140. Zanonato. Dalla Russia con ignoranza.

fumo e donnaOggi parliamo di aspirapolveri e pompe. Ma stranamente non del PDL.

Lo Stato finanzia al 50% l’acquisto di nuovi elettrodomestici.

Traduco.

Aiutiamo chi vuole comprare l’aspirapolvere nuovo con le tasse di chi non riesce a pagarsi l’affitto.

Praticamente Zanonato fa finta di credere questo: che togliendo i soldi a chi non ha da mangiare per darli a chi vuole comprare un aspirapolvere, la fabbrica di aspirapolveri che ha delocalizzato in Cina darà lavoro a un italiano.

In realtà il disegno è diverso e più in mala fede. Si può dedurre il progetto comparando le interviste recentemente rilasciate da Saccomanni e Zanonato. Saccomanni, che ha fama di capire qualcosa di economia, è costretto ad arrampicarsi sugli specchi per non fare la figura del beota. Ammette che le riforme recenti sono pezze messe sul male, che bisognava intervenire d’urgenza mettendo d’accordo una maggioranza composita, promette interventi strutturali e taglio della spesa.

Zanonato invece dichiara: “Per non disperdere il patrimonio delle grandi imprese italiane, come ad esempio Alitalia e Telecom, mi chiedo se l’ipotesi di un intervento della Cassa depositi e prestiti non possa essere valutata”. E ancora: “Io mi batterò perché non si svendano aziende strategiche perdendo quote di mercato. Finmeccanica e Fincantieri sono leader mondiali in alcune attività, può capitare che abbiano bisogno di rafforzarsi, di stringere partnership industriali con altre imprese, ma con l’obiettivo di tutelare produzione di qualità e occupazione”.

Ora dovremmo chiederci perché mai vendere Alitalia e Telecom debba essere tradotto con “svendere” e, a maggior ragione, perché mai vendere dovrebbe portare a perdere quote di mercato.

Sul primo punto Zanonato ha ragione, ma ha anche torto. Le privatizzazioni in Italia sono sempre state fatte in maniera particolarmente conveniente per i privati. Si è venduto agli amici per poco e questo è ampiamente documentato nel rapporto OCSE sulle privatizzazioni italiane. Il quale con parole dolci e politicamente corrette dichiara che i nostri politici sono una manica di cialtroni corrotti e spregevoli e che partecipare alle privatizzazioni senza pagare tangenti era come voler correre in formula uno con la vostra bicicletta preferita. Quindi sì, privatizzare vuol dire svendere, se il Ministro dello Sviluppo Economico non vigila e/o si fa corrompere. Caro Zanonato, avresti l’occasione per dimostrare la tua onestà.

Se sul primo punto Zanonato ha ragione, ma ha anche torto, sul secondo ha torto e basta. Privatizzando, verosimilmente, si taglieranno sprechi e ci si libererà di dirigenti imposti dal politico di turno per averne in cambio favori. Difficilmente si perderanno quote di mercato. Di solito le controllate pubbliche guadagnano quote di mercato solo quando lo Stato garantisce loro monopoli, alterando al concorrenza e aumentando di fatto i costi per i cittadini che pagheranno di più per servizi peggiori, semplicemente perché non avranno altra scelta. Si tratta, di fatto, di tasse mascherate che i cittadini pagano per mantenere dirigenti con stipendi più alti di quelli che meritano e una quantità di occupati superiore a quella necessaria.

In determinati casi queste tasse nascoste hanno altre e leggermente più nobili ragioni. Ad esempio il monopolio dei treni di Fis prima e Trenitalia poi, oltre alle enormi inefficienze che tutti conosciamo, consentiva anche di tenere prezzi relativamente bassi su reti poco sfruttate. Un privato non servirebbe mai la cittadina di Buco del Culo o lo farebbe a costi molto alti, perché gli abitanti sono pochi e non coprono i costi. Ma se a farlo è un’azienda pubblica, quei costi sono coperti dalle tasse. Le tasse di chi vive a Milano o Palermo vanno a coprire parte del costo dei biglietti di chi preferisce vivere a Buco del Culo e fare il pendolare. Il che può essere bello, ma per me è giusto che vi sia trasparenza e che venga dichiarato che i soldi delle tasse siano spesi in questo modo e che si tratta di redistribuzione del reddito.

La seconda frase dell’intervista è ancora più inquietante: perché mai l’obiettivo di una azienda dovrebbe essere tutelare la qualità e l’occupazione? Se vendi a privati, vendi perché possano fare profitto. Manterranno i lavoratori che servono e libereranno i lavoratori che non servono perché facciano altri lavori, compatibilmente con le norme. Mantenere il reddito di chi non serve più all’impresa non è compito dell’impresa, ma dello stato sociale. Confondere le cose ha effetti nefasti, ma soprattutto ingiusti. Se lo stato finanzia a fondo perduto Finmeccanica perché mantenga lavoratori inutili, di fatto favorisce i lavoratori di finmeccanica rispetto a tutti gli altri lavoratori che dovranno rivolgersi a uno Stato più povero per ottenere la cassa integrazione.

Inoltre non spingerà Finmeccanica ad essere efficiente, perché tanto i dirigenti sapranno che lo Stato coprirà i loro errori.

Tutto questo lavoro che Zanonato sta facendo ai fianchi delle poche forze vitali dell’economia italiana è volto a stremarle e ad asservirle. In modo diretto o indiretto, tramite finanziamenti, norme stringenti e commissariamenti, il controllo statale pende come una spada di damocle su chiunque voglia fare impresa in Italia, costringendolo ad essere amico di qualcuno e ad impedire che quel qualcuno cada in disgrazia.

E non è finita qui. Si premia l’assunzione di giovani senza titoli di studio perché Zanonato preferisce procurare un reddito agli inutili e far fuggire dall’Italia chi pensa.

Si finanziano gli acquisti di pompe di calore da parte delle imprese. Si finanziano le pompe di calore, una tecnologia vecchia, non la ricerca e i brevetti, perché l’innovazione guarda più in là dell’aspettativa di vita di massimo due anni di questo governo.

Davvero le idee di Zanonato non hanno neanche un effetto positivo? Sì, uno potrebbero averlo. Non mi stupirei di scoprire che qualche azienda come Finmeccanica, Fincantieri o simili possa mettere presto a bilancio uno straordinario risultato: un aumento delle vendite del 200% delle pompe di calore. Con tanto di premio in denaro al manager che è riuscito in tale impresa in un momento di crisi globale generalizzata.

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