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134. Praticamente non è cambiato un cazzo

berlusconi-vegetaMorto il Senatore a vita Colombo, cocainomane e sospetto pedofilo. Fu chiamato “padre costituente” perché il nomignolo “Papi” era già preso.

E a proposito di Papi, arriva un’altra condanna per Berlusconi. Tuttavia non intendo dilungarmi a parlarne. Proverò solo a dire un paio di cose, che chi conosce il diritto sa benissimo, mentre per altri sono meno ovvie.

1) La condanna a Berlusconi è in primo grado. Ghedini ha già annunciato che proporrà appello. Quindi allo stato attuale potevano condannarlo anche ad un zilione di anni, non sarebbe cambiato nulla. Praticamente è come quando la vostra squadra del cuore vince 6-0 l’amichevole estiva.

2) I tempi del processo Ruby non sono stati quelli apocalittici della nostra giustizia perché si è ricorsi al rito immediato, oltre che per la particolare attenzione profusa dai magistrati nel processo. La cosa buffa è che il rito è stato accelerato anche perché la parte offesa è minorenne, quando la stessa Ruby ha sempre rifiutato di considerarsi parte offesa. Praticamente la Boccassini le ha ordinato di soffrire.

3) In ogni caso, stante la rapidità con cui si procede, la sentenza di appello potrebbe anche arrivare entro fine anno, secondo alcuni. Poi bisognerà attendere anche la Cassazione. Molto più imminente la sentenza definitiva nel processo per i fondi Mediaset, dove si è già al giudizio di Cassazione. Ecco una rapida scheda riassuntiva dei processi a Berlusconi dei quali si è concluso almeno un grado. Praticamente una storia di morti e resurrezioni che neanche Dragonball.PROCESSI A BERLUSCONI

4) È categoricamente escluso che Berlusconi si faccia anche un solo giorno di galera, a meno che non venga modificata la cosiddetta legge ex Cirielli che, tra le altre cose, prevede che la pena detentiva per gli ultrasettantenni possa essere scontata nella propria abitazione o in case di cura, salvo alcuni casi peculiari che non riguardano il Cavaliere. È vero che sono state proposte delle modifiche alla legge suddetta, ma chiaramente fintanto che il governo starà in piedi coi voti del Pdl è improbabile che passino. Praticamente, sarebbe come dire che Berlusconi potrebbe morire se si suicidasse.

5) Fino alla condanna in Cassazione, Berlusconi potrà esercitare il suo ruolo di parlamentare e anche candidarsi alle elezioni. Di qui il rischio di una caduta del governo, se i sondaggi suggerissero a Berlusconi qualche possibilità di vittoria. La mossa sarebbe tuttavia rischiosissima: un accordo tra il PD e i dissidenti del M5S impedirebbe infatti nuove elezioni con conseguenze imprevedibili. Praticamente, Berlusconi dovrebbe non solo staccare la spina al Governo, rinunciando alla sua attuale influenza sull’esecutivo, ma anche sperare che non si formi alcuna altra combinazione, nonostante la tendenza al dimorfismo sessuale dei politici italiani.

6) Per questa ragione credo che, dal lato Pdl, questo governo sia ora solido come non mai. Forse si sta operando qualche trattativa sottobanco per rallentare il processo, anche se per il PD rendere conto di ciò ai propri elettori sarebbe difficile. Checché se ne dica, poi, il Pdl non è solo Berlusconi. Molti dei suoi colonnelli non sono affatto pronti a morire politicamente con lui e stanno pensando alle strategie per il dopo Silvio. Per questa ragione, forse, anche ordinare la caduta del Governo potrebbe riservare spiacevoli sorprese all’ex Presidente del Consiglio.

Tutto questo per dire che la parabola strettamente Berlusconiana è già probabilmente al termine e che sarebbe il caso di pensare al dopo.

Chi pensa al dopo già c’è: Enrico Letta. Che dichiara: “Spero che quanto accaduto in Turchia non pregiudichi l’ingresso del Paese della mezzaluna in Europa.” Praticamente non gli basta mettercela costantemente in culo, ci vogliono kebabbare.

