Archivio mensile:gennaio 2014

193. I dittatori esilaranti: TURKMENISTAN

turkmenbashiLo scorso 27 gennaio, giornata della memoria, ho dedicato un post alle tragicomiche vicende della famiglia Kim. Peraltro il mio articolo ha portato bene alla Corea del Nord, che ha visto il proprio nome finire su tutti i giornali per via delle deliranti minacce del propio leader. Grazie alle sue performance a base di testate nucleari puntate contro gli USA, ora Kim Jong-Un è uno dei volti più riconoscibili al mondo, praticamente il Lady Gaga dei dittatori sanguinari.

Tuttavia, fino a pochi anni fa, vi era chi mirava a surclassarlo con ottime credenziali. Una carriera da creativo della paranoia schizoide stroncata all’improvviso che ci ha lasciato però molte perle a imperitura memoria.

Stiamo parlando del primo, grande leader del Turkmenistan indipendente: Saparmurat Niyazov. Cresciuto come governatore locale sotto l’Urss, non appena il Turkmenistan raggiunse l’indipendenza fu proclamato, a seguito di una procedura non esattamente trasparente, Presidente. Questo titolo però gli parve freddo e lesivo dei sentimenti di affetto e amore che provava per il suo popolo e il suo popolo per lui, quindi presto decise di farsi chiamare invece Turkmenbashi, “Padre dei Turkmeni”.

A questo punto, da bravo padre, si chiese di cosa poteva aver bisogno il suo popolo dopo decenni di dittatura comunista che lo aveva ridotto alla fame. La risposta fu: “di unità nazionale, propaganda e falsità storiche che neanche gli autori di Mistero”. Con una campagna mediatica in grado di fare impallidire la retorica nazionalista di un Giorgio Napolitano, il Turkmenbashi si adoperò per ricordare ai turkmeni che tutto quanto è stato fatto di buono al mondo viene dal Turkmenistan, a cominciare dalla ruota. Sì, avete capito bene: insegnò a tutti che l’anonimo scimmione del paleolitico inventore della ruota era turkmeno. Qualunque beota avrebbe potuto confutare questa fesseria anche solo aprendo un libro, ma il Turkmenbashi si era portato avanti: aveva già fatto chiudere tutte le biblioteche. “Al vero turkmeno leggere non interessa”, disse (davvero), soffiandosi il naso con una pagina de l’Uomo senza qualità di Musil.

Del resto ogni nazione ha voglia di sentirsi dire che è grande e non ci va troppo per il sottile. Metà degli italiani che si dicono orgogliosi del rinascimento pensano che Andrea del Sarto fosse uno che lavorava a cottimo per Miuccia Prada.

In breve tempo il Turkmenbashi approvò una serie di norme surretiziamente volte a recuperare l’identità turkmena e in realtà anti-hipster che includevano il divieto di portare la barba e i baffi e prevedevano un numero limitatissimo di acconciature di capelli consentite. Erano vietati altresì i denti d’oro, gli abiti di foggia occidentale, il circo, il balletto, la musica lirica e altre inutili creazioni occidentali che non interessano ai turkmeni, come la libertà di parola e di stampa.

Fece cambiare il nome della parola “pane” con quello della sua amata madre Gurbansoltan, il nome di “Gennaio” con quello di sé medesimo e quello di “democrazia” con quello di fucilazione.

Ora immaginatevi che Berlusconi avesse deciso per decreto, dalla sera alla mattina, di chiamare, che so io, la cioccolata col nome della sua adorata mamma Rosa. “Mi dia un cioccolatino” “Eh, non so di cosa parli”, risponde il pasticcere facendo l’occhiolino, e via così, finché lo sfortunato cliente non vede il telegiornale della sera e capisce. Ma intanto ha spaccato il naso al negoziante che secondo lui lo pigliava per il culo.

Ah, anche il mese di Aprile prese il nome della madre di Niyazov.

