154. Monopoly e libero mercato

Monopoli comunistaBisogna capire il momento. Il Parlamento è chiuso, immobilizzato da una crisi di Governo serissima e da ridicole norme che impediscono al Paese di legiferare per tutto il mese. Ma come possono dei deputati di cuore, tutta sinistra e amore per il popolo, a fronte della grave crisi che gli italiani attraversano, stare in panciolle sotto l’ombrellone a intascare lo stipendio? Non possono. Ecco dunque che erompe in loro l’esigenza di fare qualcosa di utile. Non studiarsi un po’ di economia, che sarebbe un atteggiamento un po’ piccolo borghese inviso al partito, ma scrivere una lettera all’ambasciatore USA per chiedere a Obama di prendere posizione sul gioco del Monopoly.

Ecco il testo della lettera che mi permetterò ora di commentare.

Gentile ambasciatore degli Stati Uniti (Cominciamo bene. Per convenzione internazionale ad un Ambasciatore ci si rivolge con “Eccellenza”. “Gentile” va bene per rispondere alla salumiera sotto casa che ci chiede la foto in perizoma di Rutelli), in queste ore è tornato d’attualità lo scandalo del mutui subprime che nel 2008 portò al crollo dei mercati azionari di tutto il mondo e avviò la grave crisi economica che ancora oggi colpisce l’Europa, gli Stati Uniti e non solo. Il governo americano ha puntato l’indice contro Bank of America e lo stesso Presidente Barack Obama ha dichiarato: «Tornare al sistema della bolla destinata a scoppiare che ha causato la crisi finanziaria è inaccettabile».

Ricordiamo ancora la filosofia del Presidente, come enunciata nel dicembre 2009, a soli pochi mesi dal crollo di Wall Street: «Sono necessarie nuove regole per la finanza, che correggano l’irresponsabilità sfrenata che ha generato la crisi economica… un disastro che si sarebbe potuto evitare se, non solo avessimo avuto nuove regole per Wall Street, ma avessimo avuto il coraggio di applicarle contro chi le viola. Gli speculatori stanno tornando in Borsa, i soliti squali, non lo permetteremo» (Mi immagino che, fino a questo punto, l’ambasciatore americano abbia letto attentamente e un po’ preoccupato, chiedendosi quale scandalo sia stato scoperto se l’Italia, che è stata zitta zitta mentre i suoi diplomatici venivano spiati dai Servizi Segreti statunitensi, stavolta arrivava ad alzare il capo). Ma in questi giorni, e contraddicendo la chiave etica del Presidente, l’azienda statunitense Hasbro starebbe per lanciare la nuova versione dello storico gioco da tavolo «Monopoly». Stavolta però le tradizionali proprietà immobiliari sono sostituite da pacchetti azionari di grandi multinazionali.

Si passa dall’acquisto di immobili alla speculazione in Borsa (Possedere azioni è speculazione? E da quando? Fare industria è una colpa e istituire il latifondo è un merito?) e inoltre, novità decisamente preoccupante, sarebbe stata abolita la casella della «prigione». Mentre la Casa Bianca, con realismo e saggezza, pone l’accento contro le frodi dei titoli e gli abusi degli strumenti finanziari, il «Monopoly», gioco che da generazioni alfabetizza i giovani sui meccanismi del libero mercato (I deputati del PD che chiedono a un ambasciatore americano di intervenire sulle libere scelte di una azienda privata dovevano giocare di più a Monopoly), torna ad esaltare la turbo economia che ha aperto la crisi finanziaria 2008, , con il messaggio diseducativo che, in caso di violazione delle regole, non si viene neanche puniti (Questi non si sono mai ripresi quando hanno scoperto che i porno non sono uguali alla realtà). Contrariamente a quanto accade in realtà negli Usa dove l’illecito in Borsa è punito anche con il carcere (Da noi si diventa finanziatori del PD, invece).

Per noi gli Stati Uniti rappresentano il faro sulle tutele ai consumatori (Davvero? Dopo il caso PRISM di impostazione sovietica, quando liberalizzano gli OGM alla cazzo di cane o quando consentono di imbottire le carni con dosi di ormoni triple rispetto a quelle permesse in Italia? O quando sono riusciti a produrre quell’erba del vicino così verde che gliela invidiamo un sacco?) e spesso il nostro Paese ha seguito gli Usa su battaglie sociali a protezione dei cittadini. Perciò ci permettiamo di chiederle se non sia il caso di valutare eventuali provvedimenti delle autorità competenti (Ricordiamo quel passo sull’alfabetizzazione al libero mercato) o comunque una posizione critica sul nuovo «Monopoly», gioco distribuito in tutto il mondo e quindi anche in Italia.

