194. Politica e wrestling

Hulk Hogan Randy Savage Andre The Giant Ultimate Warriror

La politica ha moltissimo in comune col wrestling. Per esempio, sono entrambi finti.

Come nel wrestling, i politici leggono per lo più discorsi scritti da altri e spesso odiano cordialmente quello che sul ring è il loro alleato o sono amici di quello a cui danno mazzate davanti a 20.000 persone.

Nel wrestling i lottatori non devono saper davvero combattere, ma devono sviluppare un’arte specifica che consiste nel creare dei finti combattimenti molto appassionanti. Allo stesso modo metà dei politici non ha idea di cosa sta votando, non ne capisce le implicazioni né punto né poco. Ma del resto si rivolge a cittadini che ne capiscono meno di lui. Se Dio vuole, nel migliore dei casi, ci sono dei tecnici di partito che non vanno completamente a caso.

Ma soprattutto, abbiamo constatato questa settimana, sia i wrestler che i politici si menano. Schiaffi, spintoni, insulti (ci si potrebbe scrivere un libro su come i wrestler si insultano per attirare a sé il pubblico, se sono buoni, o contro di sé se sono cattivi).

(Una tecnica che usano quelli che devono riuscire a farsi odiare è affermare quello che il pubblico sa essere falso, tipo “ho vinto senza alcun aiuto” o “aboliremo le province”.)

(Letta oggi: “La crisi è finita in Italia e in Europa”. Dove per crisi intende “pazienza”.)

Sia il wrestling che la politica accettano delle convenzioni non scritte. Per esempio: in politica gli accordi si fanno sottobanco, perché nessuno deve mostrare pubblicamente di essere costretto a cedere. Si rispettano determinate forme del gioco democratico, senza le quali l’intera baracca salta. Nel wrestling, si accetta che qualunque tipo di problema personale (ovviamente finto, si tratta di attori) tra due personaggi possa essere risolto prendendosi a mazzate.

Il wrestling ha successo ed è seguito da milioni di persone perché, come osservava Roland Barthes, non un cretino, dentro di noi c’è una parte scimmiesca, animale, che vorrebbe risolvere le cose così. Che se uno ci frega la ragazza o il portafogli o dice cose che ci paiono palesemente cazzate vorrebbe zittirlo con un pugno in testa alla Hulk Hogan. Per fortuna questo istinto viene sublimato attraverso le regole del vivere civile, ma negare che esista, e sia pronto a tornare a galla in condizioni di stress, significa non conoscere il materiale (l’uomo) di cui la politica tratta.

Qui torniamo ai fatti incresciosi della settimana. La coalizione di governo ha approvato una norma vergognosa e in modo vergognoso. I parlamentari del M5S hanno fatto una giusta, sacrosanta opposizione, per lo più senza capirne i motivi, visto che Grillo nel blog ha scritto cose molto inesatte (tipo: Bankitalia deve restare pubblica, che c’entra come i cavoli a merenda). Quello che hanno percepito, però, è che era tutto inutile, che dietro le forme democratiche il Governo stava comportandosi come il ladro che ti frega il portafogli mentre sei distratto, e hanno reagito tirando, metaforicamente, un pugno al ladro.

Lasciamo poi perdere il gesto di Dambruoso, tecnicamente autorizzato a usare anche la coercizione fisica nel suo ruolo. Il fatto è che qui si scontrano due tifoserie contrapposte e, per questo, il clima è insopportabile. I tifosi della forma e del rispetto delle opinioni anche quando sono in chiara malafede hanno le loro ragioni; gli esasperati dal latrocinio di Stato ne hanno altre. Ovviamente hanno anche i loro torti: in malafede gli uni, ciecamente attaccati al blog di Grillo e convinti di essere sempre nel giusto i secondi.

Scrivo questo pezzo sapendo di irritare sia gli uni che gli altri. Il fatto è che per condurre una federazione di wrestling bisogna non essere tifosi. Non puoi affezionarti troppo a un atleta e farlo vincere anche se è fuori forma e il tuo pubblico vuole dell’altro. Allo stesso modo un bravo cittadino non dovrebbe tifare un partito qualunque cosa accada, credendo sia sempre nel giusto, ma fare le sue valutazioni ad ogni singola elezione. Solo in questo modo i politici saranno stimolati a fare le scelte migliori.

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4 pensieri su “194. Politica e wrestling

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