Che poi la madre di Niyazov si chiamava Gurbansoltan, che al massimo sembra il nome di una medicina contro la stitichezza.

Secondo Amnesty International il Turkmenistan è uno dei paesi più ignoranti al mondo. Tuttavia anche questo è un concetto relativo. Il fatto è che l’amato Turkmenbashi ha provveduto a scrivere un libro, il Ruhnama o “libro dell’anima” in cui, per risparmiare ai suioi sudditi la fatica, ha scritto tutto ciò che è necessario sapere, un po’ come l’amico secchione che al liceo faceva gli schemini per tutti. Il suo autore però, forse per modestia, ha preferito definirlo la più importante opera dell’umanità dopo la Bibbia e il Corano. Quindi, quando Amnesty International definisce il Turkmenistan uno dei paesi più ignoranti al mondo, non considera che tutti i suoi cittadini conoscono a memoria le 400 pagine del Ruhnama, cosa del resto necessaria per andare in chiesa, prendere la patente, ottenere un lavoro ed evitare la gattabuia.

Il Ruhnama viene distribuito alla popolazione, mentre noi occidentali siamo costretti, se vogliamo leggerlo, a comprarlo su Amazon per 48 dollari. Più fortunati di noi gli ufo, visto che nel 2005 una copia del Ruhnama è stata lanciata in orbita da una stazione spaziale russa, su finanziamento del Turkmenistan, perché potesse “conquistare lo spazio”.

Nella capitale Ashgabat c’è un’enorme statua meccanica del libro che, alle otto del mattino, si apre da sola mentre una voce registrata inizia a leggere alcuni passi salienti.

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Ovviamente anche nel libro è descritta una storia del mondo con un’imparzialità che farebbe invidia all’arbitro Moreno.

Che al confronto Repubblica e Studio Aperto sono affidabili come l’Enciclopedia Britannica.

Siccome la gigantesca statua di un libro con la stessa dignità della cacca di cane non bastava, il governo turkmeno ha anche reperito i fondi per una statua alta 75 metri di Niyazov, laccata in oro, che alle porte della capitale gira su se stessa seguendo il percorso del sole. L’azione riformatrice dell’amato Turkmenbashi è poi proseguita imponendo ai medici di non giurare più su Ippocrate, ma su Niyazov, ma soprattutto con il tentativo di migliorare il clima del Paese piantando alberi attorno alla capitale.

Nel caso non siate edotti di clima turkmeno, il Turkmenistan è praticamente un deserto con un deserto attorno. La specie più diffusa è il dromedario, i vegetali più diffusi sono sale, sabbia e gas tossici e per qualche ragione gli alberi di conifere piantati attorno alla capitale muoiono e si rinsecchiscono, immediatamente seguiti in questo destino dagli sfortunati ministri dell’agricoltura.

L’ultima perla di Niyazov è stata poi la fissazione con il freddo e gli sport invernali. Non si capisce perché, dopo tanti sforzi per isolare il paese, si sia poi messo in testa che tutti i turkmeni dovessero conoscere cosa c’era nel mondo che non avrebbero mai potuto vedere. Per questo decise di erigere un gigantesco zoo, ma soprattuto un palazzo del ghiaccio IN MEZZO AL DESERTO. Non solo stabilì che un paese dove la gente muore di fame ha assolutamente bisogno di pinguini (ne comprò oltre 40), ma dichiarò anche tutti i turkmeni avrebbero dovuto imparare a sciare.

Tra gli aspetti meno divertenti della dittatura del Turkmenbashi possiamo ricordare quando impose a tutti i pensionati di restituire la pensione e quando decise che un ospedale solo per 5 milioni di persone era sufficiente, in un momento di crisi economica, e chiuse tutti gli altri. Si calcola che queste misure siano costate 30 o 40.000 vite.

