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197. Aggiornamenti flash

beppe_highlander_Renzi ottiene la fiducia alla Camera e al Senato dopo un monologo di ore.

Questa cosa di parlare parlare parlare finché non ti dicono di sì la fa pure mia madre.

(Che poi Renzi si dà un mese per fare le prime riforme e passa due giorni a parlare.)

(I 70 minuti di discorso di Renzi sono stati riassunti da Grillo in un solo dito – @enzofilia)

Renzi non la smetteva più di parlare. Ora capisco perché Mike Bongiorno gli faceva pagare le vocali un milione l’una.

Grillo, costretto dal voto della rete a incontrare Renzi, coglie l’occasione per insultarlo in diretta nazionale. Tutto per lanciare il nuovo servizio della Casaleggio & Associati: “Vota perché Grillo incontri il tuo ex!”

Renzi invia a De Maio un bigliettino chiedendogli se ci sono spazi per un accordo sulle riforme, il parlamentare del M5S lo pubblica sul web.

Praticamente De Maio era uno di quelli che riceveva il bigliettino “Ti vuoi mettere con me?” e lo consegnava alla maestra.

(Il tono del messaggio era così innocente che Renzi deve aver pregato tutto il tempo che De Maio lo pubblicasse.)

Civati alla fine vota la fiducia. “Una fiducia sfiduciata”, precisa. Mia nipote ieri ha ricevuto anche lei un bigliettino a scuola:

“Ti vuoi mettere con me?

– Sì

– No

– Civati”

(Per questa battuta ringrazio @articolisti)

Civati vuole la moglie ubriaca e la botte di Renzi vuota.

Renzi nel suo discorso alle camere propone di dare battaglia contro la burocrazia e per la mobilità dei dirigenti delle P.A. E io già vedo esponenti della destra liberale sostenere che i dirigenti delle P.A. devono essere innammovibili a vita per raggranellare i voti romani.

E quindi alla fine le posizioni si scambiano e la politica non va mai avanti.

La vita è un film, la politica è buffering.

In Ukraina si scopre che il Presidente deposto aveva uno zoo personale, arazzi, e addirittura 30 milioni di euro in lampadari. Curiosità: l’uomo più ricco del Paese fa l’elettricista.

Si candida alla Presidenza dell’Ukraina Klitschko, ex campione mondiale di boxe. I suoi modelli: Reagan, la Thatcher, Dambruoso.

(Si candida alla Presidenza dell’Ukraina Klitschko, ex campione mondiale di boxe. Fonderà un partito di destro-sinistro.)

Uganda, primo paese a prevedere l’ergastolo per i gay. L’America minaccia sanzioni. Mentre non le impone ai molti paesi che per l’omosessualità prevedono la condanna a morte. Che a questo punto l’Uganda ci sta pensando.

(Uganda durissima contro i gay: non solo li metterà all’ergastolo, ma toglierà dai carceri tutte le saponette.)

Sconvolgenti statistiche dal rapporto 2013 sul femminicidio: il 30% dei casi è legato all’immigrazione islamica. Immediati provvedimenti sono stati presi dal Governo: arrestati due statistici.

Espulsi quattro senatori del M5S che avevano disapprovato il modo in cui Grillo aveva gestito la trattativa con Renzi.

Grillo si difende: faceva politica anche quando era uno spermatozoo e allora rimanere uno solo si rivelò una buona tattica.

I fuoriusciti del M5S potrebbero formare un nuovo gruppo politico. Già pronto il motto:

“Ci sedemmo dalla parte del torto perché da quella della ragione c’è posto solo per Grillo”.

196. I Ministri del governo ggggiovane

L3LIUt1393071742Dopo molte ore di colloquio, Renzi presenta la nuova squadra di Governo. Napolitano ha sperato fino all’ultimo di morire prima della firma.

(“Questo Governo durerà quattro anni”, ha dichiarato il Presidente della Repubblica che secondo le statistiche dovrebbe essere già schiattato da cinque.)

Il bello è che mentre noi piazzavamo i giornalisti fuori dalla porta di Napolitano per sapere come sarebbe stato composto il Governo, l’Ocse annunciava che il nostro prossimo Ministro per l’Economia sarebbe stato Padoan. Che è più o meno come se la Fifa annunciasse il prossimo allenatore dell’Inter.

