Archivio mensile:febbraio 2014

197. Aggiornamenti flash

beppe_highlander_Renzi ottiene la fiducia alla Camera e al Senato dopo un monologo di ore.

Questa cosa di parlare parlare parlare finché non ti dicono di sì la fa pure mia madre.

(Che poi Renzi si dà un mese per fare le prime riforme e passa due giorni a parlare.)

(I 70 minuti di discorso di Renzi sono stati riassunti da Grillo in un solo dito – @enzofilia)

Renzi non la smetteva più di parlare. Ora capisco perché Mike Bongiorno gli faceva pagare le vocali un milione l’una.

Grillo, costretto dal voto della rete a incontrare Renzi, coglie l’occasione per insultarlo in diretta nazionale. Tutto per lanciare il nuovo servizio della Casaleggio & Associati: “Vota perché Grillo incontri il tuo ex!”

Renzi invia a De Maio un bigliettino chiedendogli se ci sono spazi per un accordo sulle riforme, il parlamentare del M5S lo pubblica sul web.

Praticamente De Maio era uno di quelli che riceveva il bigliettino “Ti vuoi mettere con me?” e lo consegnava alla maestra.

(Il tono del messaggio era così innocente che Renzi deve aver pregato tutto il tempo che De Maio lo pubblicasse.)

Civati alla fine vota la fiducia. “Una fiducia sfiduciata”, precisa. Mia nipote ieri ha ricevuto anche lei un bigliettino a scuola:

“Ti vuoi mettere con me?

– Sì

– No

– Civati”

(Per questa battuta ringrazio @articolisti)

Civati vuole la moglie ubriaca e la botte di Renzi vuota.

Renzi nel suo discorso alle camere propone di dare battaglia contro la burocrazia e per la mobilità dei dirigenti delle P.A. E io già vedo esponenti della destra liberale sostenere che i dirigenti delle P.A. devono essere innammovibili a vita per raggranellare i voti romani.

E quindi alla fine le posizioni si scambiano e la politica non va mai avanti.

La vita è un film, la politica è buffering.

In Ukraina si scopre che il Presidente deposto aveva uno zoo personale, arazzi, e addirittura 30 milioni di euro in lampadari. Curiosità: l’uomo più ricco del Paese fa l’elettricista.

Si candida alla Presidenza dell’Ukraina Klitschko, ex campione mondiale di boxe. I suoi modelli: Reagan, la Thatcher, Dambruoso.

(Si candida alla Presidenza dell’Ukraina Klitschko, ex campione mondiale di boxe. Fonderà un partito di destro-sinistro.)

Uganda, primo paese a prevedere l’ergastolo per i gay. L’America minaccia sanzioni. Mentre non le impone ai molti paesi che per l’omosessualità prevedono la condanna a morte. Che a questo punto l’Uganda ci sta pensando.

(Uganda durissima contro i gay: non solo li metterà all’ergastolo, ma toglierà dai carceri tutte le saponette.)

Sconvolgenti statistiche dal rapporto 2013 sul femminicidio: il 30% dei casi è legato all’immigrazione islamica. Immediati provvedimenti sono stati presi dal Governo: arrestati due statistici.

Espulsi quattro senatori del M5S che avevano disapprovato il modo in cui Grillo aveva gestito la trattativa con Renzi.

Grillo si difende: faceva politica anche quando era uno spermatozoo e allora rimanere uno solo si rivelò una buona tattica.

I fuoriusciti del M5S potrebbero formare un nuovo gruppo politico. Già pronto il motto:

“Ci sedemmo dalla parte del torto perché da quella della ragione c’è posto solo per Grillo”.

196. I Ministri del governo ggggiovane

L3LIUt1393071742Dopo molte ore di colloquio, Renzi presenta la nuova squadra di Governo. Napolitano ha sperato fino all’ultimo di morire prima della firma.

(“Questo Governo durerà quattro anni”, ha dichiarato il Presidente della Repubblica che secondo le statistiche dovrebbe essere già schiattato da cinque.)

Il bello è che mentre noi piazzavamo i giornalisti fuori dalla porta di Napolitano per sapere come sarebbe stato composto il Governo, l’Ocse annunciava che il nostro prossimo Ministro per l’Economia sarebbe stato Padoan. Che è più o meno come se la Fifa annunciasse il prossimo allenatore dell’Inter.

