178. Il Sixpack spiegato a Duke Nukem

AY4VVS1384726059Ci sono momenti in cui ci credo, al futuro dell’Italia* e altri momenti in cui ci credo un po’ meno.

Quando ci credo, vado a dire in giro a tutti di darsi da fare. Li prego di studiare sodo e mantenersi informati, perché ci aspettano tempi duri. Dovremo riparare tutti i danni fatti da una classe politica cialtrona, disonesta e incompetente che a quel punto mangerà omogeneizzati al tartufo in pensionati pagati da noi.

Quando non ci credo penso che i grafici di economia sono chiari e utili, che una norma giuridica sintetica ed efficace produce un piacevole senso di affidabilità, che fare corpo nei momenti di crisi è un istinto naturale dell’uomo. Che tutte queste cose sono belle, ma che immaginando il futuro dell’Italia mi vedo sudato, con la barba sfatta, il viso impiastricciato di fango e grasso da motore, un mitra a tracolla. Mi vedo ad assalire all’arma bianca una bufala allo stato brado, da qualche parte della Campania. Lordarmi di sangue dopo averla fatta a pezzi a col mio coltellaccio da venticinque centimetri per poi urlare selvaggio il mio diritto, in quanto procacciatore di cibo, ad accoppiarmi con la femmina migliore. Vedo tatuarmi “CHI NON MUORE” con ferri roventi sulla coscia. Ora indosso giacca e cravatta e faccio un lavoro che implica di saper parlare almeno tre lingue, ma tutto questo in futuro potrebbe non servire a molto.

Siamo in uno di quei momenti in cui bisognerebbe lanciare una monetina per decidere se studiare tanto o imparare a usare un fucile a pompa.

Intanto vi racconto cos’è il sixpack. Usando le parole semplici semplici che userei per non fare incazzare Duke Nukem. Sputate a terra il vostro sigaro e leggete. Contate 250 parole da ora, prima di sparare.

Come qualcuno saprà, i Paesi aderenti all’Euro hanno firmato il cosiddetto sixpack. Il concetto è che è molto difficile creare strutture comuni, soprattutto finanziarie, tra paesi con economie molto diverse. Soprattutto tra paesi con un debito assurdo e altri senza questo problema. Si tratta di un’osservazione che fecero tutti gli europei quando l’Europa si allargò a 27, ma gli europei non sono l’Europa e a ste cose ci arrivano prima.

Per creare i presupposti delle suddette strutture comuni, tutti i paesi indebitati fino al collo si sono impegnati a ridurre il deficit e il debito. Facendola breve: devono accumulare surplus finanziario, ovvero mettere in cassa più soldi di quelli che poi daranno ai cittadini in termini di servizi. Fino al 2028. Per l’Italia è previsto un surplus finanziario del 5%, e non vado a calcolarmi a quanto corrisponde perché mi sto allenando a scrivere mentre pulisco il caricatore del mio fucile Remington 870. Leggo di stime di 40 miliardi all’anno. Molto più di quello che tutti assieme potremo razziare con arco e frecce quando tutto sarà crollato. Inutile dire che sono previste tante brutte cose per i Paesi che non operano secondo i patti.

Alla fine del gioco Duke Nukem caga nella testa del mostro, ma noi, se avremo questa soddisfazione, l’avremo tra quindici anni, col tasso di crescita attuale. Forse ci conviene comprare un cesso altrove.

E questa, che può sembrare una cattiva notizia, in un certo senso non lo è. Vuole anche dire che l’Europa ci crede ancora. Draghi, per consentire ai paesi più sfigati (come l’Italia) di raggiungere l’obiettivo anche in presenza di una crescita orribile, ha tagliato i tassi. Ci stanno provando davvero, nonostante tutti i segni nefasti. Sono convinti che la storia finirà come per l’unificazione delle due Germanie. Che finiranno con le economie che lentamente si faranno simili. Tutto quello che ho detto non è un segreto, né una notizia. C’è chi ci crede. La cattiva notizia è un’altra e me la tengo per il prossimo numero. Tenete a mente, per allora, quella cifra di 40 miliardi all’anno.

In esclusiva, intanto, una foto del Presidente del Consiglio dell’Italia nel 2028, secondo le più avvedute proiezioni.

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* O dei territori che compongono l’Italia, se le spinte autonomiste di Alto Adige, Veneto, Val d’Aosta, Sicilia e Sardegna dovessero mai condurre a qualcosa.