Metà dei Ministri ammettono candidamente di non sapere cosa faranno. “Ma abbiamo voglia di fare! E ci sono tanti giovani e tante donne!”

Ci sono tanti giovani e tante donne anche in discoteca, ma non per questo spostiamo lì il Governo.

“Ci sono giovani e figa, prenota anche tu una vacanza a Palazzo Chigi”.

Ecco la lista dei Ministri. Saranno divisi tra “Professionisti” e “Nuove Proposte”.

Ministro per l’Economia Giancarlo Padoan. Prima della nomina aveva già avanzato proposte innovative, coraggiose e fantasiose: fare una patrimoniale. Chiunque possieda più di 100.000 euro e non li sposti immediatamente in Lichtestein è un cretino.

Tra i Ministri, MInistro della Semplificazione, anche Marianna Madia. A occhio e croce il mio curriculum non dev’essere arrivato.

Marianna Madia ha saputo che sarebbe stata Ministro mentre guardava Peppa Pig. Che poi è il suo curriculum per quel che riguarda la semplificazione.

Ministro della Cultura, dopo il buon Bray, Dario Franceschini. Uno dei primi vecchi convertiti al renzismo, giustifica la sua nomina spiegando a tutti di aver scritto ben due romanzi. Da bravo intellettuale radical chic rivendica con orgoglio che hanno venduto pochissimo.

Ministro degli Interni rimane Alfano. Sospiro di sollievo della classe dirigente del PD che potrà continuare a dire che quelli che picchiano i NoTav sono berlusconiani e fascisti.

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Delrio, già Ministro degli Affari Regionali. A Dicembre suo figlio aveva scritto su Facebook “Il Governo non ha fatto nulla” e lui, per non adottare provvedimenti ad personam, ha mandato gli italiani a letto senza cena.

Ministro per la Salute confermata Beatrice Lorenzin. Di lei si è detto tutto e il contrario di tutto fino al momento della sua nomina a Ministro nel Governo Letta quando, come di tutti i suoi colleghi, si sono perse le tracce. Visto che il Governo non faceva niente, ha passato l’ultimo anno a imbruttirsi il più possibile per non sembrare più una donna di Forza Italia.

Ministro per i Rapporti col Parlamento, Maria Elena Boschi. Fortemente voluta da Berlusconi per la sua gnoccaggine, oltre a essere giovane ha anche un curriculum non disprezzabile, cosa che ha gettato nello sconcerto molti colleghi. Potrebbe essere una spia straniera.

Boccia e il carabiniere

 

 

 

(Nella foto, un carabiniere si chiede perché la Boschi non l’hanno fatta Ministro della DIfesa.)

Ministro di Grazia e Giustizia Andrea Orlando. A prescindere dalla sua preparazione, di lui si ricorda un’intervista in cui sostenne alcune cose condivisibili: limitare l’eleggibilità dei giudici a cariche politiche (piaccia o no, hanno un obiettivo potere di ricatto e, inoltre, la distinzione dei poteri sarebbe maggiormente garantita), cambiare il metodo di elezione del Csm in modo da non richiedere la formazione di correnti (ovvero i giudici non dovrebbero organizzarsi sulla base di idee riconducibili a un partito politico), sezione disciplinare distinta dal Csm (ovvero evitare il meccanismo cane non mangia cane). Un po’ meno bello che si sia schierato contro le norme sul carcere duro. Non mi perdo in facili battute sul suo livello scolastico, spero si faccia scrivere le leggi dallo stesso avvocato che gli ha scritto quell’intervista.

Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti, confermato Maurizio Lupi. Giornalista, ciellino, santo protettore dei dipendenti di Alitalia. “Va salvaguardata l’occupazione dei lavoratori Alitalia”, dichiarò facendola comprare da Poste Italiane. Riesce a scontentare i liberali che non vorrebbero gli aiuti di Stato, i comunisti che vorrebbero un laico, i Berlusconiani che lo vedono come un traditore. Pare sia ancora più simpatico di Gordon Ramsey, ma di poco.

Ministro del Lavoro Maurizio Poletti. Oscar Giannino, che certo non è un conservatore, si è espresso dicendo che poteva andarci peggio e che Poletti ha tutto sommato idee liberali sul Lavoro. Sospendiamo il giudizio, ma da Presidente di Legacoop è quantomeno in forte conflitto di interessi. E lo stesso si potrebbe dire della Guidi.

Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Sinceramente a me la Carrozza non era dispiaciuta. Scelta molto politica: serviva qualcuno dell’ala liberale di Scelta Civica, essendo ormai Mauro chiaramente più identificabile con Alfano e Lupi che col partito fondato da Monti. Scusate se non faccio battute, ma non la conosco abbastanza per esprimermi.

Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, già sottosegretario allo stesso ministero sotto il Governo Letta. Il fatto che le sue bio mettano tra le prime 5 righe “tifoso dell’Atalanta” la dice lunga sul suo curriculum.

(Le bio dei principali giornali ricordano che è tifoso dell’Atalanta e non che è laureato all’Università di Macerata, il che la dice lunga pure sull’Università di Macerata.)

Ministro degli Esteri Federica Mogherini. L’altro ieri twittava “Con il pensiero, e il cuore, a Kiev. Che tu sia poliziotto o manifestante, non si può morire così, in Europa”. Ha fama di persona combattiva e competente, ora che sarà Ministro potrà magari permettersi qualcuno che le corregga gli errori di punteggiatura, siamo a cavallo.

(“Che tu sia poliziotto o manifestante non si può morire così”. E per la crisi in Repubblica Centrafricana ha già pronto il tweet “Che tu sia leone o gazzella”.)

Ministro della Difesta Roberta Pinotti. Laureata in lettere, ex Partito Comunista, ci si potebbe aspettare di trovarla alla Nato a declamare poesie contro la guerra di Bertold Brecht. Invece passerà il prossimo anno a rilasciare interviste sul fatto che è la prima donna Ministro della Difesa della storia. Comincia il primo giorno dichiarando che ha i marò nel cuore, preoccupando tutti i nazionalisti perché vuol dire che ha il cuore in India.

(A proposito: a Sanremo ci sono state le mogli dei due marò. Non ho seguito, ma credo si siano schierate contro la musica sperimentale, contro i gruppi indy.)

Ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti. A parte l’assurdo di separare Ambiente e politiche Agricole, questo è il capolavoro di Casini: Casini passa ufficialmente a destra e si allea con Berlusconi, ma in Parlamento il suo gruppo sostiene Renzi e mette al Governo Galletti.

Non ho indagato se il Ministro dell’Ambiente ha qualche conflitto d’interessi coi Galletti del Mulino Bianco.

Ministro per gli Affari Regionali Maria Carmela Lanzetta, una fama di sindaco antimafia, ha ricevuto ripetute minacce di morte. Le ultime dal Ministro Alfano, poco prima del giuramento.

Questa è la squadra di Renzi, figlia non solo delle sue decisioni, ma anche della necessità di ottenere la fiducia da un Parlamento diviso. Il primo nodo da affrontare sarà la sonora bocciatura che la Corte dei Conti ha dato alla finanziaria: “Mancano 14 miliardi di Euro”. Whattsapp?

195. Ei fu. (L’Italia cambia verso.)

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Le recenti manovre interne al PD stanno generando molte perplessità. Nella vecchia base che non si riconosce nelle aperture renziane al neoliberismo, nei pentiti del centrodestra che mal vedono l’aperto supporto di De Benedetti, in alcuni renziani della prima ora, nei vendoliani, dei dalemiani, nei serracchianiani e insomma in tutti a parte Renzi, sua moglie e sua madre, e di sua moglie conoscendo le donne non sono sicuro.

Probabilmente la manovra sembra affrettata e raffazzonata per una principale ragione, ovvero che lo è: ma credo che sia da discutere solo della convenienza o meno, per Renzi, di metterci la faccia, perché del Governo Letta, alla prova dei fatti, c’è poco da salvare.

Fatti due conti, infatti, Renzi ha visto che il Governo Letta era già immobile prima che lui vincesse le primarie e ha calcolato che lo sarebbe a maggior ragione rimasto ora. Ai senatori del PD di ala vecchia guardia non sarebbe parso vero di starsene in panciolle senza cambiare niente, lasciando il partito a fare una figuraccia alle europee e amministrative per poi far ricadere la colpa su Renzi. Il rischio era questo. Che poi Renzi, solo per il fatto di essere al Governo, sia in grado di imporre un cambio di velocità, o anche la seppur minima riforma, permettetemi di dubitare. Forse ne dubita anche lui, anche se dubitare di se stesso non pare essere la sua specialità. Tuttavia deve aver deciso che stare in disparte per lui sarebbe stato uno stillicidio, coi fallimenti di Letta che sarebbero ricaduti sulle sue spalle e Forza Italia, M5S e Lega liberi di fare il gioco facile di urlare che tutto va male (senza aver tutti i torti, oltretutto).

