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191. Legge elettorale vecchia fa buon brodo.

UovoNessuno è perfetto. Ma proprio nessuno. Per esempio, io mi ritengo una persona intelligente: tuttavia mi mancano alcune qualità come l’attenzione ai dettagli in uno spazio di tre dimensioni e la pianificazione logistica, qualità che sarebbero essenziali a un ingegnere. Se le avessi, non mi sarebbe capitato di comprare dado e tortellini senza realizzare che nella nuova casa non possiedo ancora né mestolo né cucchiaio.

Mentre pazientemente raccoglievo un tortellino alla volta col cucchiaino da tè, pensavo a come è possibile che uno come Renzi, attentissimo alla sua immagine pubblica e contornato di esperti e supporti di ogni genere, abbia fatto l’errore di incontrare pubblicamente Berlusconi.

Delle due l’una, mi son detto: o per qualche ragione inconfessabile era assolutamente necessario un incontro a quattr’occhi tra i due (e farlo di nascosto era ancora più pericoloso), oppure Renzi ha peccato di superbia e ha pensato di poter gestire i media meglio dell’ex Cavaliere. In questo caso ha fatto male i suoi conti: Berlusconi non ha perso tempo a fargli i complimenti, ovvero giocandogli il peggior tiro possibile.

Veniamo però all’accordo che pare abbiano raggiunto, cominciando dalla legge elettorale. Si tratterebbe di un sistema proporzionale (voti il partito e, a seconda dei risultati ottenuti, questo manda deputati in Parlamento), con liste bloccate (non puoi esprimere preferenze: a Roma sono candidati Tizio, Caio e Sempronio per il PD, se il PD ottiene molti voti vanno su tutti e tre, se no i primi due, o solo il primo o nessuno) e un premio di maggioranza alla coalizione che superi il 35%. In caso nessuna delle due coalizioni raggiunga tale soglia, la maggioranza verrebbe comunque assegnata tramite un ballottaggio tra le prime due coalizioni.

In sostanza il premio di maggioranza, seppure dato con un ballottaggio, potrebbe andare a un partito che aveva inizialmente preso meno del 30%. Un po’ strano, visto che la Corte Costituzionale ha appena dichiarato l’incostituzionalità del Porcellum perché poteva portare a premi di maggioranza eccessivi.

Lo scopo della norma, ovviamente, è impedire il ripetersi della grande coalizione. In un Paese attualmente spaccato in tre si è deciso di operare un taglio drastico e scrivere una legge che dia tutto in mano a un partito solo evitando il logoramento di una convivenza forzata. Praticamente si cerca di fare un presidenzialismo senza elezione diretta del Presidente, perché questo richiederebbe una riforma costituzionale. Tuttavia nel presidenzialismo vi è il Parlamento a fare da contrappeso, se il Presidente si spinge troppo oltre. In questo sistema, chi si opporrà a una eventuale larghissima maggioranza di cheerleeder di Berlusconi/Renzi/Grillo?

Ecco, Grillo. Quella che non capisco è la rabbia del M5S. Con un proporzionale puro non avrebbe mai potuto vincere. Non accetta alleanze per principio e non sarebbe mai arrivato al 50%. Mentre potrebbe benissimo arrivare al ballottaggio – e allora chissà che potrebbe succedere.

Per quel che riguarda la soglia di sbarramento (5% per i partiti in coalizione, 8% per quelli che corrono autonomi), trovo che sia sbagliatissima. Di fronte a un premio di maggioranza così alto, sarebbe giusto allora consentire all’opposizione di essere tanto variegata quanto la società civile (che vota) vuole. Non vi è più la ratio di impedire il ricatto dei piccoli partiti ai grandi, visto che a governare sarà comunque la coalizione vincente. Se allora gli italiani, esprimendosi col voto, mostreranno di volere in Parlamento un liberale, un verde e magari una cicciolina che esprima la loro voce dissenziente, trovo che non vi siano ragioni per impedirlo se non in malafede. L’opposizione serve a dare visibilità a idee differenti e in Italia ce n’è un gran bisogno.

La critica maggiore che si può fare a questa legge sta però nello spirito: a fronte della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità del porcellum, è veramente frustrante vedere gli sforzi che si stanno facendo per costruire una nuova legge il più possibile simile ad esso. Se ne avrà l’occasione, non ho dubbi che la consulta boccerà anche questa e per gli stessi motivi. Potrebbero però volerci otto anni.

