163. Se per caso cadesse il mondo

giornale tasse lettaVisto che le battute le fa Il Giornale, io posso permettermi di essere serio, per un giorno. Non ne faccio un mistero, sono stupefatto. Avevo sempre scommesso sul fatto che il Governo non sarebbe caduto. Non mi stupisce, infatti, che Berlusconi abbia fatto l’ennesimo colpo di matto, confermando nel videomessaggio di pochi giorni fa l’appoggio al governo e togliendolo ora: mi lascia attonito che i suoi ministri lo abbiano seguito. Molti di loro, infatti, non sono esattamente dei signori nessuno messi lì dal nano scoppiato, sono punti di riferimento di agglomerati di voti con interessi ben specifici. Interessi che mi pare verrebbero lesi sia dalle elezioni anticipate che da un eventuale governo della sinistra col Movimento 5 Stelle.

 

Del resto, Berlusconi afferma di non dormire da 55 giorni. È bello sapere che le sorti del Paese sono affidate alle decisioni di un uomo perfettamente lucido. (@venividi_wc)

 

Berlusconi non dorme da 55 giorni. L’ultimo lifting non gli consente di chiudere gli occhi.

 

Berlusconi non dorme da 55 giorni. Sotto la sua finestra continuano a miagolare olgettine in calore.

 

Berlusconi non dorme da 55 giorni e per questo fa cadere il governo. Se gli viene un attacco di stipsi è capace di rendere illegali i bidet.

 

Quindi alla fine i ministri pidiellini del governo, contro le mie previsioni, si sono dimessi. Non credo, tuttavia, che la mia analisi precedente fosse sbagliata in assoluto. Il punto è che, quando si parla di politica, i fattori sono molteplici. Parlare di politica assomiglia a parlare di fisica o di economia. I fisici e gli economisti costruiscono dei modelli perfetti in cui eliminano tutta una serie di fattori di disturbo. Questi modelli perfetti non esistono nella realtà, ma senza di essi non si potrebbero cominciare i ragionamenti che applicano il modello ideale alla realtà. Spero di essere stato chiaro, che oggi il tempo è tiranno. Ecco, quando si analizza la situazione politica bisogna mescolare l’analisi economica, l’intuizione sulla psicologia delle persone, la comprensione degli interessi in gioco, i rapporti di amicizia, di forza, di affari e di corruzione in atto, le pressioni esercitate da organizzazioni lecite e criminali, le reazioni dell’opinione pubblica eccetera eccetera. I fattori sono tali e tanti che nessuno può conoscerli e soppesarli tutti con esattezza.

Mi soffermo a dire questo per ribadire un pensiero: ci sono soggetti all’interno del Pdl che questa crisi non la digeriscono affatto e che, certamente, stanno ricevendo pressioni da gruppi di potere che li sostengono e che non ne vogliono sapere di tornare alle urne ora. Questo potrebbe condurre ad un appoggio esterno ad un Governo Letta 2 o Governo Grasso o chi per esso. Fare una previsione in questo senso non è facile. Questi eterogenei gruppi di potere sanno bene quanto conta l’impero mediatico di Berlusconi e non vogliono inimicarselo, ma del resto non vogliono sostenerlo se poi tanto Berlusconi se ne frega dei loro interessi. Si potrebbe obiettare: “Perché i ministri del Pdl dovrebbero dimettersi per poi appoggiare lo stesso il Governo? Per due ottime ragioni: la prima è che si sottrarrebbero alla critica di essere attaccati alla poltrona. La seconda è che godrebbero di maggiore agilità nel votare (o meno) la fiducia ai singoli provvedimenti. Diventerebbero l’ago della bilancia, come al tempo furono Casini e Mastella. Si tratta di prevedere le mosse da poker di troppi giocatori, quindi non dico né sì, né no, ma la ritengo la soluzione più probabile.