Quindi Renzi decide di provarci. Probabilmente, ammesso che prenda la fiducia al Senato, il suo piano prevede di sparare una serie di riforme molto popolari, magari non proprio studiate nei dettagli, sperando che gli altri dicendo “no” alzino il suo livello di popolarità anziché abbassarlo.

Il gioco è rischioso, ma forse è l’unica carta a disposizione di Renzi per non bruciarsi. Inoltre ci sono un paio di considerazioni che potrebbero avere avuto un certo peso nella decisione dell’ancora per poco sindaco di Firenze:

1) Tra due mesi si rinnovano un sacco di consigli di amministrazione di partecipate pubbliche. Sono posizioni di potere enormi. Per Renzi piazzare i suoi uomini significa garantirsi un futuro politico almeno nel breve termine.

2) Tra quattro mesi si rinnova la Commissione. L’Italia ha diritto di scegliere un Commissario Europeo di peso che potrebbe essere, ad esempio, quello al Mercato Interno.

3) Tra sei mesi comincia il semestre italiano di Presidenza del Consiglio Dell’Unione Europea. Si tratta di avere il potere di dettare l’agenda e consizionare le priorità dell’Unione Europea. Inoltre vuol dire cominciare a instaurare un dialogo privilegiato con Cameron, la Merkel, Hollande.

4) La crisi congiunturale è finita. Il che non significa che si stia bene (si sta malissimo e si continuerà a non star bene per un pezzo), ma per un naturale effetto di rimbalzo alcune statistiche tenderanno a un leggero rialzo nel prossimo anno, qualunque sia l’azione del Governo. I giornali parleranno di leggera crescita del Pil, diminuzione dello spread, maggiori finanziamenti concessi dalle banche. E Renzi potrà dire che il merito è suo, visto che la ripresa è cominciata col suo Governo.

Quindi il progetto è in primo luogo di occupare posti di potere, che in generale non è sbagliato: ogni parte politica cerca di farlo, in America è addirittura previsto che tutte le principali cariche amministrative si dimettano quando cambia Presidente per consentire a questo di piazzare i suoi uomini di fiducia. Anzi, se mai è strano che certa gente resti inammovibile per sempre. In secondo luogo, cercare di approvare alcune riforme, o perché ci crede veramente, o perché ritiene che daranno buoni risultati elettorali, facendolo apparire “quello che combatte l’immobilismo”. In terzo luogo, ma che in realtà è la questione più immediata, cercare di apparire più simpatico del Governo Letta, impresa che attualmente potrebbe riuscire pure a Sgarbi e Barnard.

L’operazione piaciona è cominciata cercando di contattare Baricco, Montezemolo e altri personaggi dalla faccia pulita e belloccia.

Indiscrezioni che volevano Baricco al Ministero della Cultura, Montezemolo al Made in Italy, Berlusconi alla Tutela del Maschio Latino.

Le prossime mosse-simpatia prevedono l’introduzione del Ministero della Hoha-hola hon la hannuccia horta horta, la proposta di azzerare la disoccupazione distribuendo le poltrone di Mastrapasqua, il tentativo di giustificare la promessa di una riforma al mese con la frase: “A carnevale ogni scherzo vale”.

Voleva anche dire “Più frittelle per tutti”, ma poi si è ricordato dei cartelloni di Berlusconi e non ha voluto offrire il destro alla facile ironia.

Il gioco è rischioso? Certo. Ma dopo tanti anni in cui lo Stato ha spinto i cittadini in crisi a sperare di risolvere i loro problemi giocando al gratta e vinci, non ci si può stupire se a un certo punto è arrivato il politico che si gioca la poltrona alla roulette.

192. Aggiornamenti flash

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Cuperlo si dimette in polemica con Renzi. Vorrei dire che ha fatto una triste fine, ma non è che l’inizio…

(Povero Cuperlo. Costretto ad essere “chi?” perché non aveva abbastanza carisma per essere il Che.)

Qualcuno osserva, intanto, che se Berlusconi è andato a incontrare Renzi, vuol dire che non è né ai domiciliari, né ai lavori sociali. Sta a vedere che Renzi gli ha fatto un dispetto.

