165. Politica e poesia

rainbow immersionOggi voglio provare qualcosa di leggermente diverso. Un post che mancherà di vera unitarietà. Un post in cui cito alcuni brevi interventi o pezzi altrui commentandoli brevissimamente. Se tutto va bene avremo un ponte tra la settimana passata e quella futura che finirà spontaneamente per assumere coerenza.

PRIMO POST:

CAPITANI CORAGGIOSI

Con parole semplici e cifre esatte, abbiamo qui la dimostrazione di due fatti. 1) Berlusconi e il PD hanno attuato politiche molto simili con amici diversi; 2) Il danno che ci ha fatto questo “capitalismo di stato” è incalcolabile e continuiamo a pagarlo – e continuiamo a insistere su questa strada anche oggi ; 3) Berlusconi non deve essere rimpianto, visti gli evidenti errori che ha fatto alla guida del Paese. Non dalla destra liberista, che liberista non è stato, non da quella popolare, che certamente non ha favorito investimenti sulla “gioventù nazionale”.

SECONDO POST:

L’IRLANDA E IL MITO DI ENDIMONE

A Endimone Zeus chiede di esprimere un desiderio. E questi chiede di poter dormire per sempre, eternamente giovane. Ecco, questo paiono aver chiesto le camere alte di mezzo mondo o, in alcuni Paesi come il nostro, la camera bassa. Il sistema bicamerale perfetto si è dimostrato totalmente inadatto ai tempi, sicché i paesi meglio organizzati del mondo come Nuova Zelana, Svezia, Danimarca hanno abolito il Senato. Oggi si vota in Irlanda per fare altrettanto. Da noi sarebbe se mai da abolire la Camera, che vanta il doppio dei rappresentanti e, col sistema elettorale attuale, presenta per forza di cosa maggioranza bulgare e voti scontati. Il sogno di pigri, sfaticati, intellettuali mantenuti, amichetti da premiare coi soldi pubblici. Gente pagata praticamente per dormire e che, se lavora, lo fa perché le va. Forse potremmo svegliare questa gente anche noi. Proprio questi ultimi anni, in cui sostanzialmente la Camera non ha avuto da lavorare, ci hanno mostrato la sua inutilità.

TERZO POST:

“Ogni giorno nel mondo muoiono circa 150 mila persone. Alcune di queste morti, una percentuale minuscola, ci toccano nel profondo. Delle altre non ce ne frega comprensibilmente niente. Quali morti tolgano veramente il sonno o cambino sul serio la nostra giornata in peggio dipende dalla sensibilità di ognuno, e riguarda un aspetto piuttosto interiore della nostra coscienza. Questo bisogno di dire per forza qualcosa di retorico io non lo capisco. Passi per premier, papi e politicanti vari che sono obbligati a farlo, ma perché ogni singolo cittadino si senta in dovere di dire la sua cazzata è veramente un mistero. Forse pensate sia un modo per dimostrare al prossimo di essere delle belle persone. Beh, non è così.” (Ancora una volta del mio amico Tommaso)

Credo che tutti possano convenire che c’è qualcosa di strano. Muoiono milioni di persone. Ci sono tragedie infinite in ogni luogo del mondo. Quella che è avvenuta oggi è appena al largo delle nostre coste e per questo siamo costretti ad accorgercene. Eppure non mi sentirei di dire che tutti quelli che sono shockati se ne freghino e vogliano solo apparire belli. Per niente. Io personalmente sono rimasto molto shockato da alcune immagini riportate in passato dalla TV. Non da queste, che non ho visto, per ragioni di lavoro. Sono solo cosciente che sono morte delle persone e me ne dispiaccio umanamente. Qualcuno si comporterà simulando una partecipazione, qualcun altro la proverà davvero, qualcun altro ostenterà invece cinismo. Ma la mia riflessione è un’altra: ovvero che, se mai, il punto è la decisione presa da qualcuno, sui media, di quando dobbiamo essere shockati, di quando possiamo fregarcene, di quando è più importante il risultato della partita di calcio. Si tratta comunque e sempre di tentativi di causare nelle masse una risposta emotiva. Ecco, io vorrei lasciare l’emotivo ai miei rapporti privati. Alle mie amicizie, ai miei amori, ai miei lutti. Un fatto come quello di Lampedusa preferirei fosse affrontato con lucidità e senza retorica. Che piano abbiamo di accoglienza? Che alternative all’accoglienza? Se, come dice il Corriere, sono previsti due milioni di arrivi a seguito delle varie crisi in nordafrica, come pensiamo di gestire altri due milioni di disoccupati, oltre a quelli che già oggi non riusciamo a gestire? Non sono domande retoriche, sono domande. E non richiedono risposte retoriche, richiedono risposte. Forse non saranno due milioni, ma arriveranno e non possiamo far finta ogni volta di essere stupiti, come se proprio fosse impossibile aspettarselo.