 

Un’altra chance è quella di un Governo del PD con i quattro senatori a vita, Sel, Scelta Civica e i dissidenti del Movimento 5 Stelle. Un governo risicato, voto su voto, costretto a mediare di volta in volta anche con le altre forze del parlamento, mirato essenzialmente a portare a termine almeno la riforma della legge elettorale. Avrebbe, questo Governo, la forza per fare qualcosa per il Paese? Verrebbe da dire di no, ma siamo pur sempre reduci da un Governo dei continui rinvii e sospensioni. Inoltre, superato grazie ai senatori a vita e ai dissidenti lo scoglio del voto di fiducia, che Grillo non vuole assolutamente dare, si aprirebbero ampi spazi di dialogo col Movimento 5 Stelle. Non ho nessuna simpatia per questo PD figlio delle lobby radical chic e della spesa senza crescita, ma forse, tutto sommato, un Governo del genere potrebbe dar vita ad un’azione più coerente, meno da un colpo al cerchio e uno alla botte.

 

La terza possibilità è quella che vede Napolitano dare l’incarico al Movimento 5 Stelle e il PD dare l’appoggio esterno. Sarebbe un salto nel vuoto totale e temo che Grillo farebbe di tutto per sabotare questa ipotesi, conscio che in questo momento di crisi i suoi sarebbero costretti a scelte ben dolorose e diverse dal reddito di cittadinanza tanto sbandierato. Tuttavia una mossa del genere potrebbe scompaginare non poco le carte in tavola. Anzi: non escluderei che una scelta del genere fosse seguita dalle dimissioni di Napolitano.

 

La quarta possibilità è che Napolitano si dimetta immediatamente, lasciando la patata bollente nelle mani del successore e costringendo il PDL a riallacciare nuovamente il dialogo o ritrovarsi un Presidente della Repubblica dichiaratamente ostile. Questa potrebbe anche essere la contromossa alle eventuali dimissioni in massa dei Parlamentari del PDL. Si dimette anche Napolitano e ciao, senza un nuovo Presidente che possa sciogliere le camere a elezioni non si va.

 

Certo che le dimissioni in massa dei parlamentari di un partito sarebbero uno strappo istituzionale fortissimo. Non è previsto che il potere di sciogliere le camere stia alla minoranza. Sta al Presidente della Repubblica. Se si consentisse alla minoranza di tornare alle elezioni ogni volta che gli fa comodo la governabilità sarebbe compromessa per sempre e questo un Paese non può accettarlo.

 

Tuttavia queste considerazioni non affrontano il punto fondamentale, quello che davvero interessa me e voi che mi leggete, suppongo. Perché noi mica dobbiamo scommettere su quale sarà il prossimo governo. Non ci guadagnamo soldi, non è il totocalcio. Quello che cerchiamo di fare è capire. Capire se c’è speranza, se ci conviene andare all’estero, se e chi dobbiamo votare, cosa dobbiamo pretendere da chi ci chiederà di lasciarlo governare.

 

Ecco un paio di cose che un eventuale Governo di emergenza dovrebbe affrontare per evitare di ritrovarsi in una nuova paralisi.

 

1) Legge elettorale. Osserva Christian Rocca che questa legge elettorale garantisce la governabilità più di qualunque altra, perché chi vince prende tantissimi seggi. Vera la seconda cosa, falsa la prima. Questa legge elettorale rende la Camera totalmente ininfluente. I deputati sono dei meri schiacciabottoni asserviti alla segreterie di Partito. Per quel che fanno potrebbero essere pagati 1000 euro al mese e reclutati in agenzie interinali. Se anche uno alza la testa, il partito lo sfancula in due secondi, perché non è certo in grado di alterare lo status quo. Si noti che avere un certo numero di parlamentari, così come il voto segreto, ha senso proprio per impedire che a decidere tutto siano dieci o venti capopopolo. Per consentire l’emergere della coscienza degli onorevoli di fronte a palesi sporcherie o stupiddaggini. Questa soluzione ha tutti gli svantaggi e nessun vantaggio: la Camera costa tantissimo e non conta niente, anzi, rallenta solo l’approvazione di leggi con passaggi scontati, ma comunque lentissimi e farraginosi. Si decide tutto al Senato, dove la legge non consente di raggiungere maggioranze nette, né spinge a selezionare i migliori. Al Senato il PD e il Pdl hanno gli elementi peggiori, i più asserviti alla direzione del partito, i più disinteressati al destino dell’Italia. La soluzione migliore resta sempre quella di un maggioritario a doppio turno, senza ripescaggi di sorta. Anzi, si dovrebbe ricorrere all’artifizio di consentire a ogni elettore di esprimere due voti. Prima si sommerebbero solo i voti numero 1: se un candidato avrà raggiunto il 50%+1 dei voti, sarà eletto al primo turno. In caso contrario, si sommeranno ai voti 1 i voti 2 e quello che avrà ricevuto più voti (1+2) sarà eletto. I risultati saranno molto simili a quelli di un maggioritario a doppio turno con due vantaggi: si risparmieranno circa 500-600 milioni di euro ad ogni elezione e non avremo l’indecoroso mercato del pesce tra i finti nemici al primo turno che poi trattano l’alleanza per il secondo. La Camera, per come è messa ora, potrebbe tranquillamente essere abolita. I Senatori, selezionati attraverso questo meccanismo, avranno un’autorità ben superiore a quella attuale e dovranno personalmente rispondere ai loro elettori delle scelte fatte, quindi un’azione di Governo meno sclerotica dovrebbe essere garantita.

