177. Cristicchi canta gratis

Simone Cristicchi

Eugenio Scalfari mi ha giocato un tiro mancino. Stamattina è uscito su Repubblica con un articolo in cui paragona Fabio Volo a Balzac. “Volo non fa nulla di particolare per piacere, fa soltanto con grande impegno il suo lavoro. Ricorda Balzac quando esordì scrivendo feuilleton sui giornali popolari dell’epoca. Poi entrò in forza nella letteratura e ne fu uno dei massimi esponenti. Auguro a Volo di fare altrettanto.” Ora, io per oggi avevo intenzione di scrivere un pezzo sul bel concerto di Cristicchi che ho visto ieri, ma per avere lo stesso impatto che devo fare, paragonare Cristicchi a Mozart?

(Fabio Volo potrebbe diventare come Balzac, ha detto Scalfari, il nuovo Montanelli.)

(Paragonare Fabio Volo a Balzac è praticamente un endorsement all’esperienza della Gelmini come Ministro dell’Istruzione.)

Tengo in sospeso il paragone e parlo lo stesso dello spettacolo di Cristicchi. Si è svolto in una piccola libreria italiana di Bruxelles. Un posticino traboccante di libri (inclusa una pila dell’ultimo di Fabio Volo, che campare devono campare tutti) e qualche velato segno di avversione per Berlusconi.

Berlusconi appeso

(Sopra, Berlusconi appeso per i piedi come Mussolini. Mi scuso per la qualità delle foto ma il posto era così pieno che il vostro affezionato Chi Non Muore ha rischiato seriamente di non tener fede al suo nickname.)

Il solo fatto che Cristicchi sia venuto a tenere un concerto gratuito in una libreria contribuisce a mettermi di buon umore. Siamo abituati che qualunque lobotomizzato a cui sia data una scusa per tirarsela, lo farà. Abbiamo tutti conosciuto qualche ventinovenne quasi laureato in scienza della tosatura delle pecore che però suona una volta al mese in uno scantinato. Di solito è il tipo di persona che si sente autorizzata a trattarti come il figurante della sua vita da grande artista. Ecco, vedere qualcuno che ha davvero un nome e che si muove perché chiaramente ama quello che fa, già è un piacere. Mi ha ricordato Philip Roth che guarda Sharknado. Si è mosso per un centinaio di persone, molte meno di quelle che leggono ogni giorno il mio blog. Lo ha fatto perché voleva comunicare qualcosa a quelle persone, perché se no se ne sarebbe stato a casa. Che questo concerto non credo abbia aggiunto nulla né al suo patrimonio, né alla sua popolarità.

Ecco dunque che scrivo per dirvi quello che ha comunicato a me. La prima cosa è la voglia di spingere la gente a informarsi. Col sorriso. C’era tutto in questa canzone:

ma la versione che ha fatto live è stata molto più sorridente, nonostante le cose vadano certamente peggio oggi che nel 2010. Il concetto di questa canzone l’ho sempre fatto mio. Non si può pretendere che le persone siano diverse da come sono. Si vive meglio se si è tutti informati e impegnati, ma bisogna trovare il modo di trasmettere la voglia di informarsi con ironia e leggerezza, perché è un lavoro che pesa. Diversamente la gente si stanca. La cosa migliore che si può fare è cercare di dire quel che si ha da dire intrattenendo. Altrimenti finisce come nella canzone, che ce la prendiamo nel culo.

In secondo luogo ieri ho imparato una cosa come intrattenitore. Ho visto uno spettacolo completo. La comicità, l’ironia, la passione politica, le emozioni trasmesse nei pezzi recitati, la tristezza di Ti regalerò una rosa (la ragazza di fianco a me si è messa a piangere). Si sono alternate tutte queste cose, eppure il prodotto finale è risultato denso, coeso. Quando vedi un film come Gran Torino, capisci di avere assistito a un grande spettacolo perché in due ore sorridi, ti incazzi, ti commuovi, ti appassioni a personaggi diversi, cogli qualche sfumatura della società in cui vivi, e tutto ciò senza mai perdere la sensazione di unità di ciò che stai vedendo. La vita è così. È una sola, ma volte ti senti solo, a volte parte di una società. A volte sei triste, a volte incazzato, a volte esaltato e senza pensieri. Se riesci a mescolare insieme tutte queste cose, mantenendo un filo conduttore, il risultato artistico sarà sempre buono. Lo spettatore andrà sempre via con un senso di completezza. A me la serata di ieri ha lasciato in bocca lo stesso sapore di quando ho visto Gran Torino. Quindi se vogliamo tornare a Scalfari, Cristicchi ha fatto qualcosa che posso paragonare a Clint Eastwood.

Infine, una nota umana che ricorderò a lungo. Al termine del concerto Cristicchi è andato al bancone del bar a bersi un bicchiere. Naturalmente è stato assillato dai fan che hanno voluto farsi una foto con lui. Abbiamo parlato un po’. Avrei voluto chiedergli un sacco di cose, ma stavo col freno a mano tirato di chi pensa “Porello, magari vuole solo farsi un po’ i cazzi propri”. Ma lui devo dire che è stato gentilissimo con tutti. Poi, dopo aver soddisfatto i desideri di qualche decina di fan che volevano foto, autografi, un capello per ricordo eccetera eccetera, Biagio Antonacci Simone Cristicchi ha sentito il bisogno di una boccata d’aria. Arriva alla porta spingendo un po’. Alla porta c’è appoggiato un energumeno in giacca e cravatta che non fa il gesto di notarlo. Cristicchi prova ad aprire senza riuscirci, perchè il tizio non si sposta e non lo guarda. Cristicchi ha forse un momento di timidezza che gli impedisce di dirgli “Si levi dal cazzo per favore” e resta un paio di secondi a tirare la maniglia senza successo. Io sono lì di fianco e di fronte a questo gesto così umano scoppio a ridere. Sic Transit Gloria Mundi, in quel momento la stella della serata mi è stata simpatica come non mai, avrei voluto abbracciarlo.

E ora dovrei avviarmi verso una conclusione, Ma perché sforzarmi di farlo, se il finale più bello che ci sia si trova alla fine di questa canzone?

(Prima di ascoltarla mettete un like ALLA MIA PAGINA FACEBOOK che è il finale più bello per me.)

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