Nel 2006 volle dare mostra della sua moderatezza e saggezza liberando in una notte sola 11.000 prigionieri, tra cui 253 stranieri. La propaganda del regime chiamò tale giorno col sobrio nome di “Notte dell’onnipotenza”. Purtroppo tale atto di clemenza, troppo contrario alla natura sanguinaria e omicida del Turkmenbashi, causò in lui tali scompensi che poco dopo morì, d’infarto, privandoci di ulteriori aneddoti.

Si chiude una porta, si apre un portone. La costituzione turkmena prevedeva chiaramente che a succedere al Turkmenbashi avrebbe dovuto essere il Presidente del Parlamento. Tuttavia, per dei meccanismi che è sempre difficile spiegare a chi non studia diritto, a volte quello che è scritto nelle leggi è carta straccia. L’oligarchia si strinse attorno all’ex ministro per la sanità Gurbanguly Berdymukhammedov e questi divenne il nuovo padre-padrone del Paese.

Berdi Mucca Coso

Questi prese subito alcune decisioni che piacquero molto ai media occidentali, come restituire il normale nome ai mesi. La fine delle pagliacciate alla Niyazov ebbe, per i turkmeni, lo stesso effetto che ha per gli italiani la sobrietà di Letta al posto dell’effervescenza di Berlusconi: nessuno. Che poi le pagliacciate furono solo sospese per breve tempo: oggi il Presidente Berdymukhammedov si spende per raccontare ai suoi cittadini che sono così fortuanti da vivere nella “Era della suprema felicità dello Stato stabile”, mostrando una volta di più di essere uno degli ispiratori intellettuali di Letta.

Il fatto è che la fantomatica stabilità ai turkmeni nemmeno servirebbe, visto che sono imbottiti come tacchini di gas naturali e petrolio, che però non riescono a sfruttare perché tutti i gasdotti passano per la Russia e i proventi se li dividono Berdi Mucca Coso e Putin.

Il regime è di facciata migliore, ma non meno repressivo. L’apertura ufficiale alla democrazia ha consentito la costituzione di un solo altro partito, che conta attualmente la bellezza di 32 iscritti e il cui leader è in esilio. Il 30% degli under 14 fa uso di droghe pesanti, dove per droghe pesanti si intende colla industriale, ma da noi gira Justin Bieber per cui forse in questo caso va meglio a loro.

I maggiori contatti col mondo occidentale sono limitati al fatto che Berdi Mucca Coso, che ricordiamolo di nome fa Gurbanguly, che sembra una pratica sessuale contro natura, ha voluto assolutamente che Jennifer Lopez si recasse in Turkmensitan per cantargli “happy birthday Mr President”. Forse nella speranza di veder nascere una Jennifer Lopez turkmena, Gerbillo In Culo Berdymukhammedov ha stanziato un buono di un centinaio di euro per ogni donna che potrà provare di aver messo al mondo più di otto figli. Ma forse anche questa è stata un misura promozionale per ricordare quando il Turkmenistan era il centro dell’impero dei Parti. O forse è il minimo per convincere la gente a copulare, in un Paese caldissimo in cui l’acqua corrente arriva due ore al giorno quando va bene.

Dopo aver promesso miglioramenti nel campo dei diritti umani che non sono mai avvenuti, ha cominciato anche a ripensare alla sua idea iniziale di rinunciare alle stravaganze. Ne cito solo una: ha organizzato la prima corsa di auto del Paese. Ha presenziato e poi, con una decisione “a sorpresa” ha deciso di partecipare e, pensate un po’, ha vinto, concedendo al pubblico di idolatrare tanta perfezione.

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I rapporti delle varie ONG parlano di torture, stupri e abusi di vario genere. Oggi è la giornata della memoria. Come si dice: “Per non dimenticare”. Che succede anche oggi.

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192. Aggiornamenti flash

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Cuperlo si dimette in polemica con Renzi. Vorrei dire che ha fatto una triste fine, ma non è che l’inizio…

(Povero Cuperlo. Costretto ad essere “chi?” perché non aveva abbastanza carisma per essere il Che.)