 

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126. Le riforme che verranno

zanonato e i caniIn questi giorni sono successe davvero tante cose. La rivolta in Turchia, per esempio, prosecuzione anche della RIVOLTA DEI BACI, che sta scuotendo il mondo. Si tratta di un caso importante, perché evidenzia per la prima volta in modo netto il contrasto tra democrazia formale e sostanziale. Erdogan la maggioranza ce l’ha ed è netta. Ad esso si oppone una minoranza qualificata che non vuole che chi possiede il 50%+1 dei voti possa fare proprio quello che gli pare. Quello col 50%+1 dei voti accusa gli altri di essere antidemocratici e risponde con una dura repressione.

Erdogan, come suo costume, ha poi cercato di superare la grettezza del discorso giuridico e numerico mettendo nella questione un afflato mistico degno del sufismo tasawwuf: Twitter, essendo immateriale e onnipresente, è stato dichiarato da una commissione di teologi “impropria rappresentazione di Allah” e per questo è partita la Jihad. Ma noi dei media occidentali non riusciamo a cogliere il nocciolo della questione. Su twitter alcuni, convinti dalle parole del politico turco, si sono ora davvero convinti di essere Dio e ora ristabilire la verità sarà difficilissimo.

Del resto in Italia abbiamo visto lo stesso conflitto tra numeri e diritti a rapporti di forza invertiti: chi è maggioranza sembra riportare sempre vittorie dimezzate, monche, incerte. Tratta, cede a compromessi, viene tradito da correnti interne, si arresta davanti a uno sciopero e insomma, le grandi riforme non si fanno mai. La prima proposta di semipresidenzialismo giace nei sotterrani del Senato da tempo immemore, avanzata in origine dal console Incerto Tremolo detto “il coraggioso”.

Oggi per puntare a rifondare l’architettura costituzionale si è deciso di chiamare 35 saggi. Che sarebbe un altro modo per dire “i tecnici”, ma vista l’esperienza del Governo Monti si è preferito trovare un nomignolo simpatico. La scelta era caduta su “Trottolini amorosi duddù daddaddà”, ma poi Amedeo Minghi aveva cominciato chiedendo di trasferire Palazzo Chigi a Sanremo e non se n’è fatto niente.

Cominciamo con una buona notizia: alcuni nomi nell’elenco sono prestigiosi e indipendenti. Chiaramente i nomi alle dirette dipendenze dei partiti non mancano, ma non sono la totalità e questo è finalmente un buon segno. So che può sembrarlo, ma non è una battuta.

Se i partiti hanno mostrato profondo disprezzo per le istituzioni proponendo nomi come la Zanonato, Biancofiore, Miccichè e Fassina al governo, tra i 35 saggi, almeno per quelli che conosco, non c’è nessuno che sia un impresentabile imbecille.

La cattiva notizia è che per arrivare a qualche risultato serviranno 18 mesi e di questo passo dell’Italia non resterà pietra su pietra.

Non che il Governo Letta se ne stia con le mani in mano. Rinvio dello sconto fiscale sui lavori per case ecocompatibili, rinvio dei pagamenti della Pubblica Amministrazione, sospensione dell’IMU, abolizione del finanziamento pubblico ai…

…no, aspettate. Questo no. Non entro nel merito perché QUESTO ARTICOLO spiega tutto.

Sospensione dei finanziamenti alla ricerca, creazione di commissioni e linee guida, eccetera.

Ecco un’anticipazione delle prossime misure che prenderà il Governo.

