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195. Ei fu. (L’Italia cambia verso.)

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Le recenti manovre interne al PD stanno generando molte perplessità. Nella vecchia base che non si riconosce nelle aperture renziane al neoliberismo, nei pentiti del centrodestra che mal vedono l’aperto supporto di De Benedetti, in alcuni renziani della prima ora, nei vendoliani, dei dalemiani, nei serracchianiani e insomma in tutti a parte Renzi, sua moglie e sua madre, e di sua moglie conoscendo le donne non sono sicuro.

Probabilmente la manovra sembra affrettata e raffazzonata per una principale ragione, ovvero che lo è: ma credo che sia da discutere solo della convenienza o meno, per Renzi, di metterci la faccia, perché del Governo Letta, alla prova dei fatti, c’è poco da salvare.

Fatti due conti, infatti, Renzi ha visto che il Governo Letta era già immobile prima che lui vincesse le primarie e ha calcolato che lo sarebbe a maggior ragione rimasto ora. Ai senatori del PD di ala vecchia guardia non sarebbe parso vero di starsene in panciolle senza cambiare niente, lasciando il partito a fare una figuraccia alle europee e amministrative per poi far ricadere la colpa su Renzi. Il rischio era questo. Che poi Renzi, solo per il fatto di essere al Governo, sia in grado di imporre un cambio di velocità, o anche la seppur minima riforma, permettetemi di dubitare. Forse ne dubita anche lui, anche se dubitare di se stesso non pare essere la sua specialità. Tuttavia deve aver deciso che stare in disparte per lui sarebbe stato uno stillicidio, coi fallimenti di Letta che sarebbero ricaduti sulle sue spalle e Forza Italia, M5S e Lega liberi di fare il gioco facile di urlare che tutto va male (senza aver tutti i torti, oltretutto).

Quindi Renzi decide di provarci. Probabilmente, ammesso che prenda la fiducia al Senato, il suo piano prevede di sparare una serie di riforme molto popolari, magari non proprio studiate nei dettagli, sperando che gli altri dicendo “no” alzino il suo livello di popolarità anziché abbassarlo.

Il gioco è rischioso, ma forse è l’unica carta a disposizione di Renzi per non bruciarsi. Inoltre ci sono un paio di considerazioni che potrebbero avere avuto un certo peso nella decisione dell’ancora per poco sindaco di Firenze:

1) Tra due mesi si rinnovano un sacco di consigli di amministrazione di partecipate pubbliche. Sono posizioni di potere enormi. Per Renzi piazzare i suoi uomini significa garantirsi un futuro politico almeno nel breve termine.

2) Tra quattro mesi si rinnova la Commissione. L’Italia ha diritto di scegliere un Commissario Europeo di peso che potrebbe essere, ad esempio, quello al Mercato Interno.

3) Tra sei mesi comincia il semestre italiano di Presidenza del Consiglio Dell’Unione Europea. Si tratta di avere il potere di dettare l’agenda e consizionare le priorità dell’Unione Europea. Inoltre vuol dire cominciare a instaurare un dialogo privilegiato con Cameron, la Merkel, Hollande.

4) La crisi congiunturale è finita. Il che non significa che si stia bene (si sta malissimo e si continuerà a non star bene per un pezzo), ma per un naturale effetto di rimbalzo alcune statistiche tenderanno a un leggero rialzo nel prossimo anno, qualunque sia l’azione del Governo. I giornali parleranno di leggera crescita del Pil, diminuzione dello spread, maggiori finanziamenti concessi dalle banche. E Renzi potrà dire che il merito è suo, visto che la ripresa è cominciata col suo Governo.

Quindi il progetto è in primo luogo di occupare posti di potere, che in generale non è sbagliato: ogni parte politica cerca di farlo, in America è addirittura previsto che tutte le principali cariche amministrative si dimettano quando cambia Presidente per consentire a questo di piazzare i suoi uomini di fiducia. Anzi, se mai è strano che certa gente resti inammovibile per sempre. In secondo luogo, cercare di approvare alcune riforme, o perché ci crede veramente, o perché ritiene che daranno buoni risultati elettorali, facendolo apparire “quello che combatte l’immobilismo”. In terzo luogo, ma che in realtà è la questione più immediata, cercare di apparire più simpatico del Governo Letta, impresa che attualmente potrebbe riuscire pure a Sgarbi e Barnard.

