158. Bomba o non bomba

follow your leaderIl Premier inglese, Camero, chiede alla Camera dei Comuni di approvare un eventuale intervento in Siria. La Camera dei Comuni, anche grazie all’appoggio di dieci ministri del Governo Cameron, risponde così:

con un pernacchio in perfatto stile Eduardo de Filippo. Non è cosa di tutti i giorni in terra d’Albione, dove l’ultima volta che la Camera dei Comuni aveva sconfessato il Governo era stato 250 anni fa. A tutti gli effetti questa idea di dichiarare guerra alla Siria pare incomprensibile agli occhi dell’opinione pubblica occidentale. Negli USA addirittura pare che sia contrario l’80% della popolazione, cioè praticamente tutti quelli che non hanno bisogno della parola “guerra” per raggiungere l’orgasmo.

Obama l’ha definita la “guerra dei due giorni”, facendo grattare scaramanticamente i coglioni a tutti coloro che ricordano il seguito di espressioni fortunate come “Guerra lampo” e simili. In Afghanistan e in Iraq si continua a morire come mosche, senza che la stabilità nella regione ne abbia giovato. Ma almeno, in Afghanistan c’era Al Quaeda e in Iraq c’era il petrolio. Con tutti i regimi spietati che ci sono al mondo, chi glielo fa fare agli USA di intervenire proprio in Siria, in una cosiddetta guerra civile in cui combattono più stranieri che siriani già adesso? Perché andare contro l’opinione pubblica e il buon senso in modo così smaccato?

Molti media, come ad esempio il Corriere, ipotizzano che Obama si sia scavato la fossa da solo. Per giustificare la propria neutralità, si era, mesi fa, appellato alla forma del diritto internazionale. “Quelli in Siria sono affari interni, ma se si useranno armi chimiche, vietate dalle convenzioni internazionali, interverremo”. Ora c’è la prova dell’uso di armi chimiche, e dunque per non passare per un quaqquaraquà Obama è costretto alla guerra. Lasciatemi commentare così:

In quale universo parallelo la coerenza è più importante dei sondaggi per un politico? Se non volesse intervenire non interverrebbe. E poi stanno emergendo prove che le armi chimiche sarebbero state usate pure dai ribelli. Non siamo ridicoli. Le prove dell’uso di armi chimiche sono saltate fuori quando si voleva spingere l’opinione pubblica verso l’intervento, e l’imbarazzo di Obama adesso è motivato dal fatto che l’opinone pubblica non si sta facendo convincere tanto facilmente, dopo le guerre CHOUGH CHOUGH non esattamente vinte cominciate da Bush.

In Siria combattono sciiti contro sunniti. I paesi del Golfo, fornitori di petrolio degli USA, premono per una vittoria dei ribelli. Russia e Iran per quella di Assad. Per questi paesi, dalla situazione in Siria dipendono molti assetti. Posso solo ipotizzare che l’Oman, aperto principale finanziatore dei ribelli, abbia promesso catervate di soldi ai paesi che interverranno, o qualcosa del genere.

Tutto questo per dire cosa? Che francamente troverei molto saggio starne fuori. Molto brutto scoprire che sono morti molti bambini in Siria, ma durante le guerre muoiono molti civili e tra questi pure dei bambini. L’esperienza in Iraq ci insegna che non smetteranno di morire dopo le bombe americane e quello che si sta cercando di fare è solo di obnubilare la mente razionale e generare una risposta del genere:

Provoco. Visto che il Premier Letta mostra il consueto coraggio da leone italiano nel prendere posizione (saremmo contrari, ma capiamo gli USA, sentiremo l’ONU, per l’uso delle nostre basi si vedrà), perché non instaurare una nuova strada che salvaguardi l’ignavia italica col bisogno di sparagnare dettato dalla crisi economica?

Ci sono paesi che hanno l’oro. Altri, hanno il petrolio. Li considerano risorse naturali preziose e li vendono a chi paga, senza porsi implicazioni etiche. Facciamo lo stesso con le risorse naturali che abbiamo noi: le basi necessarie a bombardare il nordafrica. Anziché rimetterci all’ONU, istituamo una bella asta tra Paesi del Golfo e Russia, chi offre di più può usare le nostre basi per bombardare o non bombardare nella prossiam guerra inutile. Base d’asta due miliardi, il necessario per non aumentare l’IVA.

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