2) Le riforme istituzionali. I tempi sono davvero brevi. Spero che il Governo a questo punto non si metta in testa di riscrivere tutta la costituzione. Ma se si passasse al monocameralismo e all’elezione diretta del Presidente della Repubblica (con riduzione della carica da 7 a 5 anni) si donerebbe già quel niente di rapidità al sistema di cui oramai si avverte il bisogno.

3) Lo spreco europeo. Chiamo lo spreco europeo il costo enorme a cui siamo sottoposti per il vizio che abbiamo di firmare regolamenti che ci costringono a rispettare certi parametri che poi non rispettiamo. Ogni governo cerca in questo modo di essere l’ultimo governo sprecone, di piazzare i propri amici e costringere poi quello successivo ad essere responsabile. Quello successivo però dice picche, fa pagare all’Italia centinaia di milioni di euro e firma altri regolamenti per costringere chi verrà poi a comportarsi meglio. E così via. Ora davvero alcune cose non sono più rimandabili. Non si può sforare ancora il 3% del Pil. Non si può non rivedere quell’articolo di DUE righe che rende sostanzialmente intoccabili i magistrati che sbagliano. Sono cose che vanno fatte ora, bastano due decreti legge e se non li si fanno ci piomberanno addosso altre stangate. E non sono gli unici casi, ma ad esempio la consueta reprimenda per i ritardi della giustizia richiede un’intervento più studiato che non si approva in quattro e quattro otto.

4) I De Gregorio. Quando Berlusconi morirà, avremo ancora da liberarci di qualche decina di migliaia di De Gregorio. Mestieranti e barattieri, ladruncoli di basso cabotaggio. Anche con la faccia presentabile. Parliamo di PD. Parliamo di Marino. Ignazio Marino, sindaco di Roma, che viene a dirmi che gli oltre 800 milioni di buco del comune non devono essere pagati con le tasse del comune, ma coperte dall’esecutivo. “L’esecutivo” vuol dire gli altri italiani. Che magari il buco non l’hanno fatto. Alemanno si è fatto coprire il buco lasciato da Veltroni, Marino quello lasciato da Alemanno. Fintanto che avere rapporti con la politica e drenare soldi da chi li guadagna a chi ha i contatti politici e mafiosi per appropriarsene sarà più facile che non fare impresa, questo Paese andrà sempre più allo sbando. Se il prossimo Governo dirà a Marino: CAZZI VOSTRI, il miliardo di euro, se lo troviamo, servirà per abbassare l’IVA e non per favorire Roma sulle altre città e non per favorire la FIAT e MPS e le aziende degli amici sulle altre aziende, avrà già fatto qualcosa. E bene faranno i romani a incazzarsi con Veltroni e Alemanno che hanno riempito il comune e le partecipate di fancazzisti pagati.

5) Le possibilità di manovra. Tra euro, fiscal compact, lavoratori pubblici inammovibili, magistratura intoccabile, diritti quesiti, lobby e via dicendo, non capisco nemmeno più che cosa potrebbe fare il Governo, anche se lo volesse. In una situazione così disperata bisognerebbe forse prima di tutto sfidare tutte queste rigidità, a favore del prossimo Governo, quale che sarà, che possa fare delle scelte, giuste o sbagliate che siano, ma diverse da stare seduti su un treno che corre veloce contro un muro.

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