Metà dei Ministri ammettono candidamente di non sapere cosa faranno. “Ma abbiamo voglia di fare! E ci sono tanti giovani e tante donne!”

Ci sono tanti giovani e tante donne anche in discoteca, ma non per questo spostiamo lì il Governo.

“Ci sono giovani e figa, prenota anche tu una vacanza a Palazzo Chigi”.

Ecco la lista dei Ministri. Saranno divisi tra “Professionisti” e “Nuove Proposte”.

Ministro per l’Economia Giancarlo Padoan. Prima della nomina aveva già avanzato proposte innovative, coraggiose e fantasiose: fare una patrimoniale. Chiunque possieda più di 100.000 euro e non li sposti immediatamente in Lichtestein è un cretino.

Tra i Ministri, MInistro della Semplificazione, anche Marianna Madia. A occhio e croce il mio curriculum non dev’essere arrivato.

Marianna Madia ha saputo che sarebbe stata Ministro mentre guardava Peppa Pig. Che poi è il suo curriculum per quel che riguarda la semplificazione.

Ministro della Cultura, dopo il buon Bray, Dario Franceschini. Uno dei primi vecchi convertiti al renzismo, giustifica la sua nomina spiegando a tutti di aver scritto ben due romanzi. Da bravo intellettuale radical chic rivendica con orgoglio che hanno venduto pochissimo.

Ministro degli Interni rimane Alfano. Sospiro di sollievo della classe dirigente del PD che potrà continuare a dire che quelli che picchiano i NoTav sono berlusconiani e fascisti.

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Delrio, già Ministro degli Affari Regionali. A Dicembre suo figlio aveva scritto su Facebook “Il Governo non ha fatto nulla” e lui, per non adottare provvedimenti ad personam, ha mandato gli italiani a letto senza cena.

Ministro per la Salute confermata Beatrice Lorenzin. Di lei si è detto tutto e il contrario di tutto fino al momento della sua nomina a Ministro nel Governo Letta quando, come di tutti i suoi colleghi, si sono perse le tracce. Visto che il Governo non faceva niente, ha passato l’ultimo anno a imbruttirsi il più possibile per non sembrare più una donna di Forza Italia.

Ministro per i Rapporti col Parlamento, Maria Elena Boschi. Fortemente voluta da Berlusconi per la sua gnoccaggine, oltre a essere giovane ha anche un curriculum non disprezzabile, cosa che ha gettato nello sconcerto molti colleghi. Potrebbe essere una spia straniera.

Boccia e il carabiniere

 

 

 

(Nella foto, un carabiniere si chiede perché la Boschi non l’hanno fatta Ministro della DIfesa.)

Ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando. A prescindere dalla sua preparazione, di lui si ricorda un’intervista in cui sostenne alcune cose condivisibili: limitare l’eleggibilità dei giudici a cariche politiche (piaccia o no, hanno un obiettivo potere di ricatto e, inoltre, la distinzione dei poteri sarebbe maggiormente garantita), cambiare il metodo di elezione del Csm in modo da non richiedere la formazione di correnti (ovvero i giudici non dovrebbero organizzarsi sulla base di idee riconducibili a un partito politico), sezione disciplinare distinta dal Csm (ovvero evitare il meccanismo cane non mangia cane). Un po’ meno bello che si sia schierato contro le norme sul carcere duro. Non mi perdo in facili battute sul suo livello scolastico, spero si faccia scrivere le leggi dallo stesso avvocato che gli ha scritto quell’intervista.

Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, confermato Maurizio Lupi. Giornalista, ciellino, santo protettore dei dipendenti di Alitalia. “Va salvaguardata l’occupazione dei lavoratori Alitalia”, dichiarò facendola comprare da Poste Italiane. Riesce a scontentare i liberali che non vorrebbero gli aiuti di Stato, i comunisti che vorrebbero un laico, i Berlusconiani che lo vedono come un traditore. Pare sia ancora più simpatico di Gordon Ramsey, ma di poco.

Ministro del Lavoro Maurizio Poletti. Oscar Giannino, che certo non è un conservatore, si è espresso dicendo che poteva andarci peggio e che Poletti ha tutto sommato idee liberali sul Lavoro. Sospendiamo il giudizio, ma da Presidente di Legacoop è quantomeno in forte conflitto di interessi. E lo stesso si potrebbe dire della Guidi.

Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Sinceramente a me la Carrozza non era dispiaciuta. Scelta molto politica: serviva qualcuno dell’ala liberale di Scelta Civica, essendo ormai Mauro chiaramente più identificabile con Alfano e Lupi che col partito fondato da Monti. Scusate se non faccio battute, ma non la conosco abbastanza per esprimermi.

Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, già sottosegretario allo stesso ministero sotto il Governo Letta. Il fatto che le sue bio mettano tra le prime 5 righe “tifoso dell’Atalanta” la dice lunga sul suo curriculum.

(Le bio dei principali giornali ricordano che è tifoso dell’Atalanta e non che è laureato all’Università di Macerata, il che la dice lunga pure sull’Università di Macerata.)

Ministro degli Esteri Federica Mogherini. L’altro ieri twittava “Con il pensiero, e il cuore, a Kiev. Che tu sia poliziotto o manifestante, non si può morire così, in Europa”. Ha fama di persona combattiva e competente, ora che sarà Ministro potrà magari permettersi qualcuno che le corregga gli errori di punteggiatura, siamo a cavallo.

(“Che tu sia poliziotto o manifestante non si può morire così”. E per la crisi in Repubblica Centrafricana ha già pronto il tweet “Che tu sia leone o gazzella”.)

Ministro della Difesta Roberta Pinotti. Laureata in lettere, ex Partito Comunista, ci si potebbe aspettare di trovarla alla Nato a declamare poesie contro la guerra di Bertold Brecht. Invece passerà il prossimo anno a rilasciare interviste sul fatto che è la prima donna Ministro della Difesa della storia. Comincia il primo giorno dichiarando che ha i marò nel cuore, preoccupando tutti i nazionalisti perché vuol dire che ha il cuore in India.

(A proposito: a Sanremo ci sono state le mogli dei due marò. Non ho seguito, ma credo si siano schierate contro la musica sperimentale, contro i gruppi indy.)

Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti. A parte l’assurdo di separare Ambiente e politiche Agricole, questo è il capolavoro di Casini: Casini passa ufficialmente a destra e si allea con Berlusconi, ma in Parlamento il suo gruppo sostiene Renzi e mette al Governo Galletti.

Non ho indagato se il Ministro dell’Ambiente ha qualche conflitto d’interessi coi Galletti del Mulino Bianco.

Ministro per gli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta, una fama di sindaco antimafia, ha ricevuto ripetute minacce di morte. Le ultime dal Ministro Alfano, poco prima del giuramento.

Questa è la squadra di Renzi, figlia non solo delle sue decisioni, ma anche della necessità di ottenere la fiducia da un Parlamento diviso. Il primo nodo da affrontare sarà la sonora bocciatura che la Corte dei Conti ha dato alla finanziaria: “Mancano 14 miliardi di Euro”. Whattsapp?

195. Ei fu. (L’Italia cambia verso.)

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Le recenti manovre interne al PD stanno generando molte perplessità. Nella vecchia base che non si riconosce nelle aperture renziane al neoliberismo, nei pentiti del centrodestra che mal vedono l’aperto supporto di De Benedetti, in alcuni renziani della prima ora, nei vendoliani, dei dalemiani, nei serracchianiani e insomma in tutti a parte Renzi, sua moglie e sua madre, e di sua moglie conoscendo le donne non sono sicuro.

Probabilmente la manovra sembra affrettata e raffazzonata per una principale ragione, ovvero che lo è: ma credo che sia da discutere solo della convenienza o meno, per Renzi, di metterci la faccia, perché del Governo Letta, alla prova dei fatti, c’è poco da salvare.

