193. I dittatori esilaranti: TURKMENISTAN

turkmenbashiLo scorso 27 gennaio, giornata della memoria, ho dedicato un post alle tragicomiche vicende della famiglia Kim. Peraltro il mio articolo ha portato bene alla Corea del Nord, che ha visto il proprio nome finire su tutti i giornali per via delle deliranti minacce del propio leader. Grazie alle sue performance a base di testate nucleari puntate contro gli USA, ora Kim Jong-Un è uno dei volti più riconoscibili al mondo, praticamente il Lady Gaga dei dittatori sanguinari.

Tuttavia, fino a pochi anni fa, vi era chi mirava a surclassarlo con ottime credenziali. Una carriera da creativo della paranoia schizoide stroncata all’improvviso che ci ha lasciato però molte perle a imperitura memoria.

Stiamo parlando del primo, grande leader del Turkmenistan indipendente: Saparmurat Niyazov. Cresciuto come governatore locale sotto l’Urss, non appena il Turkmenistan raggiunse l’indipendenza fu proclamato, a seguito di una procedura non esattamente trasparente, Presidente. Questo titolo però gli parve freddo e lesivo dei sentimenti di affetto e amore che provava per il suo popolo e il suo popolo per lui, quindi presto decise di farsi chiamare invece Turkmenbashi, “Padre dei Turkmeni”.

A questo punto, da bravo padre, si chiese di cosa poteva aver bisogno il suo popolo dopo decenni di dittatura comunista che lo aveva ridotto alla fame. La risposta fu: “di unità nazionale, propaganda e falsità storiche che neanche gli autori di Mistero”. Con una campagna mediatica in grado di fare impallidire la retorica nazionalista di un Giorgio Napolitano, il Turkmenbashi si adoperò per ricordare ai turkmeni che tutto quanto è stato fatto di buono al mondo viene dal Turkmenistan, a cominciare dalla ruota. Sì, avete capito bene: insegnò a tutti che l’anonimo scimmione del paleolitico inventore della ruota era turkmeno. Qualunque beota avrebbe potuto confutare questa fesseria anche solo aprendo un libro, ma il Turkmenbashi si era portato avanti: aveva già fatto chiudere tutte le biblioteche. “Al vero turkmeno leggere non interessa”, disse (davvero), soffiandosi il naso con una pagina de l’Uomo senza qualità di Musil.

Del resto ogni nazione ha voglia di sentirsi dire che è grande e non ci va troppo per il sottile. Metà degli italiani che si dicono orgogliosi del rinascimento pensano che Andrea del Sarto fosse uno che lavorava a cottimo per Miuccia Prada.

In breve tempo il Turkmenbashi approvò una serie di norme surretiziamente volte a recuperare l’identità turkmena e in realtà anti-hipster che includevano il divieto di portare la barba e i baffi e prevedevano un numero limitatissimo di acconciature di capelli consentite. Erano vietati altresì i denti d’oro, gli abiti di foggia occidentale, il circo, il balletto, la musica lirica e altre inutili creazioni occidentali che non interessano ai turkmeni, come la libertà di parola e di stampa.

Fece cambiare il nome della parola “pane” con quello della sua amata madre Gurbansoltan, il nome di “Gennaio” con quello di sé medesimo e quello di “democrazia” con quello di fucilazione.

Ora immaginatevi che Berlusconi avesse deciso per decreto, dalla sera alla mattina, di chiamare, che so io, la cioccolata col nome della sua adorata mamma Rosa. “Mi dia un cioccolatino” “Eh, non so di cosa parli”, risponde il pasticcere facendo l’occhiolino, e via così, finché lo sfortunato cliente non vede il telegiornale della sera e capisce. Ma intanto ha spaccato il naso al negoziante che secondo lui lo pigliava per il culo.

Ah, anche il mese di Aprile prese il nome della madre di Niyazov.

Che poi la madre di Niyazov si chiamava Gurbansoltan, che al massimo sembra il nome di una medicina contro la stitichezza.

Secondo Amnesty International il Turkmenistan è uno dei paesi più ignoranti al mondo. Tuttavia anche questo è un concetto relativo. Il fatto è che l’amato Turkmenbashi ha provveduto a scrivere un libro, il Ruhnama o “libro dell’anima” in cui, per risparmiare ai suioi sudditi la fatica, ha scritto tutto ciò che è necessario sapere, un po’ come l’amico secchione che al liceo faceva gli schemini per tutti. Il suo autore però, forse per modestia, ha preferito definirlo la più importante opera dell’umanità dopo la Bibbia e il Corano. Quindi, quando Amnesty International definisce il Turkmenistan uno dei paesi più ignoranti al mondo, non considera che tutti i suoi cittadini conoscono a memoria le 400 pagine del Ruhnama, cosa del resto necessaria per andare in chiesa, prendere la patente, ottenere un lavoro ed evitare la gattabuia.

Il Ruhnama viene distribuito alla popolazione, mentre noi occidentali siamo costretti, se vogliamo leggerlo, a comprarlo su Amazon per 48 dollari. Più fortunati di noi gli ufo, visto che nel 2005 una copia del Ruhnama è stata lanciata in orbita da una stazione spaziale russa, su finanziamento del Turkmenistan, perché potesse “conquistare lo spazio”.

Nella capitale Ashgabat c’è un’enorme statua meccanica del libro che, alle otto del mattino, si apre da sola mentre una voce registrata inizia a leggere alcuni passi salienti.

Big_Ruhnama_Statue

Ovviamente anche nel libro è descritta una storia del mondo con un’imparzialità che farebbe invidia all’arbitro Moreno.

Che al confronto Repubblica e Studio Aperto sono affidabili come l’Enciclopedia Britannica.

