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120. All’armi, siam bambini.

canettiIl premio Nobel per la Letteratura Elias Canetti, noto pacifista, racconta nella prima parte della sua autobiografia un episiodio agghiacciante. Quando era molto piccolo, dice, si arrabbiò tremendamente con un’altra bambina. Erano da soli in una vasta proprietà di campagna. Elias, vista un’ascia usata per far legna, la afferrò e si diede a inseguire la compagna con l’intenzione di farla a pezzi.

Canetti non si nasconde. Dice chiaro e tondo che voleva ucciderla e che senza l’intervento della madre l’avrebbe fatto. Eppure questo non vuol dire che avesse l’intenzione di uccidere come la intenderemmo in un adulto. Quasi è diventato uno stereotipo quello del bambino che sevizia un uccellino o una lucertola e solo dopo che la bestiola è morta capisce l’enormità di ciò che ha fatto, anche se fin da subito sapeva che la morte esiste.

Un bambino non vuole perdere i giocattoli, però li perde. Non vuole rompere i giocattoli, però li lancia in aria. Non vuole cadere e farsi male, ma cade perché non ha il controllo dei propri movimenti e a volte cade da posizioni pericolose, perché non capisce fino in fondo il concetto astratto di “immutabile”, “definitivo”, “irreparabile”.

Fucile per bimbi

Forse avete già visto questa immagine. Si tratta di un fucile in miniatura, leggero, calibrato apposta per essere usato dai bambini. “Il mio primo fucile”, dice la pubblicità. E il padre che lo regala al figlio già si vede camminare nella foresta con un piccolo sé al fianco, in giacca di tweed, a caccia di lepri e fagiani.

Qualche settimana fa un bambino di cinque anni ha usato questo fucile per ammazzare la sorellina di due.

Pensate che il fucile per bambini è fatto apposta senza elementi piccoli, che magari il piccolo ci si soffoca.

Pensate che il fucile per bambini è in commercio anche in color rosa shocking, per non discriminare le femminucce che sognano di diventare come Sarah Palin. Presto la join venture coi produttori di “Barbie sterminatrice di rari lemuri” e “Barbie torturatrice in Iraq.”

Pensate che il fucile per bambini è venduto separatamente dalle chiavi di sicurezza che potrebbero impedire a un colpo di partire accidentalmente. Che un bambino a cinque anni dovrebbe anche essere responsabilizzato, ma se i genitori sono frignoni, gli affari sono affari.

Pensate che in quasi tutti i paesi occidentali è vietato vendere una scala senza i gommini sotto la base, in modo che se per caso te la appoggi su un piede anziché sul pavimento, ti fa un livido anziché tagliarti un dito: però la Crickett ha prodotto nel 2008 la bellezza di 60mila fucili.

Sui bambini dovrebbero scrivere: “Tenere fuori dalla portata dei genitori idioti”.

Sui bambini dovrebbero scrivere: “Attenzione: potrebbero credere a ciò che dite”.

Riporta oggi l’Ansa che, sempre negli USA un bambino di quattro anni ha ucciso con una pistola un altro bambino di undici che cercava di disarmarlo, perché per gioco la stava puntando contro uno di due.

Tutto questo per dire cosa?

1) Calcolare le conseguenze delle proprie azioni non è naturale per l’uomo. Impara a farlo col tempo, nei limiti delle proprie capacità intellettuali e di quello che gli viene insegnato;

2) Desiderare fortemente qualcosa (es. Che tuo figlio venga con te a caccia) non è necessariamente una buona ragione per farlo – vedi punto 1);

3) Dare in mano alla gente qualcosa che non capisce porta necessariamente a conseguenze imprevedibili e forse indesiderabili (ecco perché, ad esempio, le norme in materia fiscale non possono essere oggetto di referendum: tutti voterebbero per l’abolizione delle tasse e addio Stato).

Siamo tutti bambini di fronte a ciò che non capiamo. Se vogliamo che la democrazia non sia meramente formale, e che quindi non vada verso il disastro totale solo perché una regia occulta la guida e la condiziona, bisogna investire enormi risorse sui cittadini, fin da giovani, perché possiedano più strumenti possibili per leggere la realtà. Anche per questo bisogna riformare la scuola, premiare il merito, e magari cominciare fin dalle medie a insegnare rudimenti di diritto ed economia.

Diversamente saremo comunque indottrinati secondo le circostanze e le esigenze storiche, come i nostri nonni quando ascoltavano questo:

Stessa posizione sostenuta anche, ad esempio, da Annamaria Lusardi in questa bella INTERVISTA

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