153. The burned identity

kamasutra delle ombreC’è una barzelletta che mi raccontavano quando ero bambino. In televisione comincia la diretta dell’incontro di pugilato dei pesi massimi e il telecronista comincia a caricare gli spettatori. “Un match attesissimo e incredibile” dice “Tra Jackson e Beckson”. “Il campione in carica, Jackson, è quello sulla destra, no aspettate, continuano a muoversi, ora è a sinistra, mi sa che non avete capito quale intendo. Allora, Jackson, il campione in carica, è quello coi capelli corti. Ma in effetti anche Beckson ha i capelli corti. Però Jackson è quello con la guardia mancina. Ma anche Beckson, ora che ci penso, è mancino. Ecco, Jackson è quello coi pantaloncini rossi. Come anche quelli di Beckson. Mi spiace, amici da casa, non so proprio come farvi capire qual è Jackson e qual è Beckson.”

Ovviamente, uno dei due è bianco e l’altro è nero.

Quella che allora era una barzelletta, sta oggi per diventare una verità in Germania. Da Novembre, infatti, sarà possibile per i genitori non dichiarare il sesso dei figli all’anagrafe. I moduli presenteranno le caselle “maschio” “femmina” e “fatti i cazzi tuoi”. Questo per i genitori che vogliano garantire inediti spazi di privacy per i figli o che non vogliano condizionarne lo sviluppo psicofisico facendo notare loro che hanno un pistolino. Mi immagino che passino i primi 18 anni della vita dei figli a dir loro “Non guardare in basso, tu!”

Non voglio nemmeno entrare nel merito della questione bioetica e giuridica in sé. Ma i documenti identificativi servono, pensate un po’, per identificare. Immaginate questa conversazione tra due poliziotti tedeschi.

“Stiamo cercando Andrea Knopl, altezza 170 cm, occhi azzurri, capelli neri fino alla nuca, peso approssimativo 60 kg, 28 anni.”

“Jawohl! Uomo o donna?”

“Eh, non sappiamo. Fermate tutti, senza distinzioni, che siamo un Paese moderno, noi.”

(La legge è stata fortemente voluta dalla Merkel dopo 50 anni in cui sui suoi documenti c’era scritto “donna” e nessuno ci credeva.)

Non vi dico se Andrea Knopl è la vittima. E magari ha la faccia tosta di morire in Italia. Immaginatevi il dramma dell’appuntato Capuozzo. “Che scrivo? È più politicamente corretto arrestare il sospettato per FEMMINICIDIO o rispettare la volontà dei signori Knopl e parlare di omicidio di essere asessuato con le tette?”

In Spagna c’è già una risibile legge che consente di cambiare sesso sui documenti con una perizia psichiatrica. Ti senti donna dentro? Allora scriviamo donna. Cambi idea e ti piace di nuovo la giangiacoma? E uomo sia. I casi di personalità multipla magari possono portarsi appresso due documenti e mostrare quello opportuno a seconda del caso. Inutile dire che si tratta di una delle milioni di leggi approvate da Zapatero per spacciarsi per un politico all’avanguardia mentre disastrava l’economia spagnola. Tuttavia queste leggi hanno anche degli effetti pratici molto pericolosi su cui si ragiona poco.

Se, infatti, rendo i documenti di identità tradizionali inaffidabili, creo i presupposti per procedere ad identificare i miei cittadini in altri modi più invasivi, come per esempio prelevando a tutti qualche campione di DNA. Se creo una banca dati col DNA di tutti i cittadini, cosa impedirà di usarlo per acquisire informazioni sul loro patrimonio genetico o, in casi estremi, di fabbricare prove fittizie per incolpare qualcuno di un delitto, facendo trovare campioni di DNA sul luogo dello stesso? E tutto sarà stato fatto coccolando il narcisismo dei tedeschi, degli spagnoli e a breve degli italiani, a cui si sarà data l’impressione che la pubblica amministrazione sia tutta al servizio dei loro impulsi emotivi.

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