L’operazione piaciona è cominciata cercando di contattare Baricco, Montezemolo e altri personaggi dalla faccia pulita e belloccia.

Indiscrezioni che volevano Baricco al Ministero della Cultura, Montezemolo al Made in Italy, Berlusconi alla Tutela del Maschio Latino.

Le prossime mosse-simpatia prevedono l’introduzione del Ministero della Hoha-hola hon la hannuccia horta horta, la proposta di azzerare la disoccupazione distribuendo le poltrone di Mastrapasqua, il tentativo di giustificare la promessa di una riforma al mese con la frase: “A carnevale ogni scherzo vale”.

Voleva anche dire “Più frittelle per tutti”, ma poi si è ricordato dei cartelloni di Berlusconi e non ha voluto offrire il destro alla facile ironia.

Il gioco è rischioso? Certo. Ma dopo tanti anni in cui lo Stato ha spinto i cittadini in crisi a sperare di risolvere i loro problemi giocando al gratta e vinci, non ci si può stupire se a un certo punto è arrivato il politico che si gioca la poltrona alla roulette.

194. Politica e wrestling

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La politica ha moltissimo in comune col wrestling. Per esempio, sono entrambi finti.

Come nel wrestling, i politici leggono per lo più discorsi scritti da altri e spesso odiano cordialmente quello che sul ring è il loro alleato o sono amici di quello a cui danno mazzate davanti a 20.000 persone.

Nel wrestling i lottatori non devono saper davvero combattere, ma devono sviluppare un’arte specifica che consiste nel creare dei finti combattimenti molto appassionanti. Allo stesso modo metà dei politici non ha idea di cosa sta votando, non ne capisce le implicazioni né punto né poco. Ma del resto si rivolge a cittadini che ne capiscono meno di lui. Se Dio vuole, nel migliore dei casi, ci sono dei tecnici di partito che non vanno completamente a caso.

Ma soprattutto, abbiamo constatato questa settimana, sia i wrestler che i politici si menano. Schiaffi, spintoni, insulti (ci si potrebbe scrivere un libro su come i wrestler si insultano per attirare a sé il pubblico, se sono buoni, o contro di sé se sono cattivi).

(Una tecnica che usano quelli che devono riuscire a farsi odiare è affermare quello che il pubblico sa essere falso, tipo “ho vinto senza alcun aiuto” o “aboliremo le province”.)

(Letta oggi: “La crisi è finita in Italia e in Europa”. Dove per crisi intende “pazienza”.)

Sia il wrestling che la politica accettano delle convenzioni non scritte. Per esempio: in politica gli accordi si fanno sottobanco, perché nessuno deve mostrare pubblicamente di essere costretto a cedere. Si rispettano determinate forme del gioco democratico, senza le quali l’intera baracca salta. Nel wrestling, si accetta che qualunque tipo di problema personale (ovviamente finto, si tratta di attori) tra due personaggi possa essere risolto prendendosi a mazzate.

Il wrestling ha successo ed è seguito da milioni di persone perché, come osservava Roland Barthes, non un cretino, dentro di noi c’è una parte scimmiesca, animale, che vorrebbe risolvere le cose così. Che se uno ci frega la ragazza o il portafogli o dice cose che ci paiono palesemente cazzate vorrebbe zittirlo con un pugno in testa alla Hulk Hogan. Per fortuna questo istinto viene sublimato attraverso le regole del vivere civile, ma negare che esista, e sia pronto a tornare a galla in condizioni di stress, significa non conoscere il materiale (l’uomo) di cui la politica tratta.

Qui torniamo ai fatti incresciosi della settimana. La coalizione di governo ha approvato una norma vergognosa e in modo vergognoso. I parlamentari del M5S hanno fatto una giusta, sacrosanta opposizione, per lo più senza capirne i motivi, visto che Grillo nel blog ha scritto cose molto inesatte (tipo: Bankitalia deve restare pubblica, che c’entra come i cavoli a merenda). Quello che hanno percepito, però, è che era tutto inutile, che dietro le forme democratiche il Governo stava comportandosi come il ladro che ti frega il portafogli mentre sei distratto, e hanno reagito tirando, metaforicamente, un pugno al ladro.