6 pensieri su “178. Il Sixpack spiegato a Duke Nukem

  1. Silvia La Pilvia

    Draghi taglia i tassi di interesse per sperare di abbassare il tassi di cambio reale e attrarre investimenti, che non verranno mai qui perchè il costo del lavoro e tassazione non sono concorrenziali. Nel frattempo, abbassa i rendimenti dei titoli, quindi le prospettive di risparmio dei cittadini, quindi più che l’economia gireranno i coglioni. Non so se è “crederci”, io la chiamerei piuttosto “mossa di Okuto della disperazione finanziaria”. Un modello che non funziona per via delle economie diverse, perchè le federazioni senza lingua unica e struttura legislativ-amministrativ quantaltro unica non funzionano,certo, ma anche perchè il Grande Modello Macroeconomico che c’è dietro ha dei problemi di fronte alla terziarizzazione massiccia,e alle politiche industriali che devono tenere conto dei diritti del lavoratore e dell’ambiente. Insomma, tenere insieme diritti “anni 70” e neoliberismo selvaggio è come tenere insieme capre e cavoli. Cassandrando un po’, piuttosto che salvare l’impianto ideologico della società si vorrà salvare quello economico, quindi credo che il taglio dei tassi anticipi solo quello che è scritto in un report di Fitch di qualche mese fa, cioè che il problema dell’Europa sono le sue periferie sud (cioè noi) e che il problema delle periferie sud è politico, cioè che abbiamo impianti di diritto che si basano su fonti costituzionali troppo garantiste e decisamente influenzate dal contesto storico in cui sono state scritte (a farla breve, con lo sterzo troppo a sinistra), e che questo impianto di diritti va silurato quanto prima, perchè è sabbia nei pistoni del Capitale 2.0. Non credo di star facendo una cassandrata gomblottista, foss’anche solo perchè quel calderone di melassa detto anche “i saggi”, nominati dal nostro vecchio autocrate per fare le riforme costituzionali, è stata l’unica cosa che ha marciato spedita dalle elezioni in qua. Oh si, olio di gomito per quel Remington.

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    1. zcavalla Autore articolo

      Commento bello, lungo e interessante. Ora non ho tempo di rispondere punto su punto, ci dovrei pensare. Ma ci sarebbe da dire che Svezia, Danimarca, Belgio, Lussemburgo e Francia quanto a statalismo ci danno dentro che è un piacere. Per non parlare dei paesi dell’est. Al turboliberismo vero e proprio in Europa si possono ascrivere solo Irlanda, UK e Germania e di questi uno neppure ha l’euro…

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  2. Silvia La Pilvia

    (sapevo che avevo perso un pezzo) Il neoliberismo “che l’Europa ci chiede”, perchè è questo quello di cui sto parlando, non di un tatcherismo che in pratica in UE non si fa, parlo degli effetti delle raccomandazioni, degli accordi sul deficit e sul debito, tutto neoliberismo wannabe.Ma sempre tale. Poi, che chiaramente ci siano alcuni paesi che stiano meglio di altri in questo “teniamo un impianto para-assistenzialista per noi e facciamo i liberisti col culo degli altri (aka: Germania, ad esempio)” diciamo che sono anche favoriti da un paio di cose, ad esempio la conformazione territoriale che permette industrie di grande scala, o l’agricoltura estensiva. Puoi fare leggi sul mercato del lavoro quante vuoi, ma non puoi costruire impianti industriali in dimensione germania che ne so, in Toscana o nel Peloponneso. Non puoi praticare in Spagna o in Sardegna l’allevamento che fanno in Francia. La legislazione in merito però è Europea, e ne fanno una per tutti (al netto di qualche deroga), e non favorisce i Piigs.
    Poi, chiaramente, economie più sane, meno buchi neri in cui i fondi europei spariscono nel nulla, tassi di disoccupazione meno selvaggi, investimenti diversi. Quello che vuoi. Ma in fondo in fondo, ho la mezza impressione che noi “a sud della UE” saremo condannati a fare da periferia depressa della futura periferia depressa dell’ecumene.

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    1. zcavalla Autore articolo

      Almeno supponendo che i governanti facciano gli interessi dei loro paesi e non della Germania, della Francia o che so io, i meccanismi UE non consentono affatto alla UE di legiferare su ciò che vuole, né a pochi paesi di legiferare su molti. Piuttosto mi pare alto il rischio di trattative infinite e dai risultati discutibili.

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