(Questa nuova legge elettorale è praticamente un altro Porcellum. Il fatto è che dell Porcellum non te ne sbarazzi così. Per distruggerlo bisogna gettarlo nel Monte Fato mentre Berlusconi si contorce e sibila “Il mio tessssssoroo”.)

Trovati milioni di euro in un campo nomadi. I rom protestano vivamente: “Non vale che Marino ci paghi per votarlo e poi si riprenda i soldi”.

Ex comandante delle guardie svizzere: “C’è in Vaticano una lobby gay pericolosa per la sicurezza di Papa Francesco”. C’è un complotto dei servizietti segreti.

Papa Francesco: “Internet è un dono di Dio”. “File sharing” is the new “Comunione”.

Noterete che scarseggiano notizie dal Governo, come da quando si è entrato in carica a questa parte. Tale sublime, intellettuale e quasi aristocratica inattività mi ha suggerito dei versi:

“Solo Cuperlo si è dimesso

Non si è dimesso Letta

Questo governo è un cesso

Italia poveretta.”

Tutto questo mentre, dati forniti dal Sole 24 Ore, ogni mezz’ora in Italia chiude un’attività commerciale. Praticamente l’unica impresa che cresce è Zerocalcare.

Morto il direttore d’orchestra e Senatore a vita Claudio Abbado. Il modo migliore per ricordarlo è forse ascoltare le direzioni del nipote Roberto, meno famoso e altrettanto bravo.

Scusate, non fa ridere. Ma visto che ci sono quelli che hanno esultato “uno stipendio da Senatore in meno!” e mi son morti tre polli dal ridere, ho soprasseduto.

Morto anche il regista Carlo Mazzacurati. Mi ha fatto ridere con La Passione.

Ed è stato l’anniversario di morte di Heath Ledger. E anche su di lui non mi viene alcuna battuta. WHY SO SERIOUS?

E infine, per la serie “il mondo di oggi in pillole”…

A New York donne in topless contro lo sfruttamento del corpo. La realtà si avvicina al famoso “è come fottere per la verginità”.

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191. Legge elettorale vecchia fa buon brodo.

UovoNessuno è perfetto. Ma proprio nessuno. Per esempio, io mi ritengo una persona intelligente: tuttavia mi mancano alcune qualità come l’attenzione ai dettagli in uno spazio di tre dimensioni e la pianificazione logistica, qualità che sarebbero essenziali a un ingegnere. Se le avessi, non mi sarebbe capitato di comprare dado e tortellini senza realizzare che nella nuova casa non possiedo ancora né mestolo né cucchiaio.

Mentre pazientemente raccoglievo un tortellino alla volta col cucchiaino da tè, pensavo a come è possibile che uno come Renzi, attentissimo alla sua immagine pubblica e contornato di esperti e supporti di ogni genere, abbia fatto l’errore di incontrare pubblicamente Berlusconi.

Delle due l’una, mi son detto: o per qualche ragione inconfessabile era assolutamente necessario un incontro a quattr’occhi tra i due (e farlo di nascosto era ancora più pericoloso), oppure Renzi ha peccato di superbia e ha pensato di poter gestire i media meglio dell’ex Cavaliere. In questo caso ha fatto male i suoi conti: Berlusconi non ha perso tempo a fargli i complimenti, ovvero giocandogli il peggior tiro possibile.

Veniamo però all’accordo che pare abbiano raggiunto, cominciando dalla legge elettorale. Si tratterebbe di un sistema proporzionale (voti il partito e, a seconda dei risultati ottenuti, questo manda deputati in Parlamento), con liste bloccate (non puoi esprimere preferenze: a Roma sono candidati Tizio, Caio e Sempronio per il PD, se il PD ottiene molti voti vanno su tutti e tre, se no i primi due, o solo il primo o nessuno) e un premio di maggioranza alla coalizione che superi il 35%. In caso nessuna delle due coalizioni raggiunga tale soglia, la maggioranza verrebbe comunque assegnata tramite un ballottaggio tra le prime due coalizioni.

In sostanza il premio di maggioranza, seppure dato con un ballottaggio, potrebbe andare a un partito che aveva inizialmente preso meno del 30%. Un po’ strano, visto che la Corte Costituzionale ha appena dichiarato l’incostituzionalità del Porcellum perché poteva portare a premi di maggioranza eccessivi.