Fatti due conti, infatti, Renzi ha visto che il Governo Letta era già immobile prima che lui vincesse le primarie e ha calcolato che lo sarebbe a maggior ragione rimasto ora. Ai senatori del PD di ala vecchia guardia non sarebbe parso vero di starsene in panciolle senza cambiare niente, lasciando il partito a fare una figuraccia alle europee e amministrative per poi far ricadere la colpa su Renzi. Il rischio era questo. Che poi Renzi, solo per il fatto di essere al Governo, sia in grado di imporre un cambio di velocità, o anche la seppur minima riforma, permettetemi di dubitare. Forse ne dubita anche lui, anche se dubitare di se stesso non pare essere la sua specialità. Tuttavia deve aver deciso che stare in disparte per lui sarebbe stato uno stillicidio, coi fallimenti di Letta che sarebbero ricaduti sulle sue spalle e Forza Italia, M5S e Lega liberi di fare il gioco facile di urlare che tutto va male (senza aver tutti i torti, oltretutto).

Quindi Renzi decide di provarci. Probabilmente, ammesso che prenda la fiducia al Senato, il suo piano prevede di sparare una serie di riforme molto popolari, magari non proprio studiate nei dettagli, sperando che gli altri dicendo “no” alzino il suo livello di popolarità anziché abbassarlo.

Il gioco è rischioso, ma forse è l’unica carta a disposizione di Renzi per non bruciarsi. Inoltre ci sono un paio di considerazioni che potrebbero avere avuto un certo peso nella decisione dell’ancora per poco sindaco di Firenze:

1) Tra due mesi si rinnovano un sacco di consigli di amministrazione di partecipate pubbliche. Sono posizioni di potere enormi. Per Renzi piazzare i suoi uomini significa garantirsi un futuro politico almeno nel breve termine.

2) Tra quattro mesi si rinnova la Commissione. L’Italia ha diritto di scegliere un Commissario Europeo di peso che potrebbe essere, ad esempio, quello al Mercato Interno.

3) Tra sei mesi comincia il semestre italiano di Presidenza del Consiglio Dell’Unione Europea. Si tratta di avere il potere di dettare l’agenda e consizionare le priorità dell’Unione Europea. Inoltre vuol dire cominciare a instaurare un dialogo privilegiato con Cameron, la Merkel, Hollande.

4) La crisi congiunturale è finita. Il che non significa che si stia bene (si sta malissimo e si continuerà a non star bene per un pezzo), ma per un naturale effetto di rimbalzo alcune statistiche tenderanno a un leggero rialzo nel prossimo anno, qualunque sia l’azione del Governo. I giornali parleranno di leggera crescita del Pil, diminuzione dello spread, maggiori finanziamenti concessi dalle banche. E Renzi potrà dire che il merito è suo, visto che la ripresa è cominciata col suo Governo.

Quindi il progetto è in primo luogo di occupare posti di potere, che in generale non è sbagliato: ogni parte politica cerca di farlo, in America è addirittura previsto che tutte le principali cariche amministrative si dimettano quando cambia Presidente per consentire a questo di piazzare i suoi uomini di fiducia. Anzi, se mai è strano che certa gente resti inammovibile per sempre. In secondo luogo, cercare di approvare alcune riforme, o perché ci crede veramente, o perché ritiene che daranno buoni risultati elettorali, facendolo apparire “quello che combatte l’immobilismo”. In terzo luogo, ma che in realtà è la questione più immediata, cercare di apparire più simpatico del Governo Letta, impresa che attualmente potrebbe riuscire pure a Sgarbi e Barnard.

L’operazione piaciona è cominciata cercando di contattare Baricco, Montezemolo e altri personaggi dalla faccia pulita e belloccia.

Indiscrezioni che volevano Baricco al Ministero della Cultura, Montezemolo al Made in Italy, Berlusconi alla Tutela del Maschio Latino.

Le prossime mosse-simpatia prevedono l’introduzione del Ministero della Hoha-hola hon la hannuccia horta horta, la proposta di azzerare la disoccupazione distribuendo le poltrone di Mastrapasqua, il tentativo di giustificare la promessa di una riforma al mese con la frase: “A carnevale ogni scherzo vale”.

Voleva anche dire “Più frittelle per tutti”, ma poi si è ricordato dei cartelloni di Berlusconi e non ha voluto offrire il destro alla facile ironia.

Il gioco è rischioso? Certo. Ma dopo tanti anni in cui lo Stato ha spinto i cittadini in crisi a sperare di risolvere i loro problemi giocando al gratta e vinci, non ci si può stupire se a un certo punto è arrivato il politico che si gioca la poltrona alla roulette.