Qualcuno osserva, intanto, che se Berlusconi è andato a incontrare Renzi, vuol dire che non è né ai domiciliari, né ai lavori sociali. Sta a vedere che Renzi gli ha fatto un dispetto.

(Questa nuova legge elettorale è praticamente un altro Porcellum. Il fatto è che dell Porcellum non te ne sbarazzi così. Per distruggerlo bisogna gettarlo nel Monte Fato mentre Berlusconi si contorce e sibila “Il mio tessssssoroo”.)

Trovati milioni di euro in un campo nomadi. I rom protestano vivamente: “Non vale che Marino ci paghi per votarlo e poi si riprenda i soldi”.

Ex comandante delle guardie svizzere: “C’è in Vaticano una lobby gay pericolosa per la sicurezza di Papa Francesco”. C’è un complotto dei servizietti segreti.

Papa Francesco: “Internet è un dono di Dio”. “File sharing” is the new “Comunione”.

Noterete che scarseggiano notizie dal Governo, come da quando si è entrato in carica a questa parte. Tale sublime, intellettuale e quasi aristocratica inattività mi ha suggerito dei versi:

“Solo Cuperlo si è dimesso

Non si è dimesso Letta

Questo governo è un cesso

Italia poveretta.”

Tutto questo mentre, dati forniti dal Sole 24 Ore, ogni mezz’ora in Italia chiude un’attività commerciale. Praticamente l’unica impresa che cresce è Zerocalcare.

Morto il direttore d’orchestra e Senatore a vita Claudio Abbado. Il modo migliore per ricordarlo è forse ascoltare le direzioni del nipote Roberto, meno famoso e altrettanto bravo.

Scusate, non fa ridere. Ma visto che ci sono quelli che hanno esultato “uno stipendio da Senatore in meno!” e mi son morti tre polli dal ridere, ho soprasseduto.

Morto anche il regista Carlo Mazzacurati. Mi ha fatto ridere con La Passione.

Ed è stato l’anniversario di morte di Heath Ledger. E anche su di lui non mi viene alcuna battuta. WHY SO SERIOUS?

E infine, per la serie “il mondo di oggi in pillole”…

A New York donne in topless contro lo sfruttamento del corpo. La realtà si avvicina al famoso “è come fottere per la verginità”.

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191. Legge elettorale vecchia fa buon brodo.

UovoNessuno è perfetto. Ma proprio nessuno. Per esempio, io mi ritengo una persona intelligente: tuttavia mi mancano alcune qualità come l’attenzione ai dettagli in uno spazio di tre dimensioni e la pianificazione logistica, qualità che sarebbero essenziali a un ingegnere. Se le avessi, non mi sarebbe capitato di comprare dado e tortellini senza realizzare che nella nuova casa non possiedo ancora né mestolo né cucchiaio.

Mentre pazientemente raccoglievo un tortellino alla volta col cucchiaino da tè, pensavo a come è possibile che uno come Renzi, attentissimo alla sua immagine pubblica e contornato di esperti e supporti di ogni genere, abbia fatto l’errore di incontrare pubblicamente Berlusconi.

Delle due l’una, mi son detto: o per qualche ragione inconfessabile era assolutamente necessario un incontro a quattr’occhi tra i due (e farlo di nascosto era ancora più pericoloso), oppure Renzi ha peccato di superbia e ha pensato di poter gestire i media meglio dell’ex Cavaliere. In questo caso ha fatto male i suoi conti: Berlusconi non ha perso tempo a fargli i complimenti, ovvero giocandogli il peggior tiro possibile.

Veniamo però all’accordo che pare abbiano raggiunto, cominciando dalla legge elettorale. Si tratterebbe di un sistema proporzionale (voti il partito e, a seconda dei risultati ottenuti, questo manda deputati in Parlamento), con liste bloccate (non puoi esprimere preferenze: a Roma sono candidati Tizio, Caio e Sempronio per il PD, se il PD ottiene molti voti vanno su tutti e tre, se no i primi due, o solo il primo o nessuno) e un premio di maggioranza alla coalizione che superi il 35%. In caso nessuna delle due coalizioni raggiunga tale soglia, la maggioranza verrebbe comunque assegnata tramite un ballottaggio tra le prime due coalizioni.

