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198. Manager Moretti: viva la sincerità

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Mi immagino l’uomo tornare a casa, fiero di sé stesso, dell’alta posizione raggiunta e della considerevole pagnotta. Confida che la moglie lo accolga con una lauta cena, preparata con l’amore che merita un marito che porta a casa all’incirca 3000 euro al giorno.

E invece no.

“Tu sei un senza palle, Mauro.”

Mauro è Mauro Moretti, Amministratore Delegato di Trenitalia. Un uomo innamorato di sua moglie. Perdutamente innamorato. Perché solo un cretino innamorato di una casalinga arrivista può lasciarsi scappare una fesseria come “Se mi tagliano lo stipendio di 850.000 euro all’anno me ne vado”.

Solo per fare il finto duro con una shampista da due soldi può essersi lasciato scappare una frase di tale tracotante idiozia.

I manager pubblici se ne andranno all’estero se taglieranno loro gli stipendi. Visti i risultati ottenuti, a vendere pizze.

Lo so, forse state pensando che s è lì qualcosa di buono deve averlo fatto. Ma vi tolgo subito il dubbio: il suo operato è stato difeso da Casini.

(Io i dirigenti pubblici li pagherei sulla base dei risultati ottenuti. Ma l’Italia potrebbe affrontare questa ondata di nuovi poveri?)

(Povero Moretti, forse ho esagerato. Sono giorni che tutti gli danno addosso. Avrebbe proprio bisogno di un amico. Oltre a quelli che lo hanno messo lì, intendo.)

Io non ne faccio una questione di stipendio. Quello è becero populismo. Se il tuo valore aggiunto è tale che avere te anziché un altro come Amministratore mi fa guadagnare più di quanto ti pago, sarebbe stupido mandarti via. Il problema è che il “capace” Moretti dirige un’azienda i cui servizi fanno schifo, i conti sono in rosso, il prestigio è sottozero e tra le varie cose è sotto inchiesta per non essersi “accorto” che i suoi fornitori facevano cartello e gli vendevano i pezzi di ricambio a un prezzo più alto di quello di mercato. Ah, ma ce li siamo proprio meritati, i nostri 3000 euro al giorno.

Il discorso di Moretti avrebbe senso se vi fosse un costante passaggio dal pubblico al privato. Se, cioè, le partecipate pubbliche fossero in concorrenza con i privati per accaparrarsi i migliori manager. Ma questo non succede, perché sono invece usate per piazzare amici, parenti e compagni di partito e nella mia esperienza non mi è mai capitato di vedere un grosso dirigente pubblico ottenere risultati tali per cui un privato sia stato tentato di offrirgli più di quanto pagasse lo Stato.

Che per inciso, stante l’ingordigia della nostra classe digerente VOLEVODIRE dirigente, non si è limitata a promuovere piccoli faccendieri a grandi manager.

Ecco un semplice grafico:

Stipendi grossi manager

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E quindi niente, pure su questo Moretti diceva cazzate: lo stipendio medio dei manager pubblici in Italia è tra i più alti al mondo.

Necessario è privatizzare per costringere i manager a confrontarsi coi risultati, con investitori che non vogliono perdere i loro soldi affidando le società a degli incapaci. Senza ciò, è impensabile che siano politici e faccendieri vari della vecchia guardia ad ammettere di essere dei buffoni. Del resto, basta vedere quali priorità si pone Scilipoti…

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179. Il bilancio dello Stato spiegato a Duke Nukem

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Questa è la sensazione che volevo trasmettere alla fine del pezzo scorso, che potete trovare QUI. Non è necessario leggerlo prima di questo. Ma almeno dovreste sapere che stavo cercando di spiegare a Duke Nukem perché l’Italia deve recuperare ogni anno, fino al 2028, una quarantina di miliardi di euro all’anno.