COMMISSARIAMENTI: ricevuti gli applausi per il commissariamento dell’ILVA per 3 anni e constatato dunque che la popolo sovrano del diritto di proprietà non importa granché, il Governo sta pensando ad altri interventi necessari per il bene comune. Per esempio, pare che gli italiani siani rimasti sordi ai ripetuti inviti dell’ex  MINISTRO DELL’AMBIENTE CLINI A CAMBIARSI LE MUTANDE SOLO OGNI 4 GIORNI per risparmiare acqua. La Lorenzin starebbe ora programmando di commissariare gli appartamenti degli italiani e piazzare un rappresentante delle forze dell’ordine presso le lavatrici onde porre termine a questi comportamenti egoistici e antisociali. Parallelamente partirà la campagna mediatica finanziata dal Ministero dell’Ambiente “Salva un tarzanello.” I grafici della Camera sono al lavoro per disegnare una simpatica mascotte.

LOTTA AI FANNULLONI: il Governo ha realizzato una sconvolgente verità. Siccome le tasse sugli stipendi pubblici non sono altro che soldi che lo Stato prende su soldi che ha già speso, la spesa pubblica non può che essere finanziata dalle tasse sul privato. Siccome si è visto che aumentare le tasse ha effetti recessivi, si è deciso di puntare il dito contro i fancazzisti nemici della patria. Ai privati e agli ancor più meschini liberi professionisti, rei di già di per sé non servire lo Stato, sarà momentaneamente sospesa l’assistenza sanitaria, il diritto all’abbonamento dei mezzi pubblici se over 65 e il rinnovo della patente, fino a che non torneranno a produrre abbastanza da mantenere tutti gli altri. Coloro che fossero scoperti a pianificare una fuga all’estero, in paesi più ospitali e meritocratici, verranno puniti con l’immersione nella plastica fusa, salvo poi essere sagomati e usati come troni per i tronisti di Uomini e Donne

SOSPENSIONI: il Governo non si da pace per i continui fallimenti di imprese. In questo momento di grave crisi nazionale, che decine di imprese al giorno si ostinino a chiudere, lasciando 50.000 nuovi disoccupati al mese, è decisamente un comportamento da irresponsabili. Per questo, saggiamente, ha provveduto a sospendere ancora i pagamenti dei debiti che la Pubblica Amministrazione deve alle imprese suddette, provvedimento che verrà protratto ad libitum, finché non la smetteranno di fallire e verranno a più miti consigli. Convinti che la linea dura porterà risultati, sono allo studio provvedimenti simili: i pagamenti dei dipendendi pubblici non verranno versati mese per mese, ma saranno condizionati ad un comportamento adeguato da parte del dipendente che dovrà mostrare di saper fare squadra. C’è dibattito. Alfano vorrebbe che lo stipendio andasse ritirato presso il Tribunale di Brescia, previa l’apposizione sulla fronte di un timbro “Berlusconi libero”. Fassina, che crede nella decrescita felice, propone di consegnare il denaro solo a chi si presenta regolarmente a lavoro in bicicletta, skateboard o monopattino, e poco importa se si tratta di un ultrasessantenne che fa il pendolare da Fiumicino, le vecchie generazioni hanno già mangiato abbastanza sulle spalle dei giovani. Berlusconi sta studiando con i suoi fedelissimi un progetto più complesso, che prevederebbe anche una revisione della legge Merlin. Deciderà, come sempre, un’ampia alleanza trasversale che mescolerà tutti i suddetti criteri in un unico, innovativo sistema, rispettoso tuttavia delle tradizioni, che prevede anche al comma 2 la reintroduizione dello storico contratto di “Servitù della gleba.”

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125. Il Femminicidio che c’è e quello che non c’è

keep calSANGUEIeri la Camera dei Deputati ha votato per ratificare la convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne. Questo significa essenzialmente due cose:

1) Che non cambia un cazzo, perché questa entra in vigore solo una volta ratificata da 10 stati;

2) Che non cambia un cazzo, perché il testo della convenzione non fa altro che rimandare a futuri accordi, cooperazioni e figuriamoci, il Governo Letta non si mette nemmeno d’accordo con sé stesso. Il primo Stato a non aver ratificato la convenzione firmata in Turchia è, pensate un po’, la Turchia.

Allora, siccome si sta parlando tanto di Femminicidio e siccome si tratta di proseguire IL DISCORSO INIZIATO IERI SULL’OMOFOBIA (che partiva, nemmeno a farlo apposta, da un fatto di cronaca avvenuto in Turchia), oggi sarà anche l’argomento qui su Chi Non Muore.

