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181. Mandela reloaded

mandela pills

Il 5 dicembre 2013 è morto Mandela. Questa per i giornali è l’occasione buona per sfornare articoli preparati da tempo, i famosi coccodrilli. Pezzi dunque studiati, rifiniti, pregiati, specie quando si parla di personalità di livello mondiale come Mandela.

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Il bello è che in un primo momento aveva concluso “Muore a 94 anni”. Poi hanno fatto notare che c’era un errore e han corretto l’età.

Quindi Mandela è il padre dell’apartheid. E la madre è sempre incinta.

Il Giornale chiama Mandela padre dell’apartheid. “Sembra sempre impossibile, finché non viene fatto”.

Poi sono partite le frasi di cordoglio di politici e celebrità. Per lo più si sono limitati a citare una frase del Premio Nobel per la Pace, ma qualche volta sono stati più creativi.

“Peccato che sia morto, a fine 2014 si sarebbe ripreso” (Letta)

“Un uomo a cui ho voluto bene, anche se in 27 anni di carcere non mi ha mai telefonato” (Cancellieri)

“Macchè morto, ho visto un documentario che prova che Mandela è Dio e può dare i suoi poteri a Jim Carrey” (Tatiana Basilio)

“Chi era quel baluba?” (Borghezio)

“Morto Manddela. Una D è muta” (Tarantino)

“Non ho mai riso delle battute sulla morte di Mandela” (Vendola)

E insomma, tutti amavano Mandela a parte Id.

Di sue biografie ne troverete a bizzeffe. La retorica abbonderà per giorni e giorni. I vasetti di nutella col nome Mandela andranno a ruba.

Io, dopo aver parlato per tutta una sera di lui con un mio amico sudafricano, ho smesso di credere nei santi. Specialmente nei santi in politica. Mi ha raccontato la storia di un uomo che si è fatto 27 anni di carcere, che non ha consentito ai suoi seguaci di lasciarsi andare alla stupida vendetta, ma anche che, una volta salito al potere, si è arricchito a dismisura, ha intestato beni pubblici ai figli, ha portato il Sudafrica a livelli di corruzione prima sconosciuti.

Lo scrittore premio Nobel per la letteratura J. M. Coetzee lo ha ricordato dopo la sua morte come “l’ultimo dei grandi uomini”, pur avendone in passato riconosciuto alcuni errori, errori di cui si fa carico egli stesso. Coetzee, infatti, per anni appassionatamente in lotta contro l’apartheid, riconobbe che per la fretta di porre fine a un’ingiustizia si era operato un passaggio troppo rapido che stava portando ampie zone del Paese all’anarchia. Coetzee decise di emigrare in Australia e ci regalò capolavori disperati come “Vergogna”.

Non dico queste cose per gettare discredito su Mandela e nemmeno per improvvisarmi suo biografo. Dico queste storie perché a me piace ricordarlo così. Come un uomo che, come dice Coetzee “doveva la sua autorità morale al fatto di aver ripudiato la violenza e aver sofferto in prima persona” e che ha potuto fare da ponte tra due culture “grazie alla sua educazione vittoriana vecchio stampo e alla sua comprensione della cultura bianca, oltre che nera”. Come un uomo che, anche per chi volesse criticarlo, si ergerà sempre come un gigante rispetto ai suoi wannabe epigoni come il dittatore dello Zimbawe, Mugabe, che, preso il potere in una nazione ricchissima, non ha saputo far altro che espropriare le famiglie degli ex coloni, depredare e ridurre uno stato a un deserto in cui tutti si azzannano gli uni con gli altri. Un uomo che però non è esente da errori e tentazioni. Gli uomini possono combattere una battaglia giusta nel modo sbagliato, possono combattere cento battaglie giuste e una no, possono essere tentati dalle donne, dal denaro o dalla vanità. Questo è normale, anche per gli uomini più grandi che ci siano. Ognuno di noi fa questa esperienza nel proprio animo e sa cosa può indurlo in errore. Per questo trovo che, alle tante belle lezioni che Mandela ci ha lasciato, si possa aggiungere questa: che nessun uomo deve mai essere lasciato solo al potere, che dobbiamo essere in grado di distaccarci anche dal personaggio che amiamo di più per esprimere critiche e farci le nostre opinioni.

Che poi è anche quel che diceva Mandela. “L’educazione è la forza che cambia il mondo. Grazie all’educazione la figlia di un contadino può diventare un medico”. E chi segue può correggere chi guida.

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Il bellissimo fotomontaggio è dell’ottima Ilaria Ruggeri. Bentornata su queste pagine 🙂

175. Mi si è annodata la lingua

supereroi lavavetri di talento

Ieri qualcuno di voi avrà potuto sentire la mia voce in radio. Per pochi secondi. C’è questo programma di Radio2 che seleziona su twitter le migliori battute del giorno su un determinato argomento, dopodiché ti chiama, ti chiede di leggere il tuo tweet, ti registra e ti manda in onda.

L’argomento di ieri era il discorso della Cancellieri in Senato.

La cancellieri: “Sono intervenuta in altri 100 casi”. E forse dovrebbe scegliersi meglio gli amici.

Oggi mi hanno richiamato.

Berlusconi: “I miei figli si sentono come Ebrei sotto Hitler”. La sottile differenza tra una doccia a gas e una jacuzi con le bolle.

Ecco, in entrambi i casi ho parlato come un subnormale. Sono abituato a sentirmi dire che parlo troppo rapido e quindi ho cominciato a sillabare lentamente come se stessi cercando di farmi leggere le labbra da uno dall’altro lato della strada. Ci vuole dell’abitudine per stare su un mezzo nuovo. Mi è successo sul palco, a teatro, mi è successo sul blog. Succede a tutti quando cambiamo ambiente, se non siamo troppo stupidi per capire che le cose vanno fatte in modo diverso a seconda delle circostanze, o almeno POSSONO essere fatte in modo diverso.