Non male, pensando che ultimamente facciamo finanziarie da 4-5 miliardi. Ma ce la possiamo fare? La risposta da vero duro dei film anni 80 è “Ce la dobbiamo fare”. Poi il vero duro spegne il sigaro e carica il mitragliatore, le donne sudano e svengono travolte dall’ormone, i ragazzetti lo invidiano e cominciano a fare palestra, i nemici capiscono che se la passeranno brutta. Tutti noi siamo come Duke Nukem. Siamo stupidi e duri. Non vogliamo mollare, perché abbiamo una vita sola. Ma non vogliamo passare la vita a studiare tutto quello che potrebbe andare male. Vogliamo gettarci in avanti e goderci quella sparatoria che è la vita, se possiamo. Mi spiegherò in parole semplici, sarò lieto di essere smentito, e poi mi butterò tutto questo dietro le spalle e tornerò a scrivere post più allegri.

Ricordate. Già abbiamo 40 miliardi di euro all’anno da buttare a riduzione del debito pubblico, e DOBBIAMO tirarli fuori. E fin qui va bene. I soldi presi a prestito dovremo restituirli, prima o poi. Ma sarà finita?

Il bilancio dello Stato italiano è strutturato più come un preventivo che come un consuntivo.

Fase 1. Alla voce “entrate” vengono iscritte le somme che si prevede di acquisire e a quelle “uscite” quelle che si prevedono di spendere.

Fase 2. Si individuano i soggetti creditori e debitori, le somme in entrata vengono dette “acquisite” e quelle in uscita “impegnate”, indipendentemente dalla riscossione.

Fase 3. L’eventuale deficit di bilancio deriva dalla sommatoria algebrica delle entrate accertate e delle spese impegnate.

In Italia le cifre sono più o meno queste: lo Stato (più enti locali e enti di previdenza) ha circa 800 miliardi di spese impegnate finanziate con circa 800 miliardi di entrate accertate. A questo si sommano altri 50 miliardi circa di spese coperte dall’emissione di debito pubblico.

Già se notate che che dobbiamo ridurre di 40 miliardi all’anno il debito pubblico e ci indebitiamo di 50 la cosa comincia ad assumere un carattere surreale, ma per questo un spiegazione c’è, anche se per oggi ve la risparmio.

Il problema è: cosa succede se quegli 800 miliardi di entrate accertate non vengono mai riscossi? Per Duke Nukem è brutto avere davanti 850 nemici e solo 800 pallottole, ma è ancora più brutto se di quelle 800 diverse decine le hanno dei suoi amici che non vede da decenni.

Limitandoci allo Stato centrale, di 463 miliardi di entrate tributarie accertate per il 2012 ne sono stati riscossi 404. Ancora peggio per le entrate non tributarie. Il totale delle entrate accertate e non riscosse è 243 miliardi. Di questi non è dato sapere quanti verranno mai recuperati o sono di riscossione incerta. Ma siccome la cifra continua ad aumentare, anziché restare costante, è legittimo temere brutte notizie. In sostanza ci stiamo massacrando per recuperare 40 miliardi all’anno per il sixpack, salvo poi scoprire tra un po’ di anni che i nostri bilanci sono fatti col culo e che bisogna ricominciare tutto da capo.

Io non sono un economista. Prendete con le pinze quello che dico. Ma secondo me è impossibile risolvere questa situazione senza mettere mano ai diritti quesiti, penso in particolare alle pensioni retributive e alle promozioni garantite nel pubblico.

L’indice ha premuto il grilletto, il proiettile è partito, qualche testa dovrà saltare. Chi vi dice che potrà essere indolore, mente.

Ricordo che potete mettere un like alla pagina Facebook di Chi Non Muore a QUESTO LINK.

 

Per una analisi molto più tecnica della questione, vi rimando a QUESTO articolo.

178. Il Sixpack spiegato a Duke Nukem

AY4VVS1384726059Ci sono momenti in cui ci credo, al futuro dell’Italia* e altri momenti in cui ci credo un po’ meno.

Quando ci credo, vado a dire in giro a tutti di darsi da fare. Li prego di studiare sodo e mantenersi informati, perché ci aspettano tempi duri. Dovremo riparare tutti i danni fatti da una classe politica cialtrona, disonesta e incompetente che a quel punto mangerà omogeneizzati al tartufo in pensionati pagati da noi.