Bisogna dire che il Parlamento non perde tempo. Il tema è caldo. E alla Camera fanno leggere una bella relazione a Mara Carfagna.

Mara Carfagna legge un duro attaccco contro la TV che strumentalizza il corpo delle donne. All’uscita dalla Camera, l’onorevole ha autografato calendari per i fan.

Mara Carfagna legge un duro attacco contro la TV che strumentalizza il corpo delle donne. Ha sopportato per anni che Berlusconi le appoggiasse la birra sulla testa mentre guardava il calcio, ma adesso BASTA!

Brunetta: “Io come Balotelli.” Ma allora è vero quel che si dice intorno ai nani!

Vi chiedete cosa c’entri?

Mara Carfagna sta alle pari opportunità come Brunetta a Balotelli.

Sgomberiamo il campo dalle cose che dovremmo tutti dare per scontate. Chi scrive è contro la violenza sulle donne. Chi scrive è contro la violenza in generale, salvo ovvi casi estremi in cui la giustificava pure Ghandi. Probabilmente voi che mi leggete siete contro la violenza sulle donne. Quindi non intendo perdere tempo a fare il panegirico delle donne che non si toccano neanche con un fiore. Questo è l’obiettivo e lo do per scontato, ora stiamo solo discutendo di come ci si possa avvicinare. Se no è come se prima di ogni lezione di guida l’istruttore sentisse il bisogno di specificare che è contrario a investire i pedoni.

Inoltre spero che tutti sappiano che la violenza contro le donne è un reato. Non è che manca il reato di Femminicidio, è che uccidere una donna è omicidio. Punibile con reclusione non inferiore ad anni 21 e che può arrivare fino all’ergastolo, non con una pena simbolica. Che poi a volte scandalizzi la facilità con cui in Italia si evade, si ottengono arresti domiciliari, semilibertà e indulti è un altro discorso. Questo però riguarda la giustizia in generale e non il caso specifico del Femminicidio e comunque bisognerà decidere una buona volta se con la pena si punta alla rieducazione del reo (col rischio che agli occhi dei parenti delle vittime risulti “poco punito”) o alla sua punizione e a placare la sete di sangue del popolo. Se ci tenete a farvi venire il sangue cattivo, potete ad esempio leggere la storia del MASSACRO DEL CIRCEO.

E adesso parliamo di numeri. C’è una statistica importante sul Femminicidio. Ma prima vediamo una lunga serie di cose false che si dicono.

1) È in atto una mattanza delle donne che sono le vittime principali della violenza. Falso. Dati del ministero dell’Interno: in oltre il 70% degli omicidi la vittima è un maschio. Vero che tale percentuale sta calando: per tutti gli anni ’90 era sopra l’80%. Però ancora un maschietto corre un rischio di morire ammazzato molto più alto rispetto a una femminuccia

2) Più del 60% delle donne almeno una volta ha subito violenza fisica dal partner, allora 6 uomini su 10 picchiano la propria donna. Falso. Sarebbe come dire che, siccome tutti noi abbiamo visto almeno una volta un bel film, allora tutti i film sono belli.

3) Il 75% delle donne che viene uccisa, viene uccisa da persone che conosceva bene. Vero, ma anche falso: la percentuale è quasi uguale negli uomini. Come dicono i sociologi, l’omicidio è principalmente un reato intra-gruppo. Del resto, perché dovreste voler uccidere qualcuno che nemmeno conoscete? Di solito si uccide o per avere un vantaggio, o perché si sente di doversi vendicare di qualcosa. Chi uccide persone a caso non è un disturbato o un violento, è un pazzo completo tipo HENRY LEE LUCAS.