Lasciamo poi perdere il gesto di Dambruoso, tecnicamente autorizzato a usare anche la coercizione fisica nel suo ruolo. Il fatto è che qui si scontrano due tifoserie contrapposte e, per questo, il clima è insopportabile. I tifosi della forma e del rispetto delle opinioni anche quando sono in chiara malafede hanno le loro ragioni; gli esasperati dal latrocinio di Stato ne hanno altre. Ovviamente hanno anche i loro torti: in malafede gli uni, ciecamente attaccati al blog di Grillo e convinti di essere sempre nel giusto i secondi.

Scrivo questo pezzo sapendo di irritare sia gli uni che gli altri. Il fatto è che per condurre una federazione di wrestling bisogna non essere tifosi. Non puoi affezionarti troppo a un atleta e farlo vincere anche se è fuori forma e il tuo pubblico vuole dell’altro. Allo stesso modo un bravo cittadino non dovrebbe tifare un partito qualunque cosa accada, credendo sia sempre nel giusto, ma fare le sue valutazioni ad ogni singola elezione. Solo in questo modo i politici saranno stimolati a fare le scelte migliori.

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186. Battute acide

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S&P taglia la tripla A all’Unione Europea: “Sono troppo divisi”. Immediate le prese di posizione. Junker: “Grossolano errore”. Letta: “Vanno presi sul serio”.

Ieri approvato un documento sull’Unione Bancaria. Vorreste sapere cos’è? Esistono i parlamentari europei per questo. Chiedete alla nostra Iva Zanicchi.

Letta comunque si fa sentire in Europa. “Per i conti pubblici serve un bravo padre di famiglia, non Babbo Natale”. Che non mi sentano i miei nipotini, ma SONO LA STESSA PERSONA PRESIDENTE.

Letta: “Non si possono far gestire i conti pubblici a Babbo Natale”. E niente, anche se si mette il cappello rosso, Grillo al Governo non lo vogliono.

Berlusconi ricattato da Lavitola, che possiede un filmato dell’ex premier mentre fa sesso con due prostitute panamensi. Be’, se Lavitola è ancora vivo almeno possiamo dedurne che Berlusconi non è un mafioso.

Berlusconi fa sesso con due prostitute a Panama. “Me ne dia solo due, sto cercando di smettere.”

Il Corriere titola: “Video di Berlusconi che fa sesso con due prostitute a Panama”. Razzismo è chiamare le due ragazze panamensi pagate per fare sesso con Berlusconi “prostitute” e quelle italiane “escort”.

SCENA REALMENTE ACCADUTA. Mi trovo a Bruxelles uno dei tizi che vengono citati sui giornali come capo dei Forconi. Ci vado a parlare. “Ma quindi come è diventato Presidente?” “Mi ha scelto il popolo.” “Ah, allora è stato eletto?” “VUOI DA BERE? OFFRO IO!”

Cota si faceva comprare le mutande coi rimborsi pubblici e finisce sotto processo. Un genio. Si fa comprare le mutande per finire nella merda.

(Sicilia e Campania da sole possiedono un terzo delle auto blu d’Italia. A conferma che Cota è scemo a farsi comprare le mutande.)

Killer evaso durante un permesso premio. Che devo fare per avere del tempo libero, devo ammazzare qualcuno?

Questi serial killer italiani sono così educati che non ti ammazzerebbero senza aver prima il permesso.

L’assassino aveva ricevuto un permesso perché era gentile ed educato e rispettava le guardie. Giusto per ricordare l’unica virtù che premia in Italia: non rompere il cazzo a chi sta in alto.

(Tutti a scandalizzarsi perché evade uno che era già evaso, ma quando c’è da rieleggere chi ha già rubato la chiamiamo democrazia.)

(Due giorni di social network in delirio con donnette agitate ovunque. Ma che vi agitate, state serene, che il killer di Genova ammazzava solo puttane. Ah, ops.)