Quando non ci credo penso che i grafici di economia sono chiari e utili, che una norma giuridica sintetica ed efficace produce un piacevole senso di affidabilità, che fare corpo nei momenti di crisi è un istinto naturale dell’uomo. Che tutte queste cose sono belle, ma che immaginando il futuro dell’Italia mi vedo sudato, con la barba sfatta, il viso impiastricciato di fango e grasso da motore, un mitra a tracolla. Mi vedo ad assalire all’arma bianca una bufala allo stato brado, da qualche parte della Campania. Lordarmi di sangue dopo averla fatta a pezzi a col mio coltellaccio da venticinque centimetri per poi urlare selvaggio il mio diritto, in quanto procacciatore di cibo, ad accoppiarmi con la femmina migliore. Vedo tatuarmi “CHI NON MUORE” con ferri roventi sulla coscia. Ora indosso giacca e cravatta e faccio un lavoro che implica di saper parlare almeno tre lingue, ma tutto questo in futuro potrebbe non servire a molto.

Siamo in uno di quei momenti in cui bisognerebbe lanciare una monetina per decidere se studiare tanto o imparare a usare un fucile a pompa.

Intanto vi racconto cos’è il sixpack. Usando le parole semplici semplici che userei per non fare incazzare Duke Nukem. Sputate a terra il vostro sigaro e leggete. Contate 250 parole da ora, prima di sparare.

Come qualcuno saprà, i Paesi aderenti all’Euro hanno firmato il cosiddetto sixpack. Il concetto è che è molto difficile creare strutture comuni, soprattutto finanziarie, tra paesi con economie molto diverse. Soprattutto tra paesi con un debito assurdo e altri senza questo problema. Si tratta di un’osservazione che fecero tutti gli europei quando l’Europa si allargò a 27, ma gli europei non sono l’Europa e a ste cose ci arrivano prima.

Per creare i presupposti delle suddette strutture comuni, tutti i paesi indebitati fino al collo si sono impegnati a ridurre il deficit e il debito. Facendola breve: devono accumulare surplus finanziario, ovvero mettere in cassa più soldi di quelli che poi daranno ai cittadini in termini di servizi. Fino al 2028. Per l’Italia è previsto un surplus finanziario del 5%, e non vado a calcolarmi a quanto corrisponde perché mi sto allenando a scrivere mentre pulisco il caricatore del mio fucile Remington 870. Leggo di stime di 40 miliardi all’anno. Molto più di quello che tutti assieme potremo razziare con arco e frecce quando tutto sarà crollato. Inutile dire che sono previste tante brutte cose per i Paesi che non operano secondo i patti.

Alla fine del gioco Duke Nukem caga nella testa del mostro, ma noi, se avremo questa soddisfazione, l’avremo tra quindici anni, col tasso di crescita attuale. Forse ci conviene comprare un cesso altrove.

E questa, che può sembrare una cattiva notizia, in un certo senso non lo è. Vuole anche dire che l’Europa ci crede ancora. Draghi, per consentire ai paesi più sfigati (come l’Italia) di raggiungere l’obiettivo anche in presenza di una crescita orribile, ha tagliato i tassi. Ci stanno provando davvero, nonostante tutti i segni nefasti. Sono convinti che la storia finirà come per l’unificazione delle due Germanie. Che finiranno con le economie che lentamente si faranno simili. Tutto quello che ho detto non è un segreto, né una notizia. C’è chi ci crede. La cattiva notizia è un’altra e me la tengo per il prossimo numero. Tenete a mente, per allora, quella cifra di 40 miliardi all’anno.

In esclusiva, intanto, una foto del Presidente del Consiglio dell’Italia nel 2028, secondo le più avvedute proiezioni.

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* O dei territori che compongono l’Italia, se le spinte autonomiste di Alto Adige, Veneto, Val d’Aosta, Sicilia e Sardegna dovessero mai condurre a qualcosa.

176. Letta ha le palle d’acciaio

Letta Palle d'Acciaio

Letta si bulla: “In Europa mi dicono che ho le palle d’acciaio”. Un flipper. (@elmorisco)

Letta lo chiamano “Palle d’acciaio”. “Culone inchiavabile” era già preso.

