171. Renzi, Destra e Sinistra

destra sinistraIn un libro di Milan Kundera, a un giovane viene chiesto di preparare alcuni cartelloni per una manifestazione del Partito Comunista Cecoslovacco. Questi ci si mette con entusiasmo, ma quando poi si arriva al vaglio del caposezione, le cose non vanno per il verso giusto.

Questi ne prende uno e lo legge. “Per un’Europa comunista, per una famiglia comunista”.

“Molto bene”, dice, “ma dobbiamo ancora decidere cosa intendiamo. La fedeltà comunista contro la promiscuità borghese, o la libertà sessuale comunista contro la repressione borghese? Finché non abbiamo deciso, meglio soprassedere”.

Ho l’impressione di assistere ancora a discussioni di questo genere quando si parla di “destra” e di “sinistra”. In particolare quando ci si chiede se Renzi è ancora, o meno, di sinistra. Fondamentalmente le parole destra e sinistra sono un convenzione. Le utilizziamo per indicare i due partiti di un sistema bipolare o i due estremi di un sistema multipartitico, dove per estremi non si intende che sono l’uno l’opposto dell’altro, ma che difficilmente troveranno un accordo per governare assieme.

Prendiamo ora quattro caratteristiche che possono essere utilizzate per individuare un partito.

1) Punti strategici. Corrispondono a pochi punti fermi, chiari, che puntano a un elettorato che in essi riconosce senza se e senza ma. Per contro perderò chi ha la posizione diametralmente opposta e diverrò anzi con questi inconciliabile. Facciamo rientrare in questo punto anche le istanze di carattere autonomista/indipendentista/territoriale.

2) Struttura interna al partito. In Italia la questione è stata messa in ombra fino a poco tempo fa, oggi invece è molto dibattuta. Il Pdl (Forza Italia?) diviso tra i fedeli al leader e i congressuali, la Lega rivoltata come un calzino, il Pd che fa delle primarie un punto di forza, Grillo che promette la democrazia elettronica partecipativa. Come le nuove idee emergeranno in un partito dipende dalla sua struttura interna.

3) Più Stato vs Meno Stato. In generale una tipica distinzione tra formazioni politiche consiste nella quantità di intervento statale che si ritiene auspicabile. Vi è chi prometterà di ridurre la spesa e i poteri del pubblico e chi vorrà aumentarli regolamentando. Spesso a questa distinzione corrisponde anche una posizione sul mercato del lavoro: chi è meno propenso all’intervento statale sarà anche favorevole a meno vincoli per le imprese e viceversa. Non è però detto, come si vede nei paesi nordici.

4) Più valori tradizionali vs più progressismo,  scientificità e laicità. “Piano col cambiare i valori dei miei nonni che hanno combattuto sul piave” vs “Ehi, lo fanno tutti, vuoi che rimaniamo indietro proprio noi?” Si spiega da sé, direi.

Ovviamente non solo le sfumature sono infinite, ma le combinazioni lo sono. I Radicali sono laici e liberali. La DC era statalista e tradizionalista. Il PC era statalista e progressista, ma molto poco statalista quando si trattava di reprimere la criminalità di cui andavano ricercate le cause sociali. Ecc. ecc. ecc.

In questo senso “destra” e “sinistra” sono parole vuote. Verranno utilizzate ancora a lungo coi contenuti che daremo loro domani.

Quello che è interessante del discorso di Renzi è che si sta spostando “a destra” perché per anni la “destra” ha fatto una politica di “sinistra”. La spesa pubblica è cresciuta, la burocrazia pure, non si è liberalizzato un bel niente. La polemica destra vs sinistra si è trasformata in una polemica interna al PD perché la destra ufficiale è sclerotizzata attorno a Berlusconi e al suo carisma personale.

Renzi sta andando a colmare un vuoto e, se non l’avesse fatto lui, lo avrebbe fatto qualcun altro. Ovviamente abbiamo ancora tantissimi legami emotivi con queste due parole e facilmente ci arrabbiamo con chi si appropria delle “nostre” parole per dire qualcosa che non corrisponde alle “nostre” idee. Ma potrebbe anche essere una buona occasione per concentrarsi finalmente sulle idee, costringendo i politici a metterle sul piatto, e non sulle parole.

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PS so che stavolta non vi ho fatto ridere. Ma perché dovrei farlo io, quando ci ha già pensato Gaber?

3 pensieri su “171. Renzi, Destra e Sinistra

  1. Giacomo Geki Leoni

    Non condivido la riduzione del termine progressista ai soli temi sociali. Progressismo è, prima di tutto, un’istanza economica. E il progresso, storicamente e al di là dei cicli, ha visto il benessere passare dai pochi ai molti. Il progresso, il futuro e l’universalismo sono temi tradizionalmente identificati con il termine “sinistra”, mediocre sostituto per, appunto, “progressismo”.

    After all, it’s all structure, baby.

    Geki

    Rispondi
    1. zcavalla Autore articolo

      Dobbiamo giocare la partita con gli strumenti che ci hanno dato. Chiaro che sul termine progressismo la sinistra ha vinto una partita importante, impossessandosi di una parola molto potente. Nel mio pezzo ho cercato per quanto possibile e come faccio sempre di mantenermi neutro. Ma anche avendo questa aspirazione, non posso destrutturare ogni singola parola. Oggi progressismo indica questo: l’allineamento con determinate prospettive in termini di plasmamento della società che sono mediamente considerate proprie della società del futuro e forse inevitabili.

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