138. Certo che puoi votare chi vuoi

simpson pistola

Ambarabà ciccì cocò, il Paese a chi lo do…

Ecco cosa stanno pensando i militari egiziani in questo momento, un po’ seccati dalla complessa situazione internazionale che li costringerà probabilmente a indire presto nuove elezioni per non perdere i diritti sul brand “Primavera araba” che fa tanto cool.

Ora il problema è che qualunque elezione democratica sarà condotta sul filo del ridicolo, perché sarà ben chiaro che basta non avere l’approvazione dell’esercito per essere destituiti in 48 ore. È come se organizzassimo i 100 metri alle Olimpiadi, ma con un cecchino sul traguardo che spara se non sta vincendo Usain Bolt. Più o meno come se da noi raccogliessimo le firme per un referendum e poi il Parlamento modificasse la legge che si voleva abrogare col referendum per impedire di tenerlo. Ah, mi dite che è successo più volte? OPS.

Inoltre non si capisce in che modo evitare che almeno 20 milioni di persone siano contro l’esecutivo, qualunque esso sia, visto che gli oppositori dei fratelli musulmani sono circa 20 milioni e i sostenitori pure (circa 40 milioni di egiziani non hanno votato: dato citato a memoria, correggetemi se sbaglio). Anzi i militari, procedendo all’arresto dei principali capi dei fratelli musulmani (oltre che di Morsi) hanno di fatto gettato il Paese nel caos. Pare difficile che ora il partito uscito vincente alle scorse elezioni possa pensare di presentarsi alle prossime. Quindi l’Egitto ha scambiato 20 milioni di cittadini incazzati con altri 20 milioni di cittadini incazzati. Ora potremmo dire che Morsi è probabilmente peggio di Berlusconi, ma 20 milioni di egiziani non la pensano così, e gestire un paese con 20 milioni di persone che pensano che tu sia un criminale che ha arrestato il loro leader non sarà facile.

Le leggi vengono rispettate quando il sistema nel suo complesso viene percepito come positivo. Se io penso che il governo, magari sbagliando, sta legiferando per mantenere un ordine che mi garantisce una qualità della vita superiore a quella che mi garantirebbe una vita in clandestinità, tendenzialmente rispetterò le leggi. Se avrò la percezione che queste sono il frutto della corruttela, per farmele riespettare sarà necessario spendere molti soldi in forme di controllo: telecamere ovunque, poliziotti o, come in egitto MILITARI.

Le elezioni, poi, si vincono con la maggioranza relativa dei voti, ma indire elezioni libere e vincerle non garantisce il soddisfacimento delle condizioni di rispetto delle leggi di cui sopra. Se una volta divenuto Presidente mi do a liste di proscrizione, nepotismo, corruzione e a scrivere norme apertamente contrarie agli interessi del 40% del paese e magari lesive delle possibilità per quel 40% di partecipare alle elezioni successive, è ovvio che questi non rispetteranno il potere costituito.

Soprattutto l’essenza della democrazia è data dall’approvazione con riserva. Una società è democratica quando, al momento di dare il mio voto per il partito X, mantengo la riserva mentale di verificare come si è comportato dopo 4 anni ed eventialmente punirlo votando la prossima volta per il partito Z. Ove manchi un sistema che spinga i partiti X e Z ad accaparrarsi gli elettori in un mercato competitivo, la democrazia è meramente formale. Nei paesi in cui gli Stati Uniti hanno esportato un sistema formalmente democratico, ma poi la gente vota partiti che si identifiicano con il censo, l’etnia o la fede religiosa, quelle che si chiamano elezioni sono in realtà un mero censimento. L’unica speranza che hanno i partiti di minoranza, in quei casi, è scopare come matti per avere più voti degli altri tra 18 anni. Ma si tratta di un programma leggermente a lungo termine, per quanto divertente da mettere in pratica.

L’Egitto, per fortuna o per sfortuna, non è in questa situazione. L’equilibrio fra le diverse forze in campo è complesso e instabile e, come si è visto, non consente un facile predominio di una sull’altra. La speranza è che il desiderio di evitare conflitti violenti porti a un nuovo patto costituzionale e, soprattutto, ad investimenti in cultura e infrastrutture, in un Paese che ha un’età media di 25 anni e in cui ogni donna ha in media 3 figli. Se puntasse su questo potrebbe probabilmente crescere in maniera considerevole.

Per il momento, l’unica cosa che possiamo dire del colpo di Stato in Egitto è che la sequenza è nota: Dittatura-Protesta di piazza-Democrazia incompetente e nepotista-Protesta di piazza-Dittatura. Da manuale di storia.  La democrazia formale, in se stessa, non risolve nulla.

Lascio con un consiglio cinematografico: guardate The Agronomist. Il documentario parla di Haiti, ma in fondo il succo non cambia mai molto.

Ricordo che potete mettere un like alla pagina di Chi Non Muore a QUESTO LINK.

 

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