4) In Italia il fenomeno del Femminicidio è particolarmente diffuso, per colpa di una società maschilista, fallocentrica e del carattere implicitamente repressivo. Falso. Dati ONU: l’Italia ha il più basso rapporto donne uccise per abitante tra tutti i paesi occidentali eccetto la Norvegia. Se consideriamo solo l’Italia del Nord, pure la Norvegia ce la lasciamo alle spalle. In Inghilterra il numero di donne uccise per abitante è il doppio che da noi, Finlandia quasi il triploi, in Russia è sedici volte superiore.

Se mai è vero che oltre il 90% degli assassini (che in Italia sono comunque pochi e se leviamo quelli legati alal criminalità organizzata e all’immigrazione clandestina, sempre dati ufficiali del Ministero, diventano pochissimi) sono uomini. Francamente questo credo che non stupisca nessuno. I bambini fanno a botte per un nonnulla. Bisogna educarli perché non si procurino ciò che vogliono con la violenza ed educarli ulteriormente perché non reagiscano con la violenza a quelli che percepiscono come torti. Come diceva Rita Levi Montalcini, metà del nostro cervello è ancora uguale a quello dei babbuini. Quando si parla di cibo, sesso e violenza o ci frena la metà razionale, o agiamo come le scimmie.

Questo è il materiale di cui è composta l’umanità, dobbiamo cercare di limitare i danni.

Vediamo che possiamo fare per procurare alle donne italiane delle scimmie che le scopino tanto e non le picchino mai.

Il primo baluardo contro la violenza è l’educazione, il secondo è un sistema di leggi efficace che ripari i torti prima che l’uomo, esasperato, perda il freno della civiltà e ricorra alla violenza – ovvero punisca subito chi ricorre alla violenza, dissuadendo altri dal provare ancora questa strada.

Tuttavia vi sono dei casi in qui questo non serve. Si tratta di tutti i generi di omicidio passionale. Della fidanzata, del marito, del figlio. Chi giunge ad atti del genere lo fa perché in preda alla follia, al dolore o alla rabbia, al punto di non pensare alle conseguenze. Relativamente spesso, infatti, tenta poi il suicidio.

Contro questo genere di violenze aumentare le pene non serve a un picchio. O mi dite che volete la sedia elettrica e rendere impossibile per sempre il reinserimento di chi ha compiuto un atto del genere, senza consentire al giudice di valutare le eventuali attenuanti, oppure dovete accontentarvi dei tanti anni di galera che possono essere comminati con l’omicidio. Aumentarle non serve a prevenire, serve solo a punire ancora più severamente chi ha compiuto l’atto. Ma ricordate che più severe dell’ergastolo ci sono solo pena di morte e tortura. Se volete tornare alle punizioni corporali, fatemelo sapere nei commenti che ne parliamo.

Avevo accennato al fatto che esiste una statistica importante sul Femminicidio. Ecco, è questa: l’omicidio di donne da parte dei fidanzati,compagni e mariti è l’unica categoria di omicidio in continuo aumento, dal 1990 al 2006, soprattutto nel meridione (ma anche, in misura minore, nel nord Italia).

Per inciso, una piccola curiosità: è molto più frequente che sia l’uomo ad ammazzare la fidanzata, ma è leggermente più frequente che sia la donna ad ammazzare l’amante. Secondo inciso: dal 2006 a oggi questo tipo di omicidi è rimasto pressoché stabile. Non c’è in atto oggi una emergenza senza precedenti. Sono statistiche stabili a livello italiano e molto sotto la media a livello europeo e le cifre, anziché stabili, sarebbero in flessione se escludessimo i delitti computi dagli immigrati (immagino perché talvolta provenienti da paesi in cui la punizione della donna è addirittura un dovere del padre o del marito, ma non mi soffermerò su questa statistica). Fermo (ZZZZZZZZZZZZZZZZZZZZ mi annoierò a ripeterlo) che ogni singolo caso è grave e andrebbe se possibile prevenuto e se no punito.