Siccome la gigantesca statua di un libro con la stessa dignità della cacca di cane non bastava, il governo turkmeno ha anche reperito i fondi per una statua alta 75 metri di Niyazov, laccata in oro, che alle porte della capitale gira su se stessa seguendo il percorso del sole. L’azione riformatrice dell’amato Turkmenbashi è poi proseguita imponendo ai medici di non giurare più su Ippocrate, ma su Niyazov, ma soprattutto con il tentativo di migliorare il clima del Paese piantando alberi attorno alla capitale.

Nel caso non siate edotti di clima turkmeno, il Turkmenistan è praticamente un deserto con un deserto attorno. La specie più diffusa è il dromedario, i vegetali più diffusi sono sale, sabbia e gas tossici e per qualche ragione gli alberi di conifere piantati attorno alla capitale muoiono e si rinsecchiscono, immediatamente seguiti in questo destino dagli sfortunati ministri dell’agricoltura.

L’ultima perla di Niyazov è stata poi la fissazione con il freddo e gli sport invernali. Non si capisce perché, dopo tanti sforzi per isolare il paese, si sia poi messo in testa che tutti i turkmeni dovessero conoscere cosa c’era nel mondo che non avrebbero mai potuto vedere. Per questo decise di erigere un gigantesco zoo, ma soprattuto un palazzo del ghiaccio IN MEZZO AL DESERTO. Non solo stabilì che un paese dove la gente muore di fame ha assolutamente bisogno di pinguini (ne comprò oltre 40), ma dichiarò anche tutti i turkmeni avrebbero dovuto imparare a sciare.

Tra gli aspetti meno divertenti della dittatura del Turkmenbashi possiamo ricordare quando impose a tutti i pensionati di restituire la pensione e quando decise che un ospedale solo per 5 milioni di persone era sufficiente, in un momento di crisi economica, e chiuse tutti gli altri. Si calcola che queste misure siano costate 30 o 40.000 vite.

Nel 2006 volle dare mostra della sua moderatezza e saggezza liberando in una notte sola 11.000 prigionieri, tra cui 253 stranieri. La propaganda del regime chiamò tale giorno col sobrio nome di “Notte dell’onnipotenza”. Purtroppo tale atto di clemenza, troppo contrario alla natura sanguinaria e omicida del Turkmenbashi, causò in lui tali scompensi che poco dopo morì, d’infarto, privandoci di ulteriori aneddoti.

Si chiude una porta, si apre un portone. La costituzione turkmena prevedeva chiaramente che a succedere al Turkmenbashi avrebbe dovuto essere il Presidente del Parlamento. Tuttavia, per dei meccanismi che è sempre difficile spiegare a chi non studia diritto, a volte quello che è scritto nelle leggi è carta straccia. L’oligarchia si strinse attorno all’ex ministro per la sanità Gurbanguly Berdymukhammedov e questi divenne il nuovo padre-padrone del Paese.

Berdi Mucca Coso

Questi prese subito alcune decisioni che piacquero molto ai media occidentali, come restituire il normale nome ai mesi. La fine delle pagliacciate alla Niyazov ebbe, per i turkmeni, lo stesso effetto che ha per gli italiani la sobrietà di Letta al posto dell’effervescenza di Berlusconi: nessuno. Che poi le pagliacciate furono solo sospese per breve tempo: oggi il Presidente Berdymukhammedov si spende per raccontare ai suoi cittadini che sono così fortuanti da vivere nella “Era della suprema felicità dello Stato stabile”, mostrando una volta di più di essere uno degli ispiratori intellettuali di Letta.

Il fatto è che la fantomatica stabilità ai turkmeni nemmeno servirebbe, visto che sono imbottiti come tacchini di gas naturali e petrolio, che però non riescono a sfruttare perché tutti i gasdotti passano per la Russia e i proventi se li dividono Berdi Mucca Coso e Putin.

Il regime è di facciata migliore, ma non meno repressivo. L’apertura ufficiale alla democrazia ha consentito la costituzione di un solo altro partito, che conta attualmente la bellezza di 32 iscritti e il cui leader è in esilio. Il 30% degli under 14 fa uso di droghe pesanti, dove per droghe pesanti si intende colla industriale, ma da noi gira Justin Bieber per cui forse in questo caso va meglio a loro.

I maggiori contatti col mondo occidentale sono limitati al fatto che Berdi Mucca Coso, che ricordiamolo di nome fa Gurbanguly, che sembra una pratica sessuale contro natura, ha voluto assolutamente che Jennifer Lopez si recasse in Turkmensitan per cantargli “happy birthday Mr President”. Forse nella speranza di veder nascere una Jennifer Lopez turkmena, Gerbillo In Culo Berdymukhammedov ha stanziato un buono di un centinaio di euro per ogni donna che potrà provare di aver messo al mondo più di otto figli. Ma forse anche questa è stata un misura promozionale per ricordare quando il Turkmenistan era il centro dell’impero dei Parti. O forse è il minimo per convincere la gente a copulare, in un Paese caldissimo in cui l’acqua corrente arriva due ore al giorno quando va bene.

Dopo aver promesso miglioramenti nel campo dei diritti umani che non sono mai avvenuti, ha cominciato anche a ripensare alla sua idea iniziale di rinunciare alle stravaganze. Ne cito solo una: ha organizzato la prima corsa di auto del Paese. Ha presenziato e poi, con una decisione “a sorpresa” ha deciso di partecipare e, pensate un po’, ha vinto, concedendo al pubblico di idolatrare tanta perfezione.

berdymukhamedov-race-bugatti-turkmenistan-president

I rapporti delle varie ONG parlano di torture, stupri e abusi di vario genere. Oggi è la giornata della memoria. Come si dice: “Per non dimenticare”. Che succede anche oggi.

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