Considerazione finale: con tutto questo parlare di legge elettorale, non si è prestata particolare attenzione alla proposta di Renzi di abrogare il bicameralismo perfetto e riformare il Titolo V della Costituzione. Si tratta di una cosa quasi ovvia da fare. Non ha nemmeno osato troppo: io sarei per il monocameralismo puro e semplice e, tra le due camere, avrei tenuto solo il Senato che costa meno. I malumori interni al PD, però, credo che forniranno presto il pretesto per rallentare prima e bloccare poi questa riforma, consentendo ai nostri vecchi senatori di ricandidarsi ancora e ancora promettendo che la prossima volta il Senato verrà abolito.

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189. L’Italia si divide

Italia divisaIl 27 dicembre il noto cantante Morgan si esibiva a Bari. Il pubblico era in delirio. Anche Morgan era in delirio, me per un cocainomane è più normale. Ad un certo punto sente la vibrazione, coglie l’attimo, l’istinto dello showstopper lo rapisce. Morga si getta a volo d’angelo tra il pubblico (un po’ goffamente, a dire il vero).

Il pubblico si sposta, Morgan si spatascia a terra di faccia.

L’Italia è un posto un po’ così. Il PD si divide, Forza Italia si divide, il pubblico di Morgan si divide.

Per esempio, il Senatore Razzi ha recentemente dichiarato: “Kim Jong-Un è un moderato, non un dittatore”.

Di nuovo l’Italia si divide: da una parte 59.999.999 italiani, dall’altra Razzi.

(Lo diceva già Montanelli: “Non si può governare un Paese dove la stessa cosa si chiama al nord uccello e al sud pesce”.)

(Per inciso: Kim Jong-Un ha fatto fuori lo zio, che forse aspirava a prenderne il posto. E poi Kim Jong-Un era stufo di passare per uno che minaccia a vanvera. Così ha sparso la voce di averlo fucilato con bombe atomiche piccolissime.)

(In realtà lo ha gettato nudo in una fossa piena di cani a digiuno. Che spreco, con tutti i coreani che muoiono di fame.)

(A Maggio si terranno le elezioni in Corea del Nord. Chissà chi vince. Non sto più nella pelle, come direbbe lo zio di Kim Jong-Un.)

(Previsioni mie: al primo posto, il partito comunista di Kim Jong-Un. Al secondo una muta di cani.)

Per tornare a bomba, l’Italia è un Paese che si divide. Sempre. Nord e Sud. Palermo e Catania, Pisa e Firenze. Centocelle e Parioli. Coppi e Bartali, Inter e Milan, prendete l’esempio che volete. L’Italia si divide sempre e i governanti fanno l’impossibile per negarlo o impedirlo. Una volta eletti la loro preoccupazione è tenere tutti uniti, tutti buoni, dire che se si dividono sbagliano.

Se ci dividiamo sbagliamo. Se abbiamo interessi diversi sbagliamo.

E quelli che provano a guidare la rivoluzione la pensano allo stesso modo. NOI SIAMO IL POPOLO. NOI SIAMO LA GENTE.

La casta esiste, ma esistono anche le distinzioni e forse andrebbero rispettate. Prendo a prestito uno status di Facebook del mio amico Corrado.

“Non ci sono girondini o montagnardi, ci sono solo cittadini francesi!!!111”. 
“Abbiamo decapitato tutti i girondini. L’abbiamo fatto insieme, sanculotti e montagnardi, senza distinzioni politiche!!!11!”
“Ok, sanculotti decapitati. Non dai termidoriani, ma dai cittadini francesi uniti!!11”

Oggi il tema torna sottilmente d’attualità per via del dibattito sulla legge elettorale. Tutti i sistemi proporzionali proposti di pongono il problema della governabilità. “Come governare un Paese che si divide?” Come impedire a chi non la pensa come noi di organizzarsi?

E il problema è serio, perché se ognuno volesse un partito tutto a sua immagine e somiglianza finirebbe per votare solo se stesso. Ma è anche mal posto, perché si tratta pur sempre di far fare agli italiani quello che non vogliono. Perché ci dividiamo. Perché tanto non capiamo.

L’Italia è un Paese che si divide. Ma il nostro momento più glorioso, negli ultimi 1000 anni, fu probabilmente quello dei comuni. Un maggioritario secco è sempre il meglio. Gli eletti devono mettersi di fronte a un gruppo territoriale che li conosce, li monitora e se gli girano le palle non li rielegge. Allora gli eletti non si divideranno alla cazzo di cane, perché se questo porta al disastro i loro concittadini verranno sotto casa a prenderli a scarpate nel culo. I comuni erano divisi, in competizione tra loro, ma quando il Barbarossa pensò di venire nella penisola a fare lo splendido, si unirono e gli spaccarono il culo come neanche Gandalf con gli orchi al fosso di Helm.

L’ennesima rivoluzione calata dall’alto non ci serve. Ma forse qualcuno di voi non sarà d’accordo, tanto l’Italia è un Paese che si divide.

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