188. I due tipi di festa di capodanno

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Napolitano terrà ancora una volta il discorso di Capodanno. Dovremmo avere tutti l’ottimismo del nostro Presidente, che continua ad assumere impegni istituzionali dando per scontato di non morire prima. E questo è un post sull’ottimismo, la gioia e, soprattutto, le feste.
Esistono essenzialmente due tipi di festa: quella etilico-pagano-bacchico-orgiastica e quella di merda.

La prima prevede alcool a fiumi, carcasse di animali che bruciano su griglie improvvisate il cui fuoco è alimentato a reggiseni, vestiti ovunque come carta da parati, tatuaggi tribali dipinti sulla pelle nuda con grassi animali raccolti a ditate dai piatti e promesse di promiscuità sessuale in grado di imbarazzare un toro da monta.

La seconda è scandita da tappe obbligate e prevede un dress code, un prezzo, frasi fatte, la cena a una certa ora, il vino diverso da bere a diversi orari, azioni da fare a un’ora specifica anche se non vi va di farlo, di bere, che so io, prosecco quando magari vi va in whiskey perché così vuole una convenzione sociale non opzionale, l’ansia che se non trombi quella sera poi non trombi tutto l’anno e se per caso quella sera non hai neanche troppa voglia per te è la fine della vita degna di essere vissuta.

Inutile dire che il capodanno medio appartiene alla categoria delle feste di merda.

La festa etilico-pagano-bacchico-orgiastica risponde alla necessità di rompere le regole, abbracciare il lato dionisiaco per non dire animale della vita ed evitare che la pressione della civiltà ci porti al punto di esplosione (imbracciare un fucile e far fuori nostri simili a caso) o implosione (antidepressivi, psicofarmaci, acquisto compulsivo di videogiochi/scarpe e borsette). I greci, che proprio scemi non erano, avevano riconosciuto questo bisogno al punto che Dioniso era stato divinizzato e, nella leggenda, il re che aveva rifiutato di riconoscerlo come divinità veniva punito con la pazzia. Se non riconosci che abbiamo bisogno di impazzire, il pazzo sei tu.

La festa di merda risponde al bisogno di pubblicare foto su Facebook in competizione con gli amici. Far finta di aver fatto una festa etilico-pagano-bacchico-orgiastica, ma senza mollare il freno davvero. Nella festa di merda divertirsi è un obbligo, non una conseguenza naturale. Il numero di caduti in missione, che con lo sguardo spento stanno seduti negli angoli pregando di non essere taggati in nessuna foto e rimpiangendo di non essere stati a casa a guardare Scary Movie 1,2,3 e 4 è la prova. Non c’è pietà per chi fallisce.

Mettete da parte il moralismo. Lavorare è lavorare e va fatto seriamente. Ragionare, scrivere di politica, informarsi, sono cose che vanno fatte seriamente. Rispondono a bisogni sociali. Anche divertirsi va fatto seriamente per le stesse ragioni.

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