QUARTO POST:

Lava

E se Eraclito e Parmenide
Avessero ragione contemporaneamente

E due mondi esistessero affiancati

Uno tranquillo, l’altro folle; una freccia

Scocca immemore, l’altra indulgente

La osserva; lo stesso flutto si frange e non si frange,

Gli animali nascono e muoiono allo stesso istante,

Le foglie di betulla giocano col vento e al contempo

Si struggono in una crudele fiamma rugginosa.

La lava uccide e serba, il cuore batte e viene colpito,

C’era la guerra, la guerra non c’era,

Gli ebrei sono morti, vivono gli ebrei, le città bruciarono,

Le città rimangono, l’amore avvizzisce, il bacio è eterno,

Le ali dello sparviero devono essere brune,

Tu sei sempre con me, anche se non ci siamo più,

Le navi affondano, la sabbia canta e le nuvole

Vagano come veli nuziali sfilacciati.

Tutto è perduto. Tutto incanto. I colli

Reggono cauti lunghi stendardi boscosi,

Il muschio sale sul campanile di pietra della chiesa

E con labbra minute timidamente loda il settentrione.

Al crepuscolo i gelsomini brillano come lampade

Folli stordite dalla propria luce.

Nel museo davanti a una tela scusa

Si stringono pupille feline. Tutto è finito.

I cavalieri galoppano su cavalli neri. Il tiranno scrive

Una sgrammaticata condanna a morte.

La giovinezza si dissolve nell’arco

Di un giorno, i volti delle fanciulle si fanno

Medaglioni, la disperazione volge in estasi

E i duri frutti delle stelle crescono nel cielo

Come grappoli d’uva e la bellezza dura, tremula, immota

E Dio c’è e muore, la notte torna a noi

Sul fare della sera, l’alba è brizzolata di rugiada.

(Zagakewski)

Perché una poesia? Presto detto. La settimana prossima verrà assegnato il Nobel per la letteratura. Il premio per antonomasia per la scrittura di nicchia, che spesso, ma non sempre, vende poco. Che comunque non viene affrontata pensando a lauti guadagni e quando questi arrivano è una sorpresa. Una scrittura faticosa che testimonia attenzione all’umano, perché altrimenti non si porrebbe tanta meticolosa cura in qualcosa di così strutturalmente inutile. La letteratura muove le opinioni meno della TV, meno della radio, meno della pubblicità e dei governi e soprattutto meno dei soldi. Trovo un gran peccato che la commissione che assegna il Nobel abbia finto per immischiarsi tanto nella politica, perché se c’è una cosa che la letteratura dovrebbe insegnarci, è proprio a non ridurre tutto a politica, a guadagno, a retorica pubblica. A salvaguardare la ricerca per sé stessa, il bello per sé stesso, l’inutile per sé stesso, perché senza di esso siamo macchine da produzione e non uomini.

Ogni tanto bisogna correre il rischio che le scimmie prendano il potere, se non si vuole diventare noi le scimmie.

LE SCIMMIE

Un giorno le scimmie presero il potere.

Si infilarono alle dita anelli d’oro,

Indossarono camicie bianche inamidate,

Fumando sigari avana profumati,

Costrinsero i piedi in scarpe nere di vernice.

Non lo notammo perché eravamo intenti

Ad altre occupazioni: chi leggeva Aristotele,

Chi proprio allora viveva un grande Amore.

I discorsi dei potenti si fecero caotici,

Persino farfugliani, comunque non li ascoltavamo

Mai attentamente, era meglio la musica.

Le guerre divennero ancora più selvagge, le carceri

Ancora più fetide di un tempo.

Le scimmie, a quanto pare, avevano preso il potere.

(ancora Zagajewski)

Ricordo che potete mettere un like alla pagina Facebook di Chi Non Muore a QUESTO LINK e che è un bel modo di sostenere chi scrive. Soprattutto dopo un post lungo e impegnativo come questo.

Un pensiero su “165. Politica e poesia

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