Letta: “Pensano di me che ho gli attributi”. Dice palle.

Letta: “Dicono di me che ho le palle d’acciaio”. Non ha capito che gli hanno dato del coglione inossidabile. (@marcosalvati)

Superletta

 

 

Prende a esempio Berlusconi che non faceva altro che dirsi da solo quanto fosse stimato in Europa, credibile, amico di Bush e di Putin, eccetera, eccetera, eccetera. Di Berlusconi non ci libereremo mai, fintanto che sarà visto come il modello di carisma da seguire da chiunque.

(L’immagine è tutto. Nel tentativo di risollevare la propria popolarità, la Cancellieri ha dichiarato di essere stata lei a urlare “LIBERATE IL KRAKEN!”)

Ma forse abbiamo frainteso e chiamano Letta “Palle d’acciaio” si riferendosi al suo modello politico.

Tafazzi-giacomo

 

 

 

E insomma, rispetto agli ultimi pezzi so che questo sembra un po’ vuoto. Ma la vera notizia di questi giorni è che, pensa un po’, le previsioni di crescita del Governo è risultato fossero troppo ottimistiche (e non è che lo fossero molto), che la copertura per sospendere il pagamento della seconda rata dell’IMU non c’è (e non è che l’IMU dovesse essere il nostro primo pensiero) e che quindi si stanno verificando tutte cose che avevo previsto ad agosto perché semplicemente erano ovvie, e coloro che avevano sostenuto il contrario mentivano sapendo di mentire o erano utili idioti.

Nel bene e nel male, tutta l’attenzione pubblica viene catalizzata dalla frase surreale e fuori luogo di turno, i fatti si perdono. Come se Cesare fosse passato alla storia per aver detto “Veni, vidi, vici” senza aver prima conquistato la Gallia.

E quindi insomma Letta ha le palle d’acciaio e noi siamo i birilli.

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PS: Il Jeeg Robot è di @giulysua, Superletta è di @morenomari. Le battute di @elmorisco e @marcosalvati sono, pensate un po’, di @elmorisco e @marcosalvati. Followateli se avete twitter!

171. Renzi, Destra e Sinistra

destra sinistraIn un libro di Milan Kundera, a un giovane viene chiesto di preparare alcuni cartelloni per una manifestazione del Partito Comunista Cecoslovacco. Questi ci si mette con entusiasmo, ma quando poi si arriva al vaglio del caposezione, le cose non vanno per il verso giusto.

Questi ne prende uno e lo legge. “Per un’Europa comunista, per una famiglia comunista”.

“Molto bene”, dice, “ma dobbiamo ancora decidere cosa intendiamo. La fedeltà comunista contro la promiscuità borghese, o la libertà sessuale comunista contro la repressione borghese? Finché non abbiamo deciso, meglio soprassedere”.

Ho l’impressione di assistere ancora a discussioni di questo genere quando si parla di “destra” e di “sinistra”. In particolare quando ci si chiede se Renzi è ancora, o meno, di sinistra. Fondamentalmente le parole destra e sinistra sono un convenzione. Le utilizziamo per indicare i due partiti di un sistema bipolare o i due estremi di un sistema multipartitico, dove per estremi non si intende che sono l’uno l’opposto dell’altro, ma che difficilmente troveranno un accordo per governare assieme.

Prendiamo ora quattro caratteristiche che possono essere utilizzate per individuare un partito.

1) Punti strategici. Corrispondono a pochi punti fermi, chiari, che puntano a un elettorato che in essi riconosce senza se e senza ma. Per contro perderò chi ha la posizione diametralmente opposta e diverrò anzi con questi inconciliabile. Facciamo rientrare in questo punto anche le istanze di carattere autonomista/indipendentista/territoriale.

2) Struttura interna al partito. In Italia la questione è stata messa in ombra fino a poco tempo fa, oggi invece è molto dibattuta. Il Pdl (Forza Italia?) diviso tra i fedeli al leader e i congressuali, la Lega rivoltata come un calzino, il Pd che fa delle primarie un punto di forza, Grillo che promette la democrazia elettronica partecipativa. Come le nuove idee emergeranno in un partito dipende dalla sua struttura interna.