Lo scopo della norma, ovviamente, è impedire il ripetersi della grande coalizione. In un Paese attualmente spaccato in tre si è deciso di operare un taglio drastico e scrivere una legge che dia tutto in mano a un partito solo evitando il logoramento di una convivenza forzata. Praticamente si cerca di fare un presidenzialismo senza elezione diretta del Presidente, perché questo richiederebbe una riforma costituzionale. Tuttavia nel presidenzialismo vi è il Parlamento a fare da contrappeso, se il Presidente si spinge troppo oltre. In questo sistema, chi si opporrà a una eventuale larghissima maggioranza di cheerleeder di Berlusconi/Renzi/Grillo?

Ecco, Grillo. Quella che non capisco è la rabbia del M5S. Con un proporzionale puro non avrebbe mai potuto vincere. Non accetta alleanze per principio e non sarebbe mai arrivato al 50%. Mentre potrebbe benissimo arrivare al ballottaggio – e allora chissà che potrebbe succedere.

Per quel che riguarda la soglia di sbarramento (5% per i partiti in coalizione, 8% per quelli che corrono autonomi), trovo che sia sbagliatissima. Di fronte a un premio di maggioranza così alto, sarebbe giusto allora consentire all’opposizione di essere tanto variegata quanto la società civile (che vota) vuole. Non vi è più la ratio di impedire il ricatto dei piccoli partiti ai grandi, visto che a governare sarà comunque la coalizione vincente. Se allora gli italiani, esprimendosi col voto, mostreranno di volere in Parlamento un liberale, un verde e magari una cicciolina che esprima la loro voce dissenziente, trovo che non vi siano ragioni per impedirlo se non in malafede. L’opposizione serve a dare visibilità a idee differenti e in Italia ce n’è un gran bisogno.

La critica maggiore che si può fare a questa legge sta però nello spirito: a fronte della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità del porcellum, è veramente frustrante vedere gli sforzi che si stanno facendo per costruire una nuova legge il più possibile simile ad esso. Se ne avrà l’occasione, non ho dubbi che la consulta boccerà anche questa e per gli stessi motivi. Potrebbero però volerci otto anni.

Considerazione finale: con tutto questo parlare di legge elettorale, non si è prestata particolare attenzione alla proposta di Renzi di abrogare il bicameralismo perfetto e riformare il Titolo V della Costituzione. Si tratta di una cosa quasi ovvia da fare. Non ha nemmeno osato troppo: io sarei per il monocameralismo puro e semplice e, tra le due camere, avrei tenuto solo il Senato che costa meno. I malumori interni al PD, però, credo che forniranno presto il pretesto per rallentare prima e bloccare poi questa riforma, consentendo ai nostri vecchi senatori di ricandidarsi ancora e ancora promettendo che la prossima volta il Senato verrà abolito.

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183. Analisi del Forcone

Chinonmuore prosciutto “Capisci di essere davvero famoso il giorno in cui scopri di essere diventato un personaggio dei fumetti”. (Nelson Mandela)

Be’, quello sopra sono io.

Ringrazio @Lybreria che me lo ha fatto. E ora ne immagino un altro in cui io, con la stessa faccia da cazzone disinteressato che ho nelle vignetta sopra, dico questa frase:

A Catania son comparsi volantini con scritto: “VIVA LA MAFIA! VIVA I FORCONI” Evvai che alle prossime elezioni in Sicilia vince il cambiamento!

Eppure sarebbe sbagliato liquidare il movimento con una battuta amara. E quindi, ecco questo post. In questi giorni in Italia pare che ci sia un casino per colpa della manifestazione dei Forconi. Dico pare perché alcuni sembrano imprecare ogni tre secondi per i disagi (il cosiddetto movimento dei Porconi), laddove altri minimizzano, paiono non accorgersene o addirittura additano la manifestazione a esempio di civiltà. La situazione non è facile da analizzare, ma proviamoci.

1) La protesta, prima che legittima o illegittima, fascista o non fascista, di destra o di sinistra, era prevedibile. Sono anni che diciamo che prima o poi la gente si incazzerà e ora si sta incazzando sul serio. La gente incazzata, soprattutto se ha paura di perdere la casa, il lavoro o il cibo, se la prende con chi ha il potere e non ragiona troppo per il sottile. Rifiutare questo è come rifiutare la legge di gravità.

