falso. Dati del ministero dell’Interno: in oltre il 70% degli omicidi la vittima è un maschio. Vero che tale percentuale sta calando: per tutti gli anni ’90 era sopra l’80%. Però ancora un maschietto corre un rischio di morire ammazzato molto più alto rispetto a una femminuccia

2) Più del 60% delle donne almeno una volta ha subito violenza fisica dal partner, allora 6 uomini su 10 picchiano la propria donna. Falso. Sarebbe come dire che, siccome tutti noi abbiamo visto almeno una volta un bel film, allora tutti i film sono belli.

3) Il 75% delle donne che viene uccisa, viene uccisa da persone che conosceva bene. Vero, ma anche falso: la percentuale è quasi uguale negli uomini. Come dicono i sociologi, l’omicidio è principalmente un reato intra-gruppo. Del resto, perché dovreste voler uccidere qualcuno che nemmeno conoscete? Di solito si uccide o per avere un vantaggio, o perché si sente di doversi vendicare di qualcosa. Chi uccide persone a caso non è un disturbato o un violento, è un pazzo completo tipo HENRY LEE LUCAS.

4) In Italia il fenomeno del Femminicidio è particolarmente diffuso, per colpa di una società maschilista, fallocentrica e del carattere implicitamente repressivo. Falso. Dati ONU: l’Italia ha il più basso rapporto donne uccise per abitante tra tutti i paesi occidentali eccetto la Norvegia. Se consideriamo solo l’Italia del Nord, pure la Norvegia ce la lasciamo alle spalle. In Inghilterra il numero di donne uccise per abitante è il doppio che da noi, Finlandia quasi il triploi, in Russia è sedici volte superiore.

Se mai è vero che oltre il 90% degli assassini (che in Italia sono comunque pochi e se leviamo quelli legati alal criminalità organizzata e all’immigrazione clandestina, sempre dati ufficiali del Ministero, diventano pochissimi) sono uomini. Francamente questo credo che non stupisca nessuno. I bambini fanno a botte per un nonnulla. Bisogna educarli perché non si procurino ciò che vogliono con la violenza ed educarli ulteriormente perché non reagiscano con la violenza a quelli che percepiscono come torti. Come diceva Rita Levi Montalcini, metà del nostro cervello è ancora uguale a quello dei babbuini. Quando si parla di cibo, sesso e violenza o ci frena la metà razionale, o agiamo come le scimmie.

Questo è il materiale di cui è composta l’umanità, dobbiamo cercare di limitare i danni.

Vediamo che possiamo fare per procurare alle donne italiane delle scimmie che le scopino tanto e non le picchino mai.

Il primo baluardo contro la violenza è l’educazione, il secondo è un sistema di leggi efficace che ripari i torti prima che l’uomo, esasperato, perda il freno della civiltà e ricorra alla violenza – ovvero punisca subito chi ricorre alla violenza, dissuadendo altri dal provare ancora questa strada.

Tuttavia vi sono dei casi in qui questo non serve. Si tratta di tutti i generi di omicidio passionale. Della fidanzata, del marito, del figlio. Chi giunge ad atti del genere lo fa perché in preda alla follia, al dolore o alla rabbia, al punto di non pensare alle conseguenze. Relativamente spesso, infatti, tenta poi il suicidio.

Contro questo genere di violenze aumentare le pene non serve a un picchio. O mi dite che volete la sedia elettrica e rendere impossibile per sempre il reinserimento di chi ha compiuto un atto del genere, senza consentire al giudice di valutare le eventuali attenuanti, oppure dovete accontentarvi dei tanti anni di galera che possono essere comminati con l’omicidio. Aumentarle non serve a prevenire, serve solo a punire ancora più severamente chi ha compiuto l’atto. Ma ricordate che più severe dell’ergastolo ci sono solo pena di morte e tortura. Se volete tornare alle punizioni corporali, fatemelo sapere nei commenti che ne parliamo.

Avevo accennato al fatto che esiste una statistica importante sul Femminicidio. Ecco, è questa: l’omicidio di donne da parte dei fidanzati,compagni e mariti è l’unica categoria di omicidio in continuo aumento, dal 1990 al 2006, soprattutto nel meridione (ma anche, in misura minore, nel nord Italia).