3) Più Stato vs Meno Stato. In generale una tipica distinzione tra formazioni politiche consiste nella quantità di intervento statale che si ritiene auspicabile. Vi è chi prometterà di ridurre la spesa e i poteri del pubblico e chi vorrà aumentarli regolamentando. Spesso a questa distinzione corrisponde anche una posizione sul mercato del lavoro: chi è meno propenso all’intervento statale sarà anche favorevole a meno vincoli per le imprese e viceversa. Non è però detto, come si vede nei paesi nordici.

4) Più valori tradizionali vs più progressismo,  scientificità e laicità. “Piano col cambiare i valori dei miei nonni che hanno combattuto sul piave” vs “Ehi, lo fanno tutti, vuoi che rimaniamo indietro proprio noi?” Si spiega da sé, direi.

Ovviamente non solo le sfumature sono infinite, ma le combinazioni lo sono. I Radicali sono laici e liberali. La DC era statalista e tradizionalista. Il PC era statalista e progressista, ma molto poco statalista quando si trattava di reprimere la criminalità di cui andavano ricercate le cause sociali. Ecc. ecc. ecc.

In questo senso “destra” e “sinistra” sono parole vuote. Verranno utilizzate ancora a lungo coi contenuti che daremo loro domani.

Quello che è interessante del discorso di Renzi è che si sta spostando “a destra” perché per anni la “destra” ha fatto una politica di “sinistra”. La spesa pubblica è cresciuta, la burocrazia pure, non si è liberalizzato un bel niente. La polemica destra vs sinistra si è trasformata in una polemica interna al PD perché la destra ufficiale è sclerotizzata attorno a Berlusconi e al suo carisma personale.

Renzi sta andando a colmare un vuoto e, se non l’avesse fatto lui, lo avrebbe fatto qualcun altro. Ovviamente abbiamo ancora tantissimi legami emotivi con queste due parole e facilmente ci arrabbiamo con chi si appropria delle “nostre” parole per dire qualcosa che non corrisponde alle “nostre” idee. Ma potrebbe anche essere una buona occasione per concentrarsi finalmente sulle idee, costringendo i politici a metterle sul piatto, e non sulle parole.

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PS so che stavolta non vi ho fatto ridere. Ma perché dovrei farlo io, quando ci ha già pensato Gaber?

168. Un vaso di nutella col mio nome

fidatevi italianiLetta: “L’Italia è indietro con l’agenda digitallle.” Le due “L” in più sono un errore dello stenografo.

Letta: “L’Italia è indietro con l’agenda digitale.” Con ciò intendendo che Zanonato non riesce a scaricare l’antivirus.

Per Fassina le agendine della banca vanno bene lo stesso.

(Fassina crede nelle nuove tecnologie. Lui è uno che ha bisogno del correttore automatico anche quando pensa.)

Ma il fatto è che questo Governo ci è nato, in ritardo. Ho sostenuto fino a poco fa che far cadere il governo adesso fosse folle, ma l’ultima, annunciata legge di stabilità ha modificato i parametri. Le larghe intese dovrebbero avere come scopo di imprimere un’azione profonda nello stato, su pochi punti condivisi, confidando in una larga maggioranza parlamentare. Se devono condurre a una sostanziale paralisi non hanno senso. Non mi metto nemmeno a fare un’analisi dettagliata degli interventi annunciati, che verranno pure probabilmente annacquati e stravolti in parlamento. Tutti i commenti sono unanimemente negativi. Ne faccio proprio una questione di rapporto Stato-Cittadino. Anche in carenza di fondi alcune cose si possono fare. Eliminare la burocrazia, per esempio. Questo comporta una riduzione dei costi e libera risorse dei cittadini. Per esempio la vendita di immobili. Non attraverso Invimit, la nuova, ennesima costruzione dello Stato per vendere gli immobili inutilizzati, il cui Amministratore Delegato è il fu capo gabinetto di Tremonti, memore della bella esperienza di Patrimonio S.p.a. Bisognerebbe fare una gara tramite un fondo privato che venda al miglior offerente, invece se va bene venderemo tramite amici ad amici di amici. Si potrebbero nazionalizzare le droghe leggere. Liberi immediatamente risorse della polizia (che tanto questa battaglia la sta perdendo, visto che acquistare una canna è facile per chiunque), sottrai risorse alla mafia e alla camorra, guadagni miliardi in tasse.