Anche in politica la gente si adagia. Su “Ha ragione Silvio e se non sei d’accordo sei un comunista”. Su “Ha ragione Grillo e se non sei d’accordo sei un servo della kasta”. Su “Ah, ci fosse la buonanima li farebbe rigare tutti dritti”. Su “Ah, perché non ci sono più i comunisti di una volta e se non sei d’accordo sei un fascista/servo della trojka”. Anche solo sul “Va tutto male perché l’Italia fa schifo”.

Va tutto male perché vengono quotidianamente fatte cose sbagliate. Per esempio mesi fa sottolineai come fosse da pagliacci annunciare roboantemente la sospensione dell’IMU senza spiegare quali fossero le coperture e oggi Saccomanni dichiara sgomento che la copertura non c’è, come fosse un incidente imprevedibile.

Potremmo dire che il realista è un pessimista che cita le fonti.

Ma sto andando fuori strada, proprio perché le cose possono essere fatti in mille modi e lo stesso inizio può avere mille sviluppi. Quello che volevo dire è che a me piace sperimentare. Cerco di fare in modo che questo blog non sia sempre uguale e di lasciare ampi spazi all’improvvisazione, anche a costo di toppare e, qualche volta, di deludere i miei lettori abituali.

Ma a me piacciono le persone che discutono chi ha idee diverse, che ascoltano quando non sanno, che provano quando se la sentono. Che si incuriosiscono di tutto e che finito un libro pensano che avrebbe anche potuto essere completamente diverso.

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172. Il giorno di tutti

Gioconda scheletroUna settimana che non si fa che discutere di voto palese o voto segreto sulla decadenza di Berlusconi. Tutti danno per accettato che non si deciderà su come ritene di debba applicare il diritto, ma sul calcolo elettorale.

L’Italia, il Belpalese.

(Pensiero filosofico: Berlusconi decade, l’uranio decade, le labbra della Santanchè stanno ancora su)

Dunque, due novembre. La festa della Repubblica, giusto?

La fila al cimitero era così lunga che pensavo fosse uscito l’ottavo libro di Harry Potter.

Comunque, se volete portarvi avanti con gli auguri, tra un anno sarà la festa di quelli che avranno creduto a Saccomanni quando ha detto che la crisi è finita.

(A proposito di auguri: il bambino de Il sesto senso è da mezzanotte che si è messo a mandare gli auguri a tutti i suoi amici e non ha ancora finito.)

Per il giorno dei morti dedichiamo un minuto di silenzio a un grande uomo che ci ha lasciato pochi giorni fa. Un uomo a cui tutti dobbiamo molto. Kadir Nurman, l’inventore del kebab.

Roast in peace. (@Zziagenio78)

Roast in peace. Come sta scritto sulla sua lapide girevole.

Grillo invece è da un anno che grida a tutti “SIETE MORTI!” però non ha fatto ancora gli auguri a nessuno, non si fa.

Sono egocentrico. Stamattina ho pensato: “Oggi è la festa di quelli come me prima del caffè”.

Sono stato così preso in questi giorni che non ho nemmeno scritto un pezzo sul Datagate. Obama dice che dovrei, ho scritto un sacco di messaggi divertenti su whatsapp sull’argomento. Nei prossimi giorni provvedo.

In realtà ero troppo concentrato sulla letteratura. Volevo scrivere una poesia dedicata ai costumi di Halloween. Ho già l’inizio: “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”.

Ho anche la fine: “Ed è subito strega”.

In tutto ciò, l’argomento del giorno parrebbe essere quello delle intercettazioni alla Cancellieri. In sostanza il ministro della Giustizia telefonò alla compagna di Ligresti (già tangentaro ai tempi di Mani Pulite e ora agli arresti domiciliari per aggiotaggio – ECCO IL TESTO DELL’INTERCETTAZIONE) per garantire il suo pieno appoggio morale e per affermare che avrebbe sollecitato chi di dovere per la scarcerazione della figlia. In sé non vi sono chiare tracce di reato (bisognerebbe sapere chi ha sollecitato e come, ma siccome c’è il rischio che abbia sollecitato un giudice, non lo sapremo mai). Fatto sta ed è che quando sei in una certa posizione certe promesse sarebbe meglio non farle. Più interessante l’intercettazione fatta alla figlia di Ligresti che spiega che il figlio della Cancellieri nel ruolo di amministratore delegato aveva fatto danni enormi, ma non poteva essere cacciato perché troppo protetto. Segno ennesimo di un intreccio di finanzia, industria e politica dove le competenze contano poco e sono forse addirittura dannose. Ma vorrei anche sapere chi ha diffuso queste intercettazioni, visto che NON INTEGRANO ALCUN CAZZO DI REATO. Allora, o sono stati i giudici, o sono stati i carabinieri. Lo hanno fatto violando esplicite norme penali e io vorrei che si cominciasse un’indagine su questi delinquenti e che si arrivasse alle loro dimissioni. Almeno da chi pretende di essere il custode della legge pretendiamo il rispetto della legge, no?

Almeno abbiamo scoperto come risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri. Basta schiacciare Ctrl+Alt+Cancellieri. (Leggermente modificata da @linopetrosino)

La Cancellieri comunque si è difesa. “Senza il mio intervento la Ligresti poteva morire”. Era stata affidata ai medici di Cucchi.

Ma la cosa più brutta che è emersa da queste intercettazioni è un pensiero che vi regalo per Halloween, in ritardo. Da incubo.

zucca cancellieri

 

 

 

 

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