Per inciso, una piccola curiosità: è molto più frequente che sia l’uomo ad ammazzare la fidanzata, ma è leggermente più frequente che sia la donna ad ammazzare l’amante. Secondo inciso: dal 2006 a oggi questo tipo di omicidi è rimasto pressoché stabile. Non c’è in atto oggi una emergenza senza precedenti. Sono statistiche stabili a livello italiano e molto sotto la media a livello europeo e le cifre, anziché stabili, sarebbero in flessione se escludessimo i delitti computi dagli immigrati (immagino perché talvolta provenienti da paesi in cui la punizione della donna è addirittura un dovere del padre o del marito, ma non mi soffermerò su questa statistica). Fermo (ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ mi annoierò a ripeterlo) che ogni singolo caso è grave e andrebbe se possibile prevenuto e se no punito.

Quindi se vogliamo parlare di Femminicidio, possiamo parlarne in due modi. O per indicare il generico omicidio di una donna, o per indicare l’omicidio di una donna per motivi passionali. Nel primo caso, la cosa ci fa giustamente orrore, ma in quanto omicidio. Se vogliamo batterci per una polizia più efficiente, ben venga. Nel secondo caso, trattandosi di omicidio passionale, l’unica cosa davvero assurda sarebbe aumentare le pene, che come abbiamo visto e come provato da tutti gli psicologi del mondo da sessant’anni a questa parte, non serve.

Vogliamo chiederci perché c’è stato un aumento degli omici passionali? Stiamo vivendo grandi trasformazioni sociali. Osservava Gibbons che le società democratiche devono ancora imparare a gestire la dissimmetria di potere tra chi è ancora innamorato e chi no. Gli uomini non sopportano di essere mollati, traditi o insultati per le loro prestazioni sessuali. A volte, poi, chi non è innamorato si comporta, del tutto legittimamente, in modo stronzo. Ieri una mia amica è stata lasciata per sms dopo sei anni di fidanzamento. Il suo commento è stato “se fossi un uomo gli spaccherei la faccia”. Be’, amica mia, non hai il diritto di farlo. Per fortuna lei non è un uomo e ha potuto parlare con me, ma la società di oggi crea anche gravi situazioni di isolamento, in cui una persona, magari già di suo incline alla violenza, resta a macerarsi nella solitudine e pone in essere atti deprecabili.

Non si tratta lo dico ancora una volta, di una situazione solo italiana. Nel nord europa, che qui rappresentano come un paradiso, la violenza domestica è più diffusa che da noi. Succede che gli uomini si comportino impeccabilmente 4 giorni su 7, poi nel weekend bevono, perdono il controllo e picchiano le mogli. In Danimarca c’è vero allarme sociale e nemmeno lì sanno bene come reagire. Stiamo cercando di costruire una società di rapporti fluidi in cui le coppie si mollano e si cercano in continuazione. Un processo inziziato da circa un secolo, che per la storia dell’umanità è come dire niente.

La verità è che si tratta a tutti gli effetti di una situazione nuova. Nessuno sa esattamente come gestirla. La prima cosa da fare è certamente, tanto per cambiare, investire in cultura e formazione. Tendenzialmente le persone più formate sono meno violente, più pronte a capire gli altri, più adattabili.

La seconda cosa sarebbe creare una rete di psicologi contro la depressione. Oltre il 40% degli uomini che uccide la moglie o la ex soffrono di gravi forme depressive. Quello è un bacino a rischio da monitorare, sia per il rischio di omicidi che per quello di suicidi. Si aiuterebbe molta gente che comunque non commetterebbe mai violenza e si preverrebbero diverse morti.

La terza cosa che mi viene in mente è rivedere la nostra ridicola legge sullo stalking e, ancora una volta, vedere se è possibile dare, o per meglio dire imporre, un supporto psicologico alle persone moleste, oltre che alle vittime. Non credo che quattro mesi di galera con la condizionale siano un deterrente per una persona affetta da una chiara forma ossessiva. Infine vorrei parlare del neologismo. I neologismi fanno paura. Il neologismo serve a creare allarme attorno a una situazione stabile. A distrarre. Per usare le parole prese da un LUNGO ARTICOLO (in buona parte, ma non in tutto, condivisibile) di @quitthedoner, “Quando un problema assurge a emergenza mediatica viene proposto in una versione emotivamente e moralmente connotata, che implica tacitamente che chiunque chieda maggiore complessità nell’analisi o insinui dubbi sulla ricostruzione ufficiale allora si stia schierando dalla parte del nemico.”