(Perdonate la battutaccia maschilista. Posso farmi perdonare offrendovi da bere? Sì? Ah, ops.)

(Comunque l’assassino è stato ricatturato in Francia. Pare che fosse alla finestra di un hotel mentre urlava “DATEMI UN BIDET!”)

E concludiamo con una notizia che ha fatto il giro del mondo. Lampedusa: diffuse foto di immigrati nudi in mezzo al gelo. Chi non muore si rivede.

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181. Mandela reloaded

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Il 5 dicembre 2013 è morto Mandela. Questa per i giornali è l’occasione buona per sfornare articoli preparati da tempo, i famosi coccodrilli. Pezzi dunque studiati, rifiniti, pregiati, specie quando si parla di personalità di livello mondiale come Mandela.

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Il bello è che in un primo momento aveva concluso “Muore a 94 anni”. Poi hanno fatto notare che c’era un errore e han corretto l’età.

Quindi Mandela è il padre dell’apartheid. E la madre è sempre incinta.

Il Giornale chiama Mandela padre dell’apartheid. “Sembra sempre impossibile, finché non viene fatto”.

Poi sono partite le frasi di cordoglio di politici e celebrità. Per lo più si sono limitati a citare una frase del Premio Nobel per la Pace, ma qualche volta sono stati più creativi.

“Peccato che sia morto, a fine 2014 si sarebbe ripreso” (Letta)

“Un uomo a cui ho voluto bene, anche se in 27 anni di carcere non mi ha mai telefonato” (Cancellieri)

“Macchè morto, ho visto un documentario che prova che Mandela è Dio e può dare i suoi poteri a Jim Carrey” (Tatiana Basilio)

“Chi era quel baluba?” (Borghezio)

“Morto Manddela. Una D è muta” (Tarantino)

“Non ho mai riso delle battute sulla morte di Mandela” (Vendola)

E insomma, tutti amavano Mandela a parte Id.

Di sue biografie ne troverete a bizzeffe. La retorica abbonderà per giorni e giorni. I vasetti di nutella col nome Mandela andranno a ruba.

Io, dopo aver parlato per tutta una sera di lui con un mio amico sudafricano, ho smesso di credere nei santi. Specialmente nei santi in politica. Mi ha raccontato la storia di un uomo che si è fatto 27 anni di carcere, che non ha consentito ai suoi seguaci di lasciarsi andare alla stupida vendetta, ma anche che, una volta salito al potere, si è arricchito a dismisura, ha intestato beni pubblici ai figli, ha portato il Sudafrica a livelli di corruzione prima sconosciuti.

Lo scrittore premio Nobel per la letteratura J. M. Coetzee lo ha ricordato dopo la sua morte come “l’ultimo dei grandi uomini”, pur avendone in passato riconosciuto alcuni errori, errori di cui si fa carico egli stesso. Coetzee, infatti, per anni appassionatamente in lotta contro l’apartheid, riconobbe che per la fretta di porre fine a un’ingiustizia si era operato un passaggio troppo rapido che stava portando ampie zone del Paese all’anarchia. Coetzee decise di emigrare in Australia e ci regalò capolavori disperati come “Vergogna”.

Non dico queste cose per gettare discredito su Mandela e nemmeno per improvvisarmi suo biografo. Dico queste storie perché a me piace ricordarlo così. Come un uomo che, come dice Coetzee “doveva la sua autorità morale al fatto di aver ripudiato la violenza e aver sofferto in prima persona” e che ha potuto fare da ponte tra due culture “grazie alla sua educazione vittoriana vecchio stampo e alla sua comprensione della cultura bianca, oltre che nera”. Come un uomo che, anche per chi volesse criticarlo, si ergerà sempre come un gigante rispetto ai suoi wannabe epigoni come il dittatore dello Zimbawe, Mugabe, che, preso il potere in una nazione ricchissima, non ha saputo far altro che espropriare le famiglie degli ex coloni, depredare e ridurre uno stato a un deserto in cui tutti si azzannano gli uni con gli altri. Un uomo che però non è esente da errori e tentazioni. Gli uomini possono combattere una battaglia giusta nel modo sbagliato, possono combattere cento battaglie giuste e una no, possono essere tentati dalle donne, dal denaro o dalla vanità. Questo è normale, anche per gli uomini più grandi che ci siano. Ognuno di noi fa questa esperienza nel proprio animo e sa cosa può indurlo in errore. Per questo trovo che, alle tante belle lezioni che Mandela ci ha lasciato, si possa aggiungere questa: che nessun uomo deve mai essere lasciato solo al potere, che dobbiamo essere in grado di distaccarci anche dal personaggio che amiamo di più per esprimere critiche e farci le nostre opinioni.

