Archivio mensile:marzo 2014

198. Manager Moretti: viva la sincerità

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Mi immagino l’uomo tornare a casa, fiero di sé stesso, dell’alta posizione raggiunta e della considerevole pagnotta. Confida che la moglie lo accolga con una lauta cena, preparata con l’amore che merita un marito che porta a casa all’incirca 3000 euro al giorno.

E invece no.

“Tu sei un senza palle, Mauro.”

Mauro è Mauro Moretti, Amministratore Delegato di Trenitalia. Un uomo innamorato di sua moglie. Perdutamente innamorato. Perché solo un cretino innamorato di una casalinga arrivista può lasciarsi scappare una fesseria come “Se mi tagliano lo stipendio di 850.000 euro all’anno me ne vado”.

Solo per fare il finto duro con una shampista da due soldi può essersi lasciato scappare una frase di tale tracotante idiozia.

I manager pubblici se ne andranno all’estero se taglieranno loro gli stipendi. Visti i risultati ottenuti, a vendere pizze.

Lo so, forse state pensando che s è lì qualcosa di buono deve averlo fatto. Ma vi tolgo subito il dubbio: il suo operato è stato difeso da Casini.

(Io i dirigenti pubblici li pagherei sulla base dei risultati ottenuti. Ma l’Italia potrebbe affrontare questa ondata di nuovi poveri?)

(Povero Moretti, forse ho esagerato. Sono giorni che tutti gli danno addosso. Avrebbe proprio bisogno di un amico. Oltre a quelli che lo hanno messo lì, intendo.)

Io non ne faccio una questione di stipendio. Quello è becero populismo. Se il tuo valore aggiunto è tale che avere te anziché un altro come Amministratore mi fa guadagnare più di quanto ti pago, sarebbe stupido mandarti via. Il problema è che il “capace” Moretti dirige un’azienda i cui servizi fanno schifo, i conti sono in rosso, il prestigio è sottozero e tra le varie cose è sotto inchiesta per non essersi “accorto” che i suoi fornitori facevano cartello e gli vendevano i pezzi di ricambio a un prezzo più alto di quello di mercato. Ah, ma ce li siamo proprio meritati, i nostri 3000 euro al giorno.

Il discorso di Moretti avrebbe senso se vi fosse un costante passaggio dal pubblico al privato. Se, cioè, le partecipate pubbliche fossero in concorrenza con i privati per accaparrarsi i migliori manager. Ma questo non succede, perché sono invece usate per piazzare amici, parenti e compagni di partito e nella mia esperienza non mi è mai capitato di vedere un grosso dirigente pubblico ottenere risultati tali per cui un privato sia stato tentato di offrirgli più di quanto pagasse lo Stato.

Che per inciso, stante l’ingordigia della nostra classe digerente VOLEVODIRE dirigente, non si è limitata a promuovere piccoli faccendieri a grandi manager.

Ecco un semplice grafico:

Stipendi grossi manager

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E quindi niente, pure su questo Moretti diceva cazzate: lo stipendio medio dei manager pubblici in Italia è tra i più alti al mondo.

Necessario è privatizzare per costringere i manager a confrontarsi coi risultati, con investitori che non vogliono perdere i loro soldi affidando le società a degli incapaci. Senza ciò, è impensabile che siano politici e faccendieri vari della vecchia guardia ad ammettere di essere dei buffoni. Del resto, basta vedere quali priorità si pone Scilipoti…

scilipoti preparato