In sostanza il premio di maggioranza, seppure dato con un ballottaggio, potrebbe andare a un partito che aveva inizialmente preso meno del 30%. Un po’ strano, visto che la Corte Costituzionale ha appena dichiarato l’incostituzionalità del Porcellum perché poteva portare a premi di maggioranza eccessivi.

Lo scopo della norma, ovviamente, è impedire il ripetersi della grande coalizione. In un Paese attualmente spaccato in tre si è deciso di operare un taglio drastico e scrivere una legge che dia tutto in mano a un partito solo evitando il logoramento di una convivenza forzata. Praticamente si cerca di fare un presidenzialismo senza elezione diretta del Presidente, perché questo richiederebbe una riforma costituzionale. Tuttavia nel presidenzialismo vi è il Parlamento a fare da contrappeso, se il Presidente si spinge troppo oltre. In questo sistema, chi si opporrà a una eventuale larghissima maggioranza di cheerleeder di Berlusconi/Renzi/Grillo?

Ecco, Grillo. Quella che non capisco è la rabbia del M5S. Con un proporzionale puro non avrebbe mai potuto vincere. Non accetta alleanze per principio e non sarebbe mai arrivato al 50%. Mentre potrebbe benissimo arrivare al ballottaggio – e allora chissà che potrebbe succedere.

Per quel che riguarda la soglia di sbarramento (5% per i partiti in coalizione, 8% per quelli che corrono autonomi), trovo che sia sbagliatissima. Di fronte a un premio di maggioranza così alto, sarebbe giusto allora consentire all’opposizione di essere tanto variegata quanto la società civile (che vota) vuole. Non vi è più la ratio di impedire il ricatto dei piccoli partiti ai grandi, visto che a governare sarà comunque la coalizione vincente. Se allora gli italiani, esprimendosi col voto, mostreranno di volere in Parlamento un liberale, un verde e magari una cicciolina che esprima la loro voce dissenziente, trovo che non vi siano ragioni per impedirlo se non in malafede. L’opposizione serve a dare visibilità a idee differenti e in Italia ce n’è un gran bisogno.

La critica maggiore che si può fare a questa legge sta però nello spirito: a fronte della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità del porcellum, è veramente frustrante vedere gli sforzi che si stanno facendo per costruire una nuova legge il più possibile simile ad esso. Se ne avrà l’occasione, non ho dubbi che la consulta boccerà anche questa e per gli stessi motivi. Potrebbero però volerci otto anni.

Considerazione finale: con tutto questo parlare di legge elettorale, non si è prestata particolare attenzione alla proposta di Renzi di abrogare il bicameralismo perfetto e riformare il Titolo V della Costituzione. Si tratta di una cosa quasi ovvia da fare. Non ha nemmeno osato troppo: io sarei per il monocameralismo puro e semplice e, tra le due camere, avrei tenuto solo il Senato che costa meno. I malumori interni al PD, però, credo che forniranno presto il pretesto per rallentare prima e bloccare poi questa riforma, consentendo ai nostri vecchi senatori di ricandidarsi ancora e ancora promettendo che la prossima volta il Senato verrà abolito.

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190. Aggiornamenti flash

dentro la luceINTERNI:

Ultima ora: allarme bomba a Roma. Rinvenuti due ordigni, al tribunale e vicino a Piazza di Spagna. Speriamo non sia l’inizio di una scalinata di violenza.

Alberto Stasi assolto dall’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Secondo i giudici è impossibile guardare porno mentre si cammina sulle pareti.