Che poi è anche quel che diceva Mandela. “L’educazione è la forza che cambia il mondo. Grazie all’educazione la figlia di un contadino può diventare un medico”. E chi segue può correggere chi guida.

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Il bellissimo fotomontaggio è dell’ottima Ilaria Ruggeri. Bentornata su queste pagine 🙂

176. Letta ha le palle d’acciaio

Letta Palle d'Acciaio

Letta si bulla: “In Europa mi dicono che ho le palle d’acciaio”. Un flipper. (@elmorisco)

Letta lo chiamano “Palle d’acciaio”. “Culone inchiavabile” era già preso.

Letta: “Pensano di me che ho gli attributi”. Dice palle.

Letta: “Dicono di me che ho le palle d’acciaio”. Non ha capito che gli hanno dato del coglione inossidabile. (@marcosalvati)

Superletta

 

 

Prende a esempio Berlusconi che non faceva altro che dirsi da solo quanto fosse stimato in Europa, credibile, amico di Bush e di Putin, eccetera, eccetera, eccetera. Di Berlusconi non ci libereremo mai, fintanto che sarà visto come il modello di carisma da seguire da chiunque.

(L’immagine è tutto. Nel tentativo di risollevare la propria popolarità, la Cancellieri ha dichiarato di essere stata lei a urlare “LIBERATE IL KRAKEN!”)

Ma forse abbiamo frainteso e chiamano Letta “Palle d’acciaio” si riferendosi al suo modello politico.

Tafazzi-giacomo

 

 

 

E insomma, rispetto agli ultimi pezzi so che questo sembra un po’ vuoto. Ma la vera notizia di questi giorni è che, pensa un po’, le previsioni di crescita del Governo è risultato fossero troppo ottimistiche (e non è che lo fossero molto), che la copertura per sospendere il pagamento della seconda rata dell’IMU non c’è (e non è che l’IMU dovesse essere il nostro primo pensiero) e che quindi si stanno verificando tutte cose che avevo previsto ad agosto perché semplicemente erano ovvie, e coloro che avevano sostenuto il contrario mentivano sapendo di mentire o erano utili idioti.

Nel bene e nel male, tutta l’attenzione pubblica viene catalizzata dalla frase surreale e fuori luogo di turno, i fatti si perdono. Come se Cesare fosse passato alla storia per aver detto “Veni, vidi, vici” senza aver prima conquistato la Gallia.

E quindi insomma Letta ha le palle d’acciaio e noi siamo i birilli.

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PS: Il Jeeg Robot è di @giulysua, Superletta è di @morenomari. Le battute di @elmorisco e @marcosalvati sono, pensate un po’, di @elmorisco e @marcosalvati. Followateli se avete twitter!

168. Un vaso di nutella col mio nome

fidatevi italianiLetta: “L’Italia è indietro con l’agenda digitallle.” Le due “L” in più sono un errore dello stenografo.

Letta: “L’Italia è indietro con l’agenda digitale.” Con ciò intendendo che Zanonato non riesce a scaricare l’antivirus.

Per Fassina le agendine della banca vanno bene lo stesso.

(Fassina crede nelle nuove tecnologie. Lui è uno che ha bisogno del correttore automatico anche quando pensa.)