Quindi se vogliamo parlare di Femminicidio, possiamo parlarne in due modi. O per indicare il generico omicidio di una donna, o per indicare l’omicidio di una donna per motivi passionali. Nel primo caso, la cosa ci fa giustamente orrore, ma in quanto omicidio. Se vogliamo batterci per una polizia più efficiente, ben venga. Nel secondo caso, trattandosi di omicidio passionale, l’unica cosa davvero assurda sarebbe aumentare le pene, che come abbiamo visto e come provato da tutti gli psicologi del mondo da sessant’anni a questa parte, non serve.

Vogliamo chiederci perché c’è stato un aumento degli omici passionali? Stiamo vivendo grandi trasformazioni sociali. Osservava Gibbons che le società democratiche devono ancora imparare a gestire la dissimmetria di potere tra chi è ancora innamorato e chi no. Gli uomini non sopportano di essere mollati, traditi o insultati per le loro prestazioni sessuali. A volte, poi, chi non è innamorato si comporta, del tutto legittimamente, in modo stronzo. Ieri una mia amica è stata lasciata per sms dopo sei anni di fidanzamento. Il suo commento è stato “se fossi un uomo gli spaccherei la faccia”. Be’, amica mia, non hai il diritto di farlo. Per fortuna lei non è un uomo e ha potuto parlare con me, ma la società di oggi crea anche gravi situazioni di isolamento, in cui una persona, magari già di suo incline alla violenza, resta a macerarsi nella solitudine e pone in essere atti deprecabili.

Non si tratta lo dico ancora una volta, di una situazione solo italiana. Nel nord europa, che qui rappresentano come un paradiso, la violenza domestica è più diffusa che da noi. Succede che gli uomini si comportino impeccabilmente 4 giorni su 7, poi nel weekend bevono, perdono il controllo e picchiano le mogli. In Danimarca c’è vero allarme sociale e nemmeno lì sanno bene come reagire. Stiamo cercando di costruire una società di rapporti fluidi in cui le coppie si mollano e si cercano in continuazione. Un processo inziziato da circa un secolo, che per la storia dell’umanità è come dire niente.

La verità è che si tratta a tutti gli effetti di una situazione nuova. Nessuno sa esattamente come gestirla. La prima cosa da fare è certamente, tanto per cambiare, investire in cultura e formazione. Tendenzialmente le persone più formate sono meno violente, più pronte a capire gli altri, più adattabili.

La seconda cosa sarebbe creare una rete di psicologi contro la depressione. Oltre il 40% degli uomini che uccide la moglie o la ex soffrono di gravi forme depressive. Quello è un bacino a rischio da monitorare, sia per il rischio di omicidi che per quello di suicidi. Si aiuterebbe molta gente che comunque non commetterebbe mai violenza e si preverrebbero diverse morti.

La terza cosa che mi viene in mente è rivedere la nostra ridicola legge sullo stalking e, ancora una volta, vedere se è possibile dare, o per meglio dire imporre, un supporto psicologico alle persone moleste, oltre che alle vittime. Non credo che quattro mesi di galera con la condizionale siano un deterrente per una persona affetta da una chiara forma ossessiva. Infine vorrei parlare del neologismo. I neologismi fanno paura. Il neologismo serve a creare allarme attorno a una situazione stabile. A distrarre. Per usare le parole prese da un LUNGO ARTICOLO (in buona parte, ma non in tutto, condivisibile) di @quitthedoner, “Quando un problema assurge a emergenza mediatica viene proposto in una versione emotivamente e moralmente connotata, che implica tacitamente che chiunque chieda maggiore complessità nell’analisi o insinui dubbi sulla ricostruzione ufficiale allora si stia schierando dalla parte del nemico.”

Il succo della questione è lo stesso di ieri. Primo: quando si crea un’emergenza attorno a una situazione stabile, è perché non si sanno affrontare altri problemi. Secondo: posto che il problema è comunque reale, va affrontato in maniera razionale: aumentare le pene non serve a niente. Investire in cultura, sì. Monitorare i casi a rischio, sì. Rendere più veloci i processi e fornire mezzi alle forze dell’ordine, sì. Ma per i politici non è conveniente studiare a lungo una legge, scriverla, stanziare i fondi, quando possono aumentare la pena e poi, al prossimo Femminicidio, dire “Tizio condannato all’ergastolo grazie al nuovo reato di Femminicidio, approvato con la c.d. Legge Boldrin (o Legge Alfano, per nominarne un altro che sta battendo su questo tema ultimamente).”

