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74. Il fenomeno del niente

Dadi fumettoUna delle cose più ridicole di questa campagna elettorale è il rapporto che si sta creando tra giornalisti e fact checking. Si continua a parlare della verifica delle esternazioni del politico come di una curiosa novità, un segno dei tempi, un fenomeno di costume che forse rivelerà il suo senso in futiro. Una cosa come gli hashtag di Twitter. Come i Sanremo vinti dalla stelletta venuta dai reality show. Qualcosa che i giornali riportano a titolo di curiosità, lasciandolo comunque a blogger e cittadini voleterosi, insomma, mica ai valorosi reporter. Robe da Popolo della Rete.

Mi immagino il direttore del Corriere di Megalopoli che sbuffa divertito: “Dai, vabbe’, pubblicatemi un trafiletto sulla moda del fact checking. Datelo da fare a quello nuovo.”

Queste robe da Popolo Della Rete.

Qualche giorno fa, verso l’una di notte, su RAITRE, durante il programma di distruzione della credibilità nazionale chiamato Tribune Politiche, l’intervistatore si rivolge a Ingroia pressapoco con queste parole: “Oggi è circolata su twitter la voce che a Mira a un assessore del Movimento 5 Stelle sono state ritirate le deleghe perché rimasta incinta”.

Pausa. Davvero ha citato come fonte che è circolata la voce su Twitter? Davvero davvero?

SARESTI UN GIORNALISTA, RAZZA DI PATETICO TANGHERO, VAI A VERIFICARE! MISERABILE NULLITÀ CHE TI SPACCI PER UN PROFESSIONISTA! SCIACALLO, VERGOGNA DELLA RAZZA UMANA, LARVA SUCCHIATRICE DI SOLDI PUBBLICI! RADIATELO DALL’ORDINE! Si sente gridare a casa mia, improvvisamente simile alla curva dell’Olimpico durante il derby.

Controfigure di giornalisti. Controfigure di controfigure di giornalisti. Esseri umani che potrebbero essere sostituiti da manichini per crash test.

Pensavo poi che Ingroia, da magistrato qual è, avrebbe subito detto di non poter rispondere a una mera diceria. E invece nemmeno una piega di labbro, un tic dell’occhio, un qualunque cenno di dubbio. Un assalto frontale a Grillo il fascista che nemmeno Stallone nei suoi film più truci, senza mai perdere l’aria da addormentato che fa molto chic.

E io imbufalito che preparavo le molotov e mi facevo tatuaggi tribali sulla pancia. Perché le bufale clamorose non sono limitate a internet. Non sono solo cose da Popolo della Rete.

Pubblicando la cosa su Facebook osservo anche l’interessante reazione di una mia amica, giornalista veneta, che scrive: “Di che ti stupisci? Sono TG nazionali, qui siamo ai confini dell’impero, anche per i colleghi: abbiamo fatto a malapena notizia quando siamo finiti sott’acqua…”.

Non credo proprio che sia il punto. Dobbiamo cominciare a chiederci da cosa è mossa l’informazione. Quante notizie leggiamo, su importanti quotidiani, che come fonte citano altri giornali, che citano siti internet, che citano articoli che alla fine non citano le fonti? Quanti articoli abbiamo letto, di recente, che raccontano per filo e per segno come si è svolto l’ultimo conclave, quando è fatto noto che tutto ciò che avviene nel conclave è segreto e non può essere rivelato senza incorrere nella scomunica? Ho addirittura visto citare inesistenti memorandum dei cardinali.

Che è come se mi dicessero di aver letto la vera storia della morte di Kennedy sul diario di Kennedy. Insomma, porco cazzo, se uno usa la logica capisce che non può essere vero! E non ne serve neanche tanta!

Anche qui siamo al livello del pettegolezzo e pure sotto. Dopo aver cominciato a fare il fact checking, dovremmo pure cominciare a fare il news checking. Magari Repubblica e il Corriere comincerebbero pure a darci spazio. “Un sito di ragazzi preparati che verificano se stiamo pubblicando panzane.” Questo non li riguarda, perché i giornali non fanno più giornalismo.

Quelle cose da Popolo della Rete. Quelle altre cose da Mondo dell’Informazione. Dobbiamo vendere giornali. Allora per vendere i giornali le bufale vanno benissimo. Funzionano su internet, perché il meccanismo dovrebbe essere diverso?

Dobbiamo proteggere chi compra le pubblicità sui nostri giornali e i partiti che ci finanziano. Coccolare il nostro lettore tipo, mescolando sapientemente ciò che vuole sentirsi dire a ciò che i nostri referenti vogliono che gli diciamo.

Stiamo parlando di un meccanismo che non è più aderente alla realtà. Notizie che non esistono, notizie gonfiate, notizie che sono tali solo perché sono state dette da qualcuno, notizie che semplicemente non sono notizie. Quello che i politici dicono e che non riguarda i programmi nemmeno dovrebbe essere pubblicato. Non è una notizia. Non sono niente. Questi giornali che si occupano continuamente di non-notizie non sono informazione, sono addetti stampa. Sono casse di risonanza. Si urlano addosso l’uno all’altro e alla base non c’è niente. Non so come dirlo facendo ridere perché il niente è niente. Chiedetemi di far ridere su una cazzo di stanza vuota, non è mica facile. “Ehi! Guarda lì è come un.. un… un NIENTE, CAZZO!”

Si contraddicono da soli. Libero titola che secondo l’università di Oxford il programma migliore è quello del Pdl. Confida che il 90% delle persone legga solo il titolo. Se si leggono i dati, Oxford considera il programma del Pdl il peggiore, migliore solo di quello del Pd. Il Pd viene ridicolizzato. Al primo posto in quasi tutti i criteri considerati c’è FARE, poi Monti. La falsità generalizzata. La spudoratezza. Queste cose da Popolo Italiano.