Ma il fatto è che questo Governo ci è nato, in ritardo. Ho sostenuto fino a poco fa che far cadere il governo adesso fosse folle, ma l’ultima, annunciata legge di stabilità ha modificato i parametri. Le larghe intese dovrebbero avere come scopo di imprimere un’azione profonda nello stato, su pochi punti condivisi, confidando in una larga maggioranza parlamentare. Se devono condurre a una sostanziale paralisi non hanno senso. Non mi metto nemmeno a fare un’analisi dettagliata degli interventi annunciati, che verranno pure probabilmente annacquati e stravolti in parlamento. Tutti i commenti sono unanimemente negativi. Ne faccio proprio una questione di rapporto Stato-Cittadino. Anche in carenza di fondi alcune cose si possono fare. Eliminare la burocrazia, per esempio. Questo comporta una riduzione dei costi e libera risorse dei cittadini. Per esempio la vendita di immobili. Non attraverso Invimit, la nuova, ennesima costruzione dello Stato per vendere gli immobili inutilizzati, il cui Amministratore Delegato è il fu capo gabinetto di Tremonti, memore della bella esperienza di Patrimonio S.p.a. Bisognerebbe fare una gara tramite un fondo privato che venda al miglior offerente, invece se va bene venderemo tramite amici ad amici di amici. Si potrebbero nazionalizzare le droghe leggere. Liberi immediatamente risorse della polizia (che tanto questa battaglia la sta perdendo, visto che acquistare una canna è facile per chiunque), sottrai risorse alla mafia e alla camorra, guadagni miliardi in tasse.

Ma quello che sta accadendo è che ci stanno spezzando la schiena. Con le tasse, con le bugie, con il non cambiare nulla, col farci sentire rassegnati. Salviamo Alitalia. Diamo incentivi ai gestori di slot-machines. Sappiamo tutti che queste cose sono sbagliate, nessuno è così coglione da non capirlo. Ma non possiamo fare niente, organizzare un partito da zero è un casino. Sanno che la gente diventerà davvero violenta solo quando non avrà più da mangiare e sperano che ciò non accadrà per qualche favorevole congiuntura internazionale che farà un po’ ripartire l’economia. Intanto prendono i soldi dove ci sono. Dove non si può scappare. Io ho svolto un lavoro di tre anni per una pubblica amministrazione. Ora, per certificarmi il lavoro già svolto, mi chiedono 150 euro mai pattutiti. Ma che servizio ho avuto, io, in cambio di quei 150 euro? Che giustificazione hanno? Loro il lavoro lo hanno avuto, a me il certificato serve. Se lo fa un privato, si chiama estorsione.

Non siamo più alla politica spendacciona. Siamo più a livello del Valvassore medievale che, avendo contratto debiti col Vassallo, spreme i servi della gleba fintanto che può e intanto fa la vita da castello.

Grazie a Dio è una cifra che posso permettermi, ma mi ha fatto sentire frustrato. Avevo voglia di antidepressivi, di cioccolato, e per questo mi sono ordinato un vaso di nutella personalizzato col nome sopra. Ma siccome non voglio dimenticare con chi sono arrabbiato, perché sono arrabbiato, sul vaso di nutella ho fatto scrivere: SUDDITO.

Ricordo che potete mettere un like alla pagina Facebook di Chi Non Muore a QUESTO LINK e che è un bel modo per supportare chi scrive. Anche mentre wordpress fa le bizze e non mi lascia ingrandire le immagini.

164. Questa non è una scissione

questa non è una sfiduciaMomento storico: il PDL si spacca. Chi vuol fare il danno con Berlusconi da una parte, chi non ha fatto niente con Letta dall’altra.

Il PDL si spacca. Per una volta è la destra a copiare il PD.

IL PDL si spacca in due come un cracker. Il PD come le briciole.

La Santanchè durissima con le colombe: “Pronta a dare la testa”. Lo ha detto in inglese.

La Santanchè: “Pronta a dare la testa”. Duemila anni dopo Salomè, finalmente sarà la puttana a pagare.

La Santanchè: “Pronta a dare la testa”. Vien via con poco perché è plastica riciclata.

(Certo che siamo un Paese di sfaccendati. 40,1% di disoccupazione giovanile e nessuno con le competenze per prendere il posto della Santanchè.)

E tutto sto casino e poi Berlusconi vota la fiducia. Costringendo il Devoto-Oli a cambiarne la definizione.

