135. E se il reddito di cittadinanza si potesse veramente fare?

vecchi decrepitiIeri il Movimento 5 Stelle ha proposto un emendamento per istituire il reddito di cittadinanza che è stato, ovviamente, respinto.

Ci ho pensato un po’ e poi ho creduto opportuno toccare l’argomento su queste ppagine, che forse ultimamente fanno meno ridere, ma cercano comunque di trattare con relativa leggerezza temi importanti e attuali. Poi se non basta ditemelo e metterò delle mie foto con un naso rosso per essere più divertente. Per far ridere anche gli amanti dei cinepanettoni sono disposto volendo a scrivere ogni tanto “scoreggia”.

1) Non abbiamo cifre esatte e precise sul numero di persone senza lavoro in Italia (che, come tutti sanno, non corrisponde al tasso di disoccupazione). Però possiamo stimarlo tra i 3 e i 4 milioni. Da questi sono esclusi gli studenti universitari ai quali però sarebbe pericoloso non corrispondere l’assegno di cittadinanza, se non si vuole DISINCENTIVARE lo studio. E non non vogliamo discincentivarlo, vero? Non ho idea di quanti siano gli studenti universitari in Italia, ma diciamo che almeno un milione saranno. Facciamo 5 milioni. Scusate l’approssimazione, ma mi sono già dovuto leggere il rapporto annuale dell’INPS ed è stata una rottura di balle sufficiente senza cercarmi altri dati relativamente ininfluenti. “Scoreggia”.

2) Immaginiamo di corrispondere a 5 milioni di italiani 500 euro al mese, per dodici mesi, 6000 euro all’anno. Immaginiamo che questo non abbia alcun costo ulteriore in termini di burocrazia e simili. Ovviamente CE L’HA. Far fare 5 milioni di operazioni costa. Ma facciamo finta che i soldi vengano tutti consegnati a mano da Flash in versione postino.

Flash postino

3) I conti sono presto fatti: 30 miliardi all’anno. Circa sei piccole finanziarie. Quindici volte la cifra necessaria per non aumentare l’IVA.

4) Ricordiamo che il reddito di cittadinanza ha anche una serie di effetti economici negativi: disincentiva a trovare il lavoro, tanto per cominciare. Per impedire che la gente stia a casa ad aspettare i soldi, bisognare creare una burocrazia che controlli che chi riceve i soldi cerchi attivamente un lavoro. Sono ulteriori costi. Inoltre noi siamo un paese pieno di gente che riesce a sembrare cieca per anni nonostante abbia la patente, quanto sarà facile verificare una cosa così aleatoria come lo sforzo di una persona a trovare un impiego?

5) Dunque stiamo parlando di almeno 30 miliardi all’anno per una spesa che avrebbe un impatto positivo sui consumi, ma negativo su praticamente tutto il resto. Supponiamo di volerla sostenere e chiediamoci dove possiamo prendere i soldi. La prima cosa che viene da pensare sono i 143 miliardi all’anno che lo Stato spende in forniture. Ci sono chiaramente sprechi enormi. Non credo, però, per 30 miliardi. Ma fossero anche 30, bisognerà prima di tutto indicare dove sono questi sprechi, perché in quei 143 miliardi c’è tutto il funzionamento dello Stato, non si può tagliare e basta e poi si vedrà. Inoltre la cosa è resa complicata dal fatto che le spese sono contabilizzate da enti diversi e che, inoltre, come sappiamo, molti di questi 143 miliardi sono messi a bilancio in uscita, ma poi lo Stato non paga. Mentre il reddito di cittadinanza dovrebbe pagarlo davvero. Allora non sarebbe più logico cominciare a ridurre le forniture e acquistare solo i beni che si possono poi pagare? Perché le aziende che vendono beni o servizi allo Stato e poi non vengono pagate prima o poi falliscono, quindi lasciano a casa i lavoratori, e questi poi vorrebbero la cassa integrazione, prima ancora del reddito di cittadinanza.