194. Politica e wrestling

Hulk Hogan Randy Savage Andre The Giant Ultimate Warriror

La politica ha moltissimo in comune col wrestling. Per esempio, sono entrambi finti.

Come nel wrestling, i politici leggono per lo più discorsi scritti da altri e spesso odiano cordialmente quello che sul ring è il loro alleato o sono amici di quello a cui danno mazzate davanti a 20.000 persone.

Nel wrestling i lottatori non devono saper davvero combattere, ma devono sviluppare un’arte specifica che consiste nel creare dei finti combattimenti molto appassionanti. Allo stesso modo metà dei politici non ha idea di cosa sta votando, non ne capisce le implicazioni né punto né poco. Ma del resto si rivolge a cittadini che ne capiscono meno di lui. Se Dio vuole, nel migliore dei casi, ci sono dei tecnici di partito che non vanno completamente a caso.

Ma soprattutto, abbiamo constatato questa settimana, sia i wrestler che i politici si menano. Schiaffi, spintoni, insulti (ci si potrebbe scrivere un libro su come i wrestler si insultano per attirare a sé il pubblico, se sono buoni, o contro di sé se sono cattivi).

(Una tecnica che usano quelli che devono riuscire a farsi odiare è affermare quello che il pubblico sa essere falso, tipo “ho vinto senza alcun aiuto” o “aboliremo le province”.)

(Letta oggi: “La crisi è finita in Italia e in Europa”. Dove per crisi intende “pazienza”.)

Sia il wrestling che la politica accettano delle convenzioni non scritte. Per esempio: in politica gli accordi si fanno sottobanco, perché nessuno deve mostrare pubblicamente di essere costretto a cedere. Si rispettano determinate forme del gioco democratico, senza le quali l’intera baracca salta. Nel wrestling, si accetta che qualunque tipo di problema personale (ovviamente finto, si tratta di attori) tra due personaggi possa essere risolto prendendosi a mazzate.

Il wrestling ha successo ed è seguito da milioni di persone perché, come osservava Roland Barthes, non un cretino, dentro di noi c’è una parte scimmiesca, animale, che vorrebbe risolvere le cose così. Che se uno ci frega la ragazza o il portafogli o dice cose che ci paiono palesemente cazzate vorrebbe zittirlo con un pugno in testa alla Hulk Hogan. Per fortuna questo istinto viene sublimato attraverso le regole del vivere civile, ma negare che esista, e sia pronto a tornare a galla in condizioni di stress, significa non conoscere il materiale (l’uomo) di cui la politica tratta.

Qui torniamo ai fatti incresciosi della settimana. La coalizione di governo ha approvato una norma vergognosa e in modo vergognoso. I parlamentari del M5S hanno fatto una giusta, sacrosanta opposizione, per lo più senza capirne i motivi, visto che Grillo nel blog ha scritto cose molto inesatte (tipo: Bankitalia deve restare pubblica, che c’entra come i cavoli a merenda). Quello che hanno percepito, però, è che era tutto inutile, che dietro le forme democratiche il Governo stava comportandosi come il ladro che ti frega il portafogli mentre sei distratto, e hanno reagito tirando, metaforicamente, un pugno al ladro.

Lasciamo poi perdere il gesto di Dambruoso, tecnicamente autorizzato a usare anche la coercizione fisica nel suo ruolo. Il fatto è che qui si scontrano due tifoserie contrapposte e, per questo, il clima è insopportabile. I tifosi della forma e del rispetto delle opinioni anche quando sono in chiara malafede hanno le loro ragioni; gli esasperati dal latrocinio di Stato ne hanno altre. Ovviamente hanno anche i loro torti: in malafede gli uni, ciecamente attaccati al blog di Grillo e convinti di essere sempre nel giusto i secondi.

Scrivo questo pezzo sapendo di irritare sia gli uni che gli altri. Il fatto è che per condurre una federazione di wrestling bisogna non essere tifosi. Non puoi affezionarti troppo a un atleta e farlo vincere anche se è fuori forma e il tuo pubblico vuole dell’altro. Allo stesso modo un bravo cittadino non dovrebbe tifare un partito qualunque cosa accada, credendo sia sempre nel giusto, ma fare le sue valutazioni ad ogni singola elezione. Solo in questo modo i politici saranno stimolati a fare le scelte migliori.

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