Non possiamo cambiare il mondo in cui viviamo da un giorno all’altro. Ma iniziamo a pretendere che quando qualcuno viene scoperto in evidente, indifendibile fallo, vada a fare un lavoro diverso. Abbiamo cominciato con Giannino, ora vediamocela con quelli potenti.

Perché io posso anche andare in curva a incazzarmi, ma poi voglio vedere gente che gioca e non che si vende le partite. Se no di che stiamo a parlare?

61. La confessione, gli indizi, le prove

asshole repulsiveComunque Berlusconi è andato in TV a dire che recuperare alcuni miliardi di euro per tagliare le tasse è facilissimo e si può fare in molti modi e che lui non l’ha fatto perché aveva altre priorità. A me come confessione basta.

Tuttavia i candidati di centrosinistra dovrebbero fare meno ironia sulla restituzione dell’IMU. Almeno finché Prodi non ci avrà restituito l’eurotassa come promesso nel 1999.

E poi. E poi sono un po’ stanco. Questa campagna elettorale è interminabile e soprattutto è vuota. Non capisco se gli italiani se ne accorgano, ma la sfacciataggine con cui i politici vanno in tv a non dire niente o ad essere ridicolmente vaghi fa quasi ridere. E quando non sono vaghi sono contraddittori.

Per esempio D’Alema. Nella stessa intervista riesce a dire che non c’è il PD dietro lo scandalo Monte dei Paschi di Siena e che va loro riconosciuto il merito di aver cacciato Mussari un anno fa. A parte che “cacciato” non è sinonimo di “nominato presidente dell’ABI”, se lo hai cacciato un anno fa vuol proprio dire che sei tu che lo hai nominato e gli hai lasciato in mano MPS per sei anni.

Facciamo una prova. “Amore, non ti ho mai tradita! E comunque le due gemelline con cui ho scopato ieri non contavano nulla per me!”

La contraddizione la vedono tutti? Anche i fan di D’Alema?

Poi appunto c’è la vaghezza. Programmi costruiti sui valori, sui principi, sulla valorizzazione del territorio, su l’Italia è il paese più bello del mondo e bisogna amarlo. Non le cifre, non i nomi dei futuri ministri (nei paesi anglosassoni vengono sempre indicati prima, sana abitudine).

Facciamo una prova. “Signore, vuole lavorare per me? Facciamo una cosa fighissima che ancora non posso dirLe, finanziati di non so quanto da qualcuno che non posso rivelarLe, e avrà su di Lei un capo potentissimo di cui non posso fare il nome.”

Non ci chiedono di scegliere. Ci chiedono la fiducia cieca. Bersani soffre della sindrome del Titanic. Si vede come Di Caprio che ti piglia da dietro e ti chide “Ti fidi di me?”. Ogni tanto spara qualche bischerata tipo “Potremmo fare una patrimoniale”, come se una manovra che ha avuto effetti recessivi ovunque sia stata adottata fosse diventata adesso la genialata del secolo.

Facciamo una prova. Bersani ti si avvicina mentre sei sulla prua di una barca, sorride sornione e ti chiede: “Ti fidi di me?”. E intanto si infila dei quanti di lattice e inizia a svitare un grosso barattolo di vaselina.

E pure l’agenda del tecnico Monti non ha numeri verificabili. Però ha nomi. Candida gente come Alberto Monaci, consigliere d’amministrazione di Monte dei Paschi di Siena durante la gestione Mussari e l’acquisizione di Antonveneta. Gente come Casini, genero di Caltagirone, socio di MPS. Gente come Rutelli, che prendeva l’aereo di stato per andare a vedere le partite. Gente come Curto, l’uomo che ha preso più voti che votanti, ma secondo il TAR della Puglia “non c’è prova di broglio elettorale”.

Facciamo una prova. Arriva un uomo con gli occhiali e la faccia seria. Vi chiede di affidargli i vostri soldi, che lui ne sa a pacchi. Poi vi presenta la sua squadra: il conte Dracula al tesoro, Al Capone agli interni, Hitler alla difesa e Freddie Kruger alle telecomunicazioni.

Poi arriva Giannino, che si veste come un deficiente, ma almeno si presenta con dei numeri e una ricetta economica che, sostanzialmente, combacia con quella suggerita dal Fondo Monetario Internazionale. E il sito ANSA come lo presenta? “FARE, la lista che punta sul rilancio del turismo”.

Il programma è stato scritto da economisti come Boldrin e Zingales, noti in mezzo mondo, e tu lo spacci per il partito dei guidatori di gondole.

Facciamo una prova. “Vi presento Albert Einstein, l’uomo famoso in tutto il mondo per il suo taglio di capelli! Un applauso per Albert Einstein!”

Non voglio mettermi a fare pubblicità a Giannino. Mi chiedo fino a che punto può essere marcio un Paese in cui la comunicazione è così alterata.

Ma la cosa più divertente dell’informazione italiana è come cerca di ammodernarsi. Tutti a fare i fighi: “Ora facciamo il fact checking! Mega figata!”. Cos’è il fact checking? È controllare se i numeri e i dati che sparano i politici sono palesi stronzate o potrebbero almeno ipoteticamente essere veri.

Cioè è il giornalismo politico. Non è un’aggiunta opzionale. Non è una moda del momento: è come dire “Da oggi le nostre auto avranno le ruote! WOOOOOOO!”. Cioè, che cazzo avete fatto fino ad oggi?

Facciamo una prova.