2) Come si può evincere dal punto 1), la rabbia e la necessità di scendere in piazza precedono l’analisi politica del momento e la formulazione delle richieste. Si trovano fianco a fianco, in Veneto: grillini, estremisti di sinistra, ultranazionalisti di forza nuova, indipendentisti veneti, camionisti siciliani con possibili agganci mafiosi, allevatori disperati e un ex spogliarellista dei Centocelle Dream Men. (Tira più un pelo di figa che un carro di buoi, ma pure un depilato che muove molti camion a quanto pare dice la sua.)

Situazione simile a Torino e Roma, addirittura con gli ultras delle squadre nemiche che, anziché menarsi tra di loro, organizzano le sassaiole assieme.

3) In questi casi, storicamente, si cerca di buttare giù un potere ostile o almeno di metterlo in condizioni di inferiorità per costringerlo poi a trattare. Alle trattative cercano in seguito di sedersi quante più persone possibili sperando di grattar via qualcosa. Se dovessero accordarsi prima, si dividerebbero e ciao ciao lotta al potere.

4) Essendo la composizione così eterogenea, è ovvio che si possano trovare immagini in grado di indignare una parte e commuoverne un’altra, generando confusione. Lo stesso Beppe Grillo è stato duramente contestato dai manifestanti in alcuni video, nonostante la componente grillina sia certamente consistente.

5) Liquidare una manifestazione di migliaia di persone perché quattro stronzetti hanno minacciato una libreria dicendo “bruciamo i libri” è francamente sciocco. Anzi, è figlio di quella stessa voglia di rifiutare la complessità delle situazioni che porta la gente a bruciare i libri.

6) Gravissimo comunque che si siano minacciati i commercianti. Purtroppo veniamo da 50 anni in cui i calci in culo ai crumiri erano tolleratissimi e i picchetti e i blocchi stradali all’ordine del giorno. Sono certo che agli occhi di molti che gridano allo scandalo per i treni bloccati, se a manifestare ci fosse anche la CGiL tutto ciò apparirebbe normale e giusto o, se non giusto, almeno già visto.

7) Personalmente trovo che le proteste dovrebbero sempre essere consentite, ma blocchi al traffico e picchetti mai. Gli scioperi dovrebbero servire a contarsi, non a scassare il cazzo a chi non si è unito a te. Men che meno i blocchi di strade coi camion. Che lasciano pure intendere che il voto di chi possiede un camion conti più del mio, visto che è in grado di causare un danno maggiore. Allora se autorizziamo che si costituisca questo potere nelle mani della lobby di chi possiede un camion, perché non nelle mani della lobby di chi possiede una pistola?

(La lobby dei camionisti illuminati. Praticamente dei faretti.)

8) A questo proposito, si affannano tutti a dimostrare che i poliziotti, togliendosi il casco, hanno o non hanno di fatto aderito alla manifestazione. Certamente un momento emozionante…

 

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ma non capisco come possa preludere a qualcosa di buono, a meno che non sia stato un modo da parte dei poliziotti per calmare gli animi agitati. Altrimenti, che deve voler dire? Su twitter ho visto diverse persone inneggiare a un colpo di stato militare. Tranquilli che poi avrete la perfetta trasparenza modello Ustica. Altro che conferenze in streaming. (L’astronauta Parmitano in visita da Napolitano. E dopo dovrà spiegare ai Forconi perché, mentre era nello spazio, non si è tolto il casco.)

9) Grillo che scrive la lettera ai poliziotti incitandoli ad abbandonare le scorte dei politici e la difesa dei palazzi governativi ha fatto una mossa incendiaria. Non tanto perché davvero creda che i poliziotti possano seguirlo (e se del caso, Grillo pensa davvero che una rivolta della polizia e dell’esercito poi lascerebbe lo Stato in mano a lui e ai suoi neodeputati? Chi lo crede può smettere di leggere con la prossima immagine)

ma perché ha commesso un plateale reato, o almeno un gesto che certamente qualche solerte PM potrebbe perseguire accendendo ancor di più gli animi. Non so che augurarmi, tra un ulteriore strappo alla legalità e l’ulteriore benzina sul fuoco che potrebbe arrivare da una condanna.