Caso De Girolamo: ammetto di non aver seguito. Non ho sentito le intercettazioni e, senza sapere, non posso giudicare. Certo è che un ministro potrebbe evitare i termini riportati. Vero è che, se i controlli sono stati fatti e il bar è stato chiuso perché illegale, forse di telefonate ne andrebbero fatte di più; se invece sono stati falsati anche i controlli, c’è da mandare in gabbia un bel po’ di gente. Sulle intercettazioni poi sapete come la penso: la De Girolamo forse deve dimettersi, ma vorrei sapere chi e perché la stava intercettando.

Brescia: clochard ai domiciliari arrestato perché si allontana dalla panchina. La sapete l’ultima sui carabinieri? Ecco, è questa.

(“Non può allontanarsi dalla panchina”. Un sentenza che non darebbe nemmeno Capello a Montella.)

Trovati messaggi inviati da Riina ai compari. Sono scritte in alfabeto fenicio. Ci credete? Riina e compagnia si mandano lettere in alfabeto fenicio. Fanno più loro per gli studi classici dello Stato.

(Il nuovo motto dell’Antimafia dovrebbe essere “Mafia delenda est”.)

Senatori leghisti occupano gli uffici di Grasso contro lo svuotacarceri. Il motto: “Si aspetti la condanna di Cota.”

Una lettera contenente polvere sospetta indirizzata al Ministro Kyenge. Dei leghisti le hanno mandato banane liofilizzate.

Sciolto il consiglio regionale del Piemonte. Ma se Cota riesce a far dichiarare incostituzionale la legge elettorale regionale, potrebbe ancora restare fino a che non si dimette Letta.

Depositate le motivazioni della Corte Costituzionale. Come previsto specifica la legittimità dell’attuale Parlamento. Per contro, non potendo entrare nei regolamenti attuativi sui collegi, è momentaneamente impossibile andare a votare. Dichiarando incostituzionale la legge elettorale si è sospeso il diritto al voto dei cittadini finché il Cdm non provvederà. La cosa è talmente surreale che non merita alcuna battuta.

Scandalo spese pazze pure in Sicilia. Si facevano rimborsare i numeri di Diabolik. Come non sapessere rubare da soli.

Pistoia: 16 anni fa uccisa la fidanzata con una spranga, oggi il coinquilino con un’accetta. Facciamo che il giudice può scarcerarlo solo se poi accetta di tenerlo in casa un mese?

Ops, scusate, non volevo dire “accetta”.

La Grande Bellezza vince il Golden Globe per il miglior film straniero. Se vince anche l’Oscar, forse finalmente daranno a Sorrentino il budget per girare un cinepanettone.

ESTERI:

Hollande aveva l’amante. Ci andava in motorino e le portava le brioches. O è la prova che scorta e auto blu non servono, o che non serve Hollande.

Incredibile cosa farebbero certe donne per andare a letto con uno famoso. Hollande a una gara di sex appeal è arrivato dietro l’uomo fumetto dei Simpson.

Sale alla ribalta sui giornali di mezzo mondo l’iraniano che non si lava da 60 anni e fuma sterco nella pipa. E ora che è famoso scoperà pure lui.

Morto il soldato giapponese che ignorò per tre decenni la fine della guerra. Lo vedi ancora in giro, perché ignora di essere morto. (@articmonkeyxxx)

Parigi: tonnellate di letame davanti all’Assemblea Nazionale. Sti francesi, sempre con la puzza sotto il naso.

(Una gigantesca piramide di merda davanti all’Assemblea Nazionale. Ma niente, i turisti continuano a preferire quella di vetro del Louvre.)

Emerge che l’NSA schedava pure i numeri di carta di credito. E a Letta è appena venuta un’ideona per azzerare il debito pubblico.

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189. L’Italia si divide

Italia divisaIl 27 dicembre il noto cantante Morgan si esibiva a Bari. Il pubblico era in delirio. Anche Morgan era in delirio, me per un cocainomane è più normale. Ad un certo punto sente la vibrazione, coglie l’attimo, l’istinto dello showstopper lo rapisce. Morga si getta a volo d’angelo tra il pubblico (un po’ goffamente, a dire il vero).