Il succo della questione è lo stesso di ieri. Primo: quando si crea un’emergenza attorno a una situazione stabile, è perché non si sanno affrontare altri problemi. Secondo: posto che il problema è comunque reale, va affrontato in maniera razionale: aumentare le pene non serve a niente. Investire in cultura, sì. Monitorare i casi a rischio, sì. Rendere più veloci i processi e fornire mezzi alle forze dell’ordine, sì. Ma per i politici non è conveniente studiare a lungo una legge, scriverla, stanziare i fondi, quando possono aumentare la pena e poi, al prossimo Femminicidio, dire “Tizio condannato all’ergastolo grazie al nuovo reato di Femminicidio, approvato con la c.d. Legge Boldrin (o Legge Alfano, per nominarne un altro che sta battendo su questo tema ultimamente).”

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8 pensieri su “125. Il Femminicidio che c’è e quello che non c’è

  1. loscalzo1979

    In generale condivido buona parte delle tue osservazioni, fermo restando che per me un Omicidio è UN OMICIDIO SEMPRE, qualsiasi sia il sesso o la ragione, che il colpevole non dovrebbe aver nessuna attenuante generica o rito abbreviato (salvo se reo confesso, processo per direttissima e via) e che si dovrebbero buttare in cella e lasciarceli dentro finchè campano, senza permessi/sconti/incontri con i familiari.

    Punto.

    Rispondi
    1. zcavalla Autore articolo

      Allora il punto non è concedere o non concedere attenuanti, ma dare l’ergastolo sempre. Non diciamo che si punta al reinserimento del reo nella società. Il punto è proprio che un omicidio è un omicidio sempre. Un reato gravissimo. Sono previste attenuanti che hanno un senso come ad esempio la provocazione e i motivi di particolare valore sociale, e aggravanti che possono portare all’ergastolo. Non tutti i casi sono uguali.

      Peraltro ritengo che ridurre la pena ai rei confessi sia un abominio. Ogni cittadino dovrebbe difendersi fino all’ultimo. Se decide di confessare dev’essere per pentimento e non per calcolo. C’è il rischio che cittadini innocenti patteggino perché hanno difficoltà a produrre prove e questo a me non piace.

      Rispondi
      1. loscalzo1979

        Uno che ha ucciso una persona, così come un terrorista, un mafioso e anche casi come stupratori e pedofili NON DEVONO ESSERE REINSERITI nella società, perchè queste persone hanno dimostrato disprezzo della VITA.

        Un ladruncolo, uno spacciatore o un coinvolto in una rissa invece ha senso tentare il reinserimento, ma per me gente come Erika e Omar, Curcio, Sofri, Mambro e Fioravanti, Pietro maso (solo per fare qualche nome) dovrebbero MARCIRE IN CARCERE, questa sarebbe VERA GIUSTIZIA

  2. paola

    Sarei curiosa se da queste statistiche è possibile avere anche dati sull’età di aggressori e vittime. La cosa che infatti mi ha colpito, ma è una visione mediata dai servizi televisivi e quindi senza nessun approfondimento, è proprio l’età di chi è coinvolto in questi fatti. Non il quarantenne depresso perché senza lavoro, che non riesce a mandare avanti la famiglia e si sfoga con la moglie, bensì giovani che hanno una vita, e quantità di possibili “partner”, davanti a sé. Non può essere che stiamo educando ragazzi così fragili da crollare di fronte al minimo cambio del vento.

    Rispondi
    1. zcavalla Autore articolo

      Se volessi rispondere con una battuta, ti direi che è colpa vostra che volete sentirvi insostituibili 🙂

      visto che la questione è seria, però rispondo meglio:
      1) ecco un bel malloppo di dati. Troverai tutto quello che cerchi, anche se non è aggiornato agli ultimi anni (i dati recendi sono frazionati in molti link) http://www.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/14/0900_rapporto_criminalita.pdf
      2) i giovani sono anche più passionali e aggressivi
      3) il fenomeno delle rockstar depresse non va sottovalutato. O se vuoi anche i wrestler o certi attori. Se i giovani amano depressi inclini all’autodistruzione vuol dire che tutto sommato ci si identificano.
      4) sì, stiamo creando una generazione di maschi molto deboli, poco propensi allo studio, alla responsabilità e alla costanza. Tutti i dati lo indicano. Hanno modelli negativi.
      5) tuttavia, andando a memoria, il picco di omicidi passionali avviene tra i 35 e i 40 ora come ora. Prendi con le pinze il dato.

      Rispondi
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