Ma quello che sta accadendo è che ci stanno spezzando la schiena. Con le tasse, con le bugie, con il non cambiare nulla, col farci sentire rassegnati. Salviamo Alitalia. Diamo incentivi ai gestori di slot-machines. Sappiamo tutti che queste cose sono sbagliate, nessuno è così coglione da non capirlo. Ma non possiamo fare niente, organizzare un partito da zero è un casino. Sanno che la gente diventerà davvero violenta solo quando non avrà più da mangiare e sperano che ciò non accadrà per qualche favorevole congiuntura internazionale che farà un po’ ripartire l’economia. Intanto prendono i soldi dove ci sono. Dove non si può scappare. Io ho svolto un lavoro di tre anni per una pubblica amministrazione. Ora, per certificarmi il lavoro già svolto, mi chiedono 150 euro mai pattutiti. Ma che servizio ho avuto, io, in cambio di quei 150 euro? Che giustificazione hanno? Loro il lavoro lo hanno avuto, a me il certificato serve. Se lo fa un privato, si chiama estorsione.

Non siamo più alla politica spendacciona. Siamo più a livello del Valvassore medievale che, avendo contratto debiti col Vassallo, spreme i servi della gleba fintanto che può e intanto fa la vita da castello.

Grazie a Dio è una cifra che posso permettermi, ma mi ha fatto sentire frustrato. Avevo voglia di antidepressivi, di cioccolato, e per questo mi sono ordinato un vaso di nutella personalizzato col nome sopra. Ma siccome non voglio dimenticare con chi sono arrabbiato, perché sono arrabbiato, sul vaso di nutella ho fatto scrivere: SUDDITO.

Ricordo che potete mettere un like alla pagina Facebook di Chi Non Muore a QUESTO LINK e che è un bel modo per supportare chi scrive. Anche mentre wordpress fa le bizze e non mi lascia ingrandire le immagini.

167. Nobel e Ignobel 2013 – PARTE SECONDA

una_vignetta_sulla_crisi_finanziaria_globale_a_opera_della_satira_in_diretta_a_cura_dello_studio_d_arte_andromeda_al_festival_dell_economia._-_29_05_2009_imagelargeTanto per cominciare, permettetemi di essere soddisfatto di me. Nell’ultimo pezzo avevo previsto il Premio Nobel alla Munro e ho indovinato. Non chiedetemi i numeri del lotto, però, che quelli sono monopolio dei fantasmi dei nonni.

In realtà la considerazione che mi ha fatto scommettere sulla Munro è essenzialmente di carattere politico, quindi sono un po’ triste per avere indovinato. Del resto non è una cosa nuova. François Mauriac, premio Nobel, diceva che il Nobel non lo vince mai il miglior scrittore, ma il miglior moralista. Diciamo che vincere il Nobel è come diventare Ministro per l’Economia: non vuol dire che sei il miglior economista, anzi, se succede è un po’ un caso.

(Nobel per la Letteratura a una canadese. Scrive freddure.)

Nobel per la Pace all’Opac, l’agenzia che si occupa dello smantellamento delle armi chimiche di chi non finanzia l’Opac.

In Svezia sono strani. Danno il Nobel per la Pace all’agenzia che lotta contro le armi chimiche, ma non aiutano l’Italia quando c’è da diffondere il bidet.

A proposito di armi chimiche: nessuno vuole accettare la salma di Priebke. Io, per pace e per contrappasso, lo cremerei.

Morto Priebke. È stato il dispiacere per non aver vinto il Nobel per la Pace.

Morto Priebke. Dopo la guerra si era convertito al cattolicesimo. Ma lui non è riuscito a diventare Papa.