10) Dunque la protesta è uguale nei mezzi a mille altre. E quindi ci si può lamentare dei mezzi, sassaiole e blocchi inclusi, solo se si dirà che d’ora in poi quei mezzi non saranno più tollerati. E capisco che i Forconi non vogliano accettare lezioni di protesta civile da chi ha dedicato un’aula al Parlamento a Carlo Giuliani, visto che in questi giorni non ho visto nessuno assalire i poliziotti con degli estintori. Sono mezzi sbagliati, ma che sono sempre stati giustificati. Mi irrito con i doppiopesisti scandalizzati, ma ben venga che si vada oltre. Mi piace mettere in luce le ambiguità umane.

11) Mi trovo, come spesso accade, a sembrare favorevole ai Forconi con chi li addita come una massa di pericolosi fascisti, come se io non conoscessi tanta brava gente che è lì a manifestare, e critico spietato dei Forconi a quelli che mi scrivono TUTTI A CASA !1!1! NOI SIAMO IL POPOLO !1!1!!! come se queste espressioni significassero qualcosa (e anzi, “noi siamo il popolo è un’espressione storicamente propria del nazismo”. Se noi siamo il popolo, voi che non la pensate come noi non siete popolo e non avete diritto di cittadinanza politica).

12) Concludo. Due anni fa, con Monti, i nostri politici e le lobby che li sorreggono ebbero la possibilità di smantellare alcuni privilegi per diminuire la crescente indignazione popolare. Bloccarono ogni riforma e il M5S prese oltre il 20%. Nacque un governo di larghe intese con lo stesso scopo e non ha ancora fatto niente e siamo ai forconi in piazza. Scrissi un anno fa che l’unico investimento sicuro in Italia sarebbe stato aprire una fabbrica di forconi. La sensazione è che i tempi si facciano sempre più stretti. Renzi furbamente lo ha capito e preme per una rapida legge elettorale, anche perché consapevole che per le riforme costituzionali ci vuole tempo e che qualcosa alla gente bisogna darlo in fretta. Un po’ meno sul pezzo, per una volta, Berlusconi. Ha lanciato il sito ForzaDudù. (Ma bisogna capirlo, ora che è interdetto gli serve un candidato premier.) (No, ha lanciato veramente ForzaDudù, non è una battuta.)

Ma consoliamoci pensando a chi sta peggio di noi.

Corea del Nord: per consolidarsi al potere e mostrare al mondo che non è una tigre di carta, Kim Jong-Un ha fucilato lo zio. Sono servite bombe atomiche piccolissime.

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182. La morte alle primarie

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L’inquietante somiglianza di Cuperlo con LA MORTE.

(Tutto ciò è molto coerente visto che alle ultime primarie risultano aver votato persone morte da anni.)

Personalmente apprezzo molto questa virata del PD verso la forma del partito leggero, all’inglese, in cui le linee guida vengono decise dagli elettori anziché stabilite una volta e per sempre da un apparato che attualizza malamente un’eredità culturale che va dai Gracchi a Marx agli anni ’60 per arrivare a Ligabue, George Clooney e D’Alema.

Il PD sta mettendo sul piatto l’esigenza di un confronto, per non dire conflitto interno ai partiti. Si sta esponendo anche a figuracce, perché sono emersi diversi casi di brogli e addirittura il partito è stato costretto a sospendere le iscrizioni, ma siamo in Italia, siamo uno Stato in cui la corruzione esiste e quando i casi emergono, anziché venire insabbiati, è già grasso che cola.

Il PD potrebbe sfaldarsi completamente. Anzi, la previsione della Geloni: “questa è solo l’elezione del Segretario, tra quattro anni ce ne sarà una nuova” suona vagamente portasfiga. Però potrebbe uscire anche rigenerato, soprattutto se con l’insistere sulle competizioni interne si arriverà prima o poi ad affrontare i temi veramente scottanti, come ad esempio la gestione vergognosa di MPS

La mia speranza, da osservatore esterno, è che Cuperlo faccia una figuraccia e che la torta se la spartiscano Renzi e Civati. Non ci credo, ma ci spero. Bisogna sbattere in faccia la porta alla vecchia classe dirigente. Dio solo sa quanto anche la destra avrebbe bisogno di fare altrettanto e quanto dentro il M5S ci sarebbe bisogno di volti carismatici in grado di zittire Grillo di quando in quando.

Andare alle Primarie per votare Cuperlo sarebbe come andare a vedere il Gran Premio di Formula Uno e tifare per i freni.

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