6) C’è chi dice che basterebbe toccare le cosiddette pensioni d’oro. Probabilmente c’è qualcosa di vero. La spesa previdenziale INPS è pari a 170 miliardi per circa 15 milioni di pensionati. Una cifra pari a quasi il 16% del pil, totalmente sproporzionata, superiore a qualunque altro paese europeo. L’INPS nei suoi rapporti annuali è birichino fornisce alcuni dati che reputa utili, ma non tutti. Per esempio ci dice che le pensioni sopra i 2.500 euro sono poco più del 3% del totale e quelle sotto i 1000 sono il 73%, ma non ci dice quanto spende complessivamente per quel 3% e quanto per quel 73%. Facendo un conto a spanne, e non posso fare diversamente visto che l’INPS non mi fornisce i dati, il 73% dei pensionati sono circa 10 milioni, per una cifra di diciamo 500 euro=60 miliardi. Il 23% che sta tra i 1000 e i 2500 corrisponde a circa 3 milioni di persone a cui attribuiamo una pensione media di 1.500 euro, 54 miliardi. Restano 56 miliardi per il restante 3%, ovvero circa 450.000 persone. 124.000 euro all’anno, circa 10.000 al mese.

7) Sembrerebbe tutto fatto, ma ci sono vari però. In primo luogo, parte di quei soldi è stata pagata. I nostri conti sono al collasso per colpa del folle sistema retributivo, ma anche per le pensioni di allora una parte dei soldi è stata pagata e non è che si possa espropriarla così. In secondo luogo, ci si scontra con l’enorme problema dei diritti quesiti. Contabilizzare una riforma del genere oggi sarebbe folle. Bisognerebbe stare per anni in attesa della giurisprudenza la quale tende a riconoscere alcuni diritti come intoccabili. Fondamentalmente ritiene che lo Stato nel momento in cui ti assicura una pensione, poi non può decurtartela. Tu ci hai fatto affidamento, magari per aprire un mutuo e comprarti una casa. Sarebbe molto giusto, come principio. Però non vedo bene in cosa sia differente dal mettere l’IMU: tu apri il mutuo e ti trovi 4000 euro di tasse in più da pagare sulla casa per la quale ti sei indebitato. Senza entrare nel merito della questione, il fatto è che anche se un governo che volesse fare un provvedimento autoritario del genere, dovrebbe stare molto attento a spendere i soldi così risparmiati, essendo sottoposto alla spada di damocle dei giudici, i quali fanno peraltro parte di quel 3% di persone che avrà un giorno una pensione superiore a 2.500 euro al mese. I politici dovrebbero inoltre essere in grado di scriversi la riforma da soli, perché non confiderei nell’aiuto dei funzionari ministeriali che faranno anch’essi parte di quel 3% e che hanno già sabotato in passato riforme del genere.

8) Una riforma delle pensioni in senso contributivo è già stata fatta, pro futuro. Non sono competente a giudicarla, ma mi auguro che sia stata studiata per far sì che nei prossimi anni la situazione vada migliorando e non peggiorando. Per l’attuale, una tassa sulle pensioni sopra una certa soglia, potrebbe anche essere una buona idea. Io prudenzialmente suggerirei di porre l’asticella oltre il limite della pensione di un giudice di cassazione, anche a costo di avere margini minori. Ma in ogni caso non userei quei soldi per un reddito minimo, bensì per ridurre cuneo fiscale e IVA. Forse, e solo forse, il reddito di cittadinanza si potrebbe anche fare, ma semplicemente non è desiderabile. Con 30 miliardi all’anno l’IVA potrebbe essere abbassata al 15% e avanzerebbero ancora diversi miliardi per agire sul cuneo o su altre tasse che disincentivano le assunzioni.

PS: una cosa simile al reddito di cittadinanza esiste già: si chiama assunzione indiscriminata nel settore pubblico. Gli effetti che ha prodotto non sono esaltanti.

Ricordo che potete mettere un like alla pagina Facebook di Chi Non Muore a QUESTO LINK.

Allego il RAPPORTO INPS 2011.

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