Ecco fatto. Sei deputati con le palle quadrate che prevedono nei prossimi mesi di schierarsi contro Risiko che incita alla guerra, contro il gioco dell’oca che offende simula una crudele corsa tra palmipedi e di Dungeons and Dragons, portatore di una cultura razzista che insegna a sterminare le società diverse, rappresentate da Orchi e Goblin, anziché accoglierle in un clima di dialogo e apertura ai rapporti sessuali misti.

Sei fini conoscitori della cultura americana che pensano bene di chiedere la messa al bando di un gioco in scatola a un Paese che consente ben altro.

Ora, però, vediamo chi sono i sei mentecatti che ci hanno fatto fare questa figuraccia e che devono essere bollati come indegni del loro ruolo, a fianco di gente come Razzi, Zanonato, la Polverini e Diego il sommelier.

1) Michele Anzaldi. Professione: deputato delle Repubblica. Precedentemente: leccaculo di Rutelli. Dal 1996 al 2001 è capo dell’ufficio stampa del Comune di Roma, salvo poi diventare responsabile della campagna elettorale dell’Ulivo quando Rutelli si candida. Successivamente diviene portavoce di Rutelli fino al 2008. Rutelli affronta in questi anni un declino politico costante che lo porta alla sparizione dalla scena che conta. Ma questo dev’essere considerato un merito per il signor Anzaldi, che viene premiato dal partito con un posto da deputato. A curriculum può vantare di aver già battibeccato con l’ambascitore USA quando questi volle incontrare i giovani del M5S incitandoli a combattere la corruzione (che il PD vuole combattere inserendo la prigione anche nei gioche della scala quaranta, del flipper e di chi fa fare più rimbalzi a un sasso piatto sul lago).

2) Marina Berlinghieri. Insegnante, diplomata in scienze religiose, si è finora distinta per aver firmato ogni genere di appello risibile,. Non solo quello sul Monopoly, ma anche, ad esempio, quello a Francesco De Gregori (chiamato IL NOSTRO GENERALE) perché continui a credere nella politica e a votare sinistra.

3) Matteo Biffoni. Avvocato, secondo quanto si legge su wikipedia, Impiegato, secondo open polis, tra i fondatori del PD pratese, già agli onori delle cronache per aver sostenuto di fronte ai microfoni delle Iene che Bashar al Assad, il Presidente siriano che sto conducendo una cruentissima guerra civile sia in realtà il Presidente del Libano, fino al giorno del Monopoly si era evitato altre figuracce, ma diciamo che questa basta.

4) Luigi Bobba. Prodiano della prima ora, eletto prima in Puglia e poi in Piemonte, oppositore strenuo dell’abolizione delle province e… oh, e per me questo è sufficiente.

5) Lorenza Bonaccorsi. Coinvolta nella magnifica gestione Marrazzo del Lazio (che, ricordiamolo, non merita di essere ricordata solo per i festini a base di cocaina e travestiti: fu fatta di sprechi e scandali finanziari), potete qui ammirarla mentre si fa intervistare durante uno shampoo.

Intervista dal barbiere

6) Federico Gelli. Il nome non promette bene, ma parrebbe non essere parente del più noto Licio. Anzi, benché abbia lavorato nella commissione Sanità della Regione Toscana (e si sa che sanità in Italia fa rima con corruttibilità), su di lui non ho trovato nulla di compromettente. Anzi, ha coraggiosamente affermato che in Toscana sono presenti infiltrazioni della camorra (ma essendo una regione dominata dal centro sinistra, i casi non sono mai stati citati da Saviano che in quel piatto ci mangia).

7) Ernesto Magorno. Ex socialista, ex attivista dell’azione cattolica, ex DS. Un po’ un prezzemolino, ma meno di tanti altri. Segni particolari: una certa propensione per lo sciopero della fame. Pare che prima di diventare parlamentare si mantenesse facendo l’avvocato, quindi almeno per un po’ di anni non ha mangiato a nostre spese. Diamogli atto di questo e non infieriamo troppo. Probabilmente non ha capito che da sindaco di Diamante va benissimo fare dichiarazioni altisonanti sul successo del Festival del Cinema Piccante, mentre da parlamentare della Repubblica sarebbe meglio svettare per interventi più consoni.

Ricordo che potete mettere un like alla pagina Facebook di Chi Non Muore a QUESTO LINK e che è un bel modo per sostenere chi scrive.

3 pensieri su “154. Monopoly e libero mercato

    1. zcavalla Autore articolo

      Credo che, approvato un test del genere, verrebbe presto usato come il diritto di veto che possiede l’assemblea religiosa in Egitto o in Iran per boicottare i candidati Presidenti troppo riformisti. E tu pensa che questi sono quelli scelti con le primarie. Gli altri sono tipo Santanchè.

      Rispondi
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