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124. Il diritto di darsi un bacio

Gay Turchia_4Oggi trattiamo un argomento spinoso. Uno di quegli argomenti che di solito, qualunque posizione si assuma, provocano defollow di massa, insulti, richieste di ban, denunce, minacce, assalti all’arma bianca, concerti di Gigi D’Alessio.

Le reazioni scomposte di solito arrivano in primo luogo da chi è contro i diritti dei gay, o meglio, per essere più precisi, contro l’ESISTENZA dei gay. Perché se parlo di diritti dei gay sto già in qualche modo anticipando una conclusione. Qui non stiamo parlando di gente che prova ad argomentare una posizione. Sono semplicemente persone a cui da fastidio che da qualche parte nel mondo due uomini o due donne si accoppino tra loro.

Apriamo una parentesi. In Turchia è successo che una grossa associazione, per protestare contro la serpeggiante islamizzazione delle istituzioni voluta da Erdogan, ha organizzato una protesta del bacio. Per pubblicizzare al cosa ha affisso dei manifesti rappresentanti una coppia che si bacia nella metropolitana, scatenando la reazione del Governo che ha dichiarato: “L’immoralità non è libertà”. La manifestazione si è tenuta lo stesso, è intervenuta la polizia, c’è stato un sacco di casino. Ma soprattutto alcuni civili, militanti del partito di Erdogan, sono scesi in piazze e hanno picchiato i manifestanti, accoltellandone uno mentre baciava la sua ragazza, senza che la polizia intervenisse. Così il fatto viene riportato dalle maggiori agenzie di stampa.

Io pubblico su Twitter questa frase:

“Turchia. Baciava la sua ragazza, accoltellato da un giovane islamico. La polizia resta a guardare. Baciamoci in Italia, finché possiamo.”

Questo scatena la reazione di un utente turco che vive in Italia. Il gentiluomo, dopo avermi invitato a non dire cazzate, si propone di spiegarmi come sono andate veramente le cose. Mi informa che “Della gente voleva protestare per non so cosa” (grazie per l’approfondita spiegazione) che “Si sono baciati per provocare” (che sfiga, da noi bruciano i cassonetti e le auto in sosta, facciamo a cambio?) e che “Tra loro c’erano anche coppie gay e hanno anche invitato a usare i preservativi.”

L’uomo ha un tono molto pacato, come se il fatto che la somma di queste circostanze spiegasse tutto e dovesse farmi dire “Ah, vabbe’, allora accoltellateli pure, scusami. Anzi, infilateli sul palo e fatene kebab, che almeno si rendono utili.”

Quando gli dico che non ho nulla contro i baci in pubblico, i gay o tantomeno l’uso del preservativo e gli chiedo se lui invece sì, scatta il delirio. Quattro o cinque tweet di insulti che finiscono nell’immancabile “Devi essere un frocio di merda anche tu.”

L’ho citato perché, assieme alla discussione con un amico, è stato lo stimolo a scrivere questo articolo.

L’altra categoria che rischia di avere reazioni inconsulte è…

…no, non quella degli omosessuali. Ma proprio no. Gli omosessuali sono abituati a vivere da omosessuali, a difendersi e a chiedere quello che ritengono sia dovuto loro a chi non glielo vuole concedere. Sono abituati a parlare. Almeno per quella che è la mia esperienza, i miei amici gay li ho visti sempre estremamente pazienti nella discussione con i peggiori reazionari, anche se magari nella loro testa li consideravano vetusti parrucconi teste di cazzo.

L’altra categoria che potrebbe avermi defollowato alla seconda riga è quella degli intellettuali organici di sinistra. Gente abituata a riconoscersi in un certo schema di pensiero e certe parole d’ordine che fanno molto intellettuale, senza in realtà ragionarci sopra minimamente. Perché sotto sotto quello che pensano è “Grrrr perché non la pensano tutti come me che sono così intelligente.”