Il pubblico si sposta, Morgan si spatascia a terra di faccia.

L’Italia è un posto un po’ così. Il PD si divide, Forza Italia si divide, il pubblico di Morgan si divide.

Per esempio, il Senatore Razzi ha recentemente dichiarato: “Kim Jong-Un è un moderato, non un dittatore”.

Di nuovo l’Italia si divide: da una parte 59.999.999 italiani, dall’altra Razzi.

(Lo diceva già Montanelli: “Non si può governare un Paese dove la stessa cosa si chiama al nord uccello e al sud pesce”.)

(Per inciso: Kim Jong-Un ha fatto fuori lo zio, che forse aspirava a prenderne il posto. E poi Kim Jong-Un era stufo di passare per uno che minaccia a vanvera. Così ha sparso la voce di averlo fucilato con bombe atomiche piccolissime.)

(In realtà lo ha gettato nudo in una fossa piena di cani a digiuno. Che spreco, con tutti i coreani che muoiono di fame.)

(A Maggio si terranno le elezioni in Corea del Nord. Chissà chi vince. Non sto più nella pelle, come direbbe lo zio di Kim Jong-Un.)

(Previsioni mie: al primo posto, il partito comunista di Kim Jong-Un. Al secondo una muta di cani.)

Per tornare a bomba, l’Italia è un Paese che si divide. Sempre. Nord e Sud. Palermo e Catania, Pisa e Firenze. Centocelle e Parioli. Coppi e Bartali, Inter e Milan, prendete l’esempio che volete. L’Italia si divide sempre e i governanti fanno l’impossibile per negarlo o impedirlo. Una volta eletti la loro preoccupazione è tenere tutti uniti, tutti buoni, dire che se si dividono sbagliano.

Se ci dividiamo sbagliamo. Se abbiamo interessi diversi sbagliamo.

E quelli che provano a guidare la rivoluzione la pensano allo stesso modo. NOI SIAMO IL POPOLO. NOI SIAMO LA GENTE.

La casta esiste, ma esistono anche le distinzioni e forse andrebbero rispettate. Prendo a prestito uno status di Facebook del mio amico Corrado.

“Non ci sono girondini o montagnardi, ci sono solo cittadini francesi!!!111”. 
“Abbiamo decapitato tutti i girondini. L’abbiamo fatto insieme, sanculotti e montagnardi, senza distinzioni politiche!!!11!”
“Ok, sanculotti decapitati. Non dai termidoriani, ma dai cittadini francesi uniti!!11”

Oggi il tema torna sottilmente d’attualità per via del dibattito sulla legge elettorale. Tutti i sistemi proporzionali proposti di pongono il problema della governabilità. “Come governare un Paese che si divide?” Come impedire a chi non la pensa come noi di organizzarsi?

E il problema è serio, perché se ognuno volesse un partito tutto a sua immagine e somiglianza finirebbe per votare solo se stesso. Ma è anche mal posto, perché si tratta pur sempre di far fare agli italiani quello che non vogliono. Perché ci dividiamo. Perché tanto non capiamo.

L’Italia è un Paese che si divide. Ma il nostro momento più glorioso, negli ultimi 1000 anni, fu probabilmente quello dei comuni. Un maggioritario secco è sempre il meglio. Gli eletti devono mettersi di fronte a un gruppo territoriale che li conosce, li monitora e se gli girano le palle non li rielegge. Allora gli eletti non si divideranno alla cazzo di cane, perché se questo porta al disastro i loro concittadini verranno sotto casa a prenderli a scarpate nel culo. I comuni erano divisi, in competizione tra loro, ma quando il Barbarossa pensò di venire nella penisola a fare lo splendido, si unirono e gli spaccarono il culo come neanche Gandalf con gli orchi al fosso di Helm.

L’ennesima rivoluzione calata dall’alto non ci serve. Ma forse qualcuno di voi non sarà d’accordo, tanto l’Italia è un Paese che si divide.

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