139. Elogio dell’invettiva (ed elegia per una seppia morta)

banane!Ogni tanto l’invettiva serve. L’invettiva è uno sfogo che ci consente di non vedere i nostri fegati esplodere come palloncini al sole. Quando sento certi discorsi idioti devo davvero sfogarmi. Di solito prendo da parte qualche amico e uso le sue orecchie come il servo di Re Mida usò la buca nel terreno, per buttarci dentro tutto quello che non posso dire ad alta voce se voglio evitare la denuncia. Se non lo facessi ora probabilmente sarei impazzito e lancerei cacche di cane con la fionda addosso alle finestre di Palazzo Chigi.

Poi qualcuno ti anticipa e scrive un’invettiva così divertente e feroce che quasi ti placa. Ti senti esentato dal fare il tuo lavoro con le parole, perché puoi citare le sue. Questo è il caso del mio amico Tommaso Stoppa che ieri ha scritto su Facebook uno status che cito integralmente:

“Il decreto pomposamente battezzato “salvaItalia” dal farsesco governo dei bocconiani non vale più. Anzi, non valeva neanche prima. Era carta straccia fin dall’inizio, in quanto scritto illegalmente e alla cazzo di cane da un branco di dilettanti analfabeti del diritto. Le province non sono mai state abolite. Le città metropolitane non sono mai esistite. Un numero incalcolabile di ore sprecate dai consigli regionali, provinciali e comunali di tutto lo Stivale, incontri, riunioni, dibattiti, il tempo ovvero il denaro di migliaia di dirigenti strapagati, intere foreste abbattute per stampare milioni di pagine di giornale, generazioni di seppie defunte per produrre fiumi di inutile inchiostro, tonnellate di nastri magnetici registrati e ora inservibili. Cartine geografiche ridisegnate una, cento, mille volte, Chioggia in Provincia di Padova, anzi no tutta Padova in Provincia di Venezia però senza Noale che allora va con Treviso, ma a questo punto Annone Veneto comprensibilmente si indigna e chiede di passare in Friuli. Di cosa vi abbiamo parlato ogni benedetto giorno per un lunghissimo anno e mezzo? Ancora una volta di questo gigantesco NIENTE chiamato Italia.”

Cialtroni incompetenti che non sanno fare il loro lavoro, ma che, essendo nel pubblico, non pagano mai, mai, mai. E forse fin dal principio sapevano di scrivere una legge che non avrebbe mai passato il vaglio, esattamente come scrissero male la c.d. legge sulle pensioni d’oro, puntualmente dichiarata incostituzionale dalla Consulta pochi giorni fa.

E vogliamo andare oltre? E pure questo viene dalla bacheca di Tommaso, che oggi mi sono permesso di saccheggiare. Un settantunenne si sfoga per una multa e dice che l’L’ITALIA è un Paese di merda e viene condannato per vilipendio alla nazione italiana. Reato di cui a questo punto è colpevole il 50% dei cittadini, giusto per mettere il cuore in pace ai giustizialisti intransigenti. Siamo tutti colpevoli di qualcosa e prima o poi qualcuno potrà rendervene conto. Non potete nemmeno lanciare un’invettiva. Se avete qualcose che vi lega all’Italia e vi impedisce di andarvene, la vostra vita assomiglia a un film horror.

Non potete scappare.

Non potete esigere che lavorino.

Non potete reagire.

Non potete urlare.

IL PAESE DI MERDA. Il nuovo film della Parlamento productions. *

* Col finanziamento del fondo per il Cinema del Ministero dei Beni Culturali e i contributi di Raicinema, Istituto Luce e la partecipazione speciale del fondo per il Cinema della Regione Sicilia.

Ricordo che potete mettere un like alla pagina Facebook di Chi Non Muore a QUESTO LINK. Quanto prima vi informerò di dove potrete portare le arance al futuro carcerato Stoppa.

2 pensieri su “139. Elogio dell’invettiva (ed elegia per una seppia morta)

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