Che poi tutto sto piagnisteo ha un po’ rotto il cazzo. Berlusconi ha il travaglio interiore, Letta si angoscia per il Paese, Napolitano vibra e si commuove. Vogliamo più donne in politica, non più donnette.

Berlusconi non ha dormito cinquantanove giorni, Letta non dorme da due, e chi piglia i pesci in faccia siamo noi.

Letta: “Stanotte non ho dormito”. Fino a ieri sì, però. @giggidelirio

(Che poi lo sanno tutti che rimandare senza affrontare i problemi toglie il sonno.)

Letta comunque si è elogiato da solo per interminabili minuti. Ci mancava solo la risata finale da cattivo dei fumetti.

Letta si è elogiato così tanto che sembrava un venditore della Folletto.

Adesso tutti i politologi stanno a discutere se Berlusconi l’ha tirato nel culo o preso nel culo. Anche se “Travaglio interiore” potrebbe essere un indizio.

Berlusconi è ancora lì, non è ancora decaduto, col colpo di coda finale cerca di restare nei giochi del governo. La prossima mossa dei suoi avversari sarà organizzargli un bunga bunga con Amanda Knox.

(Ma Berlusconi si è portato avanti anche per questo: “Non muoio neanche se mi ammazzano”, ha detto ieri. Creando il panico tra i suoi finanziatori della Mafia.)

Non vi dico che casino non ha fatto il M5S. “O ci date il Governo o niente!” E niente sia.

 

Che succederà ora?

Intanto una premessa. Cosa sarebbe successo se fosse caduto il governo? Come detto nell’ultimo post, ero quasi certo che i deputati Pdl più legati a Cl e che già un anno fa avevano fatto il diavolo a quattro per avere le primarie del centrodestra avrebbero sostenuto Letta. Magari è stato pure tutto in gioco delle parti, anche se non credo. In ogni caso si sarebbe trovata un’altra maggioranza molto più orientata a sinistra. Se non si fosse trovata, l’Italia sarebbe stata praticamente commissariata, almeno nei limiti della legge di stabilità. Sarebbe stato meglio? Chi lo sa, dubito. Certo, non illudiamoci che il primo interesse degli europei non sarebbe stato di ridurre l’esposizione tedesca e francese sui nostri titoli di Stato, dopo una così incredibile prova di masochismo e coglionaggine.

Queste regole che chiudono le scappatoie ai governi inefficienti si stanno abbattendo costantemente sull’Italia che se le autoimpone. Come l’aumento dell’IVA, per parlare di fatti recenti.

Che poi l’Italia è quel Paese in cui il commerciante, dopo essersi lagnato con voi dell’aumento dell’IVA, non vi fa lo scontrino. @Umb80

(Grandi notizie per il mondo dell’impresa: IVA al 22%. Aumenta il vantaggio competitivo di chi evade le tasse su chi le paga.)

In termini più ampi, succede lo stesso con la politica. Si lamentano delle sanzioni UE che sono le stesse da dieci anni, della spesa corrente, del bicameralismo perfetto, della corruzione, ma sempre lì siamo.

Se non si riesce a eliminare il bicameralismo, a questo punto suggerirei almeno questo: separiamo la camera che vota sulle questioni finanziarie e le tasse da quella che controlla l’esercito e la polizia. Che il potere di tassare e quello di reprimere il dissenso siano separati. E chi tassa troppo vada in galera.

PS: visto lo spazio che do sempre alle battute sui supereroi, cito una suggestiva espressione del mio amico Tommaso: “Berlusconi è sempre stato un genio del male, un supercriminale da fumetto come Lex Luthor o il Dottor Destino. E vedere il Dottor Destino soccombere alle trame di un misero figurante opportunista e traditore come Alfano, francamente, mi mette tristezza.” Ecco. Però vorrei rispondere a lui e a tutti coloro che accusano Alfano di aver preso i voti grazie a Berlusconi per poi tradirlo, che il Parlamento esiste apposta per tradire. Il senso di avere un Parlamento con centinaia di persone anziché una sola è per consentire che lo scrupolo di coscienza, la visione sfaccettata degli interessi del Paese e il contatto col territorio possano portare a mettere in discussione le decisioni prese dal leader carismatico.

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