Morto Priebke, in ottima salute fino a 100 anni. Perché mangiava i fagiolini da 80 euro al kg di Berlusconi.

(Per chi se lo fosse perso: la Pascale racconta che, prima che arrivasse lei a prendersi cura di Silvio, Berlusconi pagava i fagiolini 80 euro al kg. Praticamente si aspettava che voi viveste con 5 kg di fagiolini al mese)

Ma torniamo ai Nobel. Nobel per l’Economia a Fama, Shiller e Hansen. Ma lo meritava l’ortolano di Berlusconi.

Premio Nobel per l’Economia a Fama, Shiller e Hansen. Il secondo ha criticato il primo e il terzo si è limitato a fornire gli strumenti a tutti e due. Premiarli assieme è un po’ come dire che duemila anni fa dovevano vincere la causa Gesù, Caifa e Ponzio Pilato.

Nobel per l’Economia a Fama e Shiller, che sostengono tesi diametralmente opposte. AVETE ROTTO IL CAZZO CON STE GRANDI INTESE, CAPITO?

Ma per me il momento più atteso dell’anno è quello dei premi igNobel.

Proseguendo dal post precedente, per esempio: Premio igNobel per la Biologia e l’Astronomia a Eric Warrant per aver dimostrato che lo scarabeo stercorario si orienta guardando la via lattea. Così non deve abbassare il mento per guardarsi attorno.

Premio igNobel per la Psicologia a Laurent Bègue, Brad Bushman, Oulmann Zerhuni, Baptiste Subra e Medhi Oura per aver dimostrato che le persone ubriache sono convinte di essere attraenti. L’esperimento si è svolto osservando gli ubriachi che provavano a limonarsi uno specchio.

Premio igNobel per Ingegneria e Sicurezza al compianto Gustano Pizzo per un meccanismo che intrappola, impacchetta e catapulta fuori dall’aereo i dirottatori, attaccati a un paracadute. Il mirabolante sistema si compone di Steven Segal più un paracadute.

Premio igNobel per la chimica a Shinsuke Imai, Nobuaki Tsuge, Muneaki Tomotake, Yoshiaki Nagatome, Tsuyashi Nagata e Hideiko Kumgai per aver dimostrato che il meccanismo per cui tagliare le cipolle ci fa piangere è più complicato che trascrivere i nomi degli autori di questa ricerca senza refusi.

Premio igNobel per l’Archeologia a Brian Candrall e Peter Stahl per aver mangiato un toporagno morto e aver passato i giorni successivi a esaminare le proprie feci per capire quali ossa vengono digerite dagli umani e quali no. Buone notizie, pare che noi italiani ancora per un po’ non moriremo di fame.

Premio igNobel per la Salute Pubblica a Kasian Bhanganada, Tu Chayavatana, Anunt Tonmukayakul, Piyaskol Sakolsatayadron, Kirit Komoratal, e Henri Wild per la tecnica medica prescritta per un’epidemia di amputazioni del pene in Siam, tecnica che però non raccomandano nel caso che il pene amputato sia stato parzialmente mangiato da una papera. (No, questa non è una battuta)

(Un pene mangiato da una papera. Tutti i papaveri d’Italia si toccano.)

Premio igNobel per la Probabilità a Bert Tolkamp, Marie Haskell, Fritha Langford, David Roberts e Colin Morgan per aver mostrato che più una mucca è stata sdraiata a terra, più è probabile che si alzi (Mucca 1 – Italia 0) e che inoltre dopo che la mucca si è alzata, non è facile prevedere quando si sdraierà di nuovo (e poi il vero Nobel per l’economia è andato a chi ha dimostrato che non è facile prevedere l’andamento dei mercati. A sto punto lo avrei dato a quelli delle mucche).

Premio igNobel per la Pace all’amato dittatore bielorusso Lukashenko e ad un suo anonimo ufficiale. Il primo per aver reso illegale applaudire in pubblico, il secondo per avere arrestato un uomo con un braccio solo accusandolo di avere applaudito.

(C’è anche un detto buddista: “Che rumore fa una mano sola che applaude?” “CLANK CLANK di chiavi e di cella!”)

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