Rispondono a parole d’ordne.

Un esempio è proprio dato dalla Turchia. Di solito le stesse persone vogliono la Turchia in Europa e i matrimoni gay in Europa e rifiutano di vedere che le due cose difficilmente si avranno allo stesso tempo. Vogliono la Turchia in Europa perché sono terzomondisti e anticattolici. Ma la Turchia sta prendendo una piega molto pericolosa.

Basta citare il caso diplomatico tra Turchia e Olanda, con Erdogan che si sta impegnando in prima battuta per ottenere il IL RIMPATRIO DEI BAMBINI TURCHI ADOTTATI DA COPPIE GAY O CRISTIANE.

Il fatto è che l’argomento genera reazioni di rabbia. Sempre. Qualunque cosa si dica. Addirittura gli articoli scientifici generano rabbia.

Se Tizio scrive che l’omosessualità potrebbe avere basi genetiche o ormonali, è nazista.

Se dice che deriva da ragioni psicologiche, è nazista.

Se dice che non deriva né da una cosa né dall’altra, quindi è una libera scelta, allora giustifica la Chiesa che dice che è una scelta e quindi può essere un peccato, ed è nazista.

Ovviamente le ragioni di queste reazioni sono dovute al timore di come queste teorie potrebbero essere usate. Ma qui sta il punto. Uno stato di diritto dovrebbe arrivare a essere radicale. Uno stato di diritto non ha teorie: ha diritti. Non mi interessa sapere come accade che, ad un certo punto dello sviluppo, a me piacciono le donne e al mio amico X piaccio io. Capisco che possa interessare alla comunità scientifica, e allora ne parlino. Ma a me importa che X non sia stigmatizzato per preferenze che attengono alla sua vita privata solamente.

Ma qual è il modo migliore per ottenere questo risultato?

Esce su Repubblica QUESTO ARTICOLO. E io mi incazzo. Si tratta di una lettera della Boldrini, in risposta a sua volta alla lettera di un ragazzo gay che esprime tutta la propria sofferenza per sentirsi discriminato.

L’articolo si intitola: “L’omofobia sarà presto reato.”

C’è questo fenomeno, noto e riconosciuto nella sociologia del diritto, per cui in tutte le democrazie si tende a fare un certo numero di leggi prescindendo dalla loro utilità, ma solo per far scrivere sui giornali che sono state fatte. In Italia, però, se ne abusa. Vuoi perché i regolamenti parlamentari permettono di fare ostruzionismo e bloccare qualunque riforma che disturbi davvero qualcuno, vuoi perché siamo in stato di elezioni permanenti, vuoi per distrarre dal continuo declino economico e dagli scandali all’ordine del giorno, le leggi inutili sono la norma.

E poi c’è l’informazione.

In primo luogo, caro cialtrone che scrivi su Repubblica, “L’omofobia sarà reato”, mi spiegherai presto come intendi leggere nella testa delle persone. Dico di più: l’espressione di qualunque opinione, finché non si spinge a proporre l’uso della violenza e non sconfini nell’insulto, dovrebbe essere consentita. Invece gli insulti sono già reato. La violenza è reato. L’incitazione alla violenza è reato. L’apologia di reato è reato. Che poi in determinati casi non siano perseguiti, ad esempio perché la nostra polizia postale ha pochi uomini e mezzi, è un altro discorso.

Mi si può dire che la Boldrini ha parlato di “legge contro l’omofobia” e non di “reato di omofobia”, e che quindi quello che si chiede è l’istituzione di una aggravante di reati già esistenti. Come già avviene per le aggravanti legate all’odio razziale.

Ebbene, sono contrario. Aspettate a defollowarmi. Le aggravanti legate all’odio razziale non sono servite e non servono. Non solo perché chi odia, odia anche se gli viene vietato. Chi picchia o uccide, spinto dall’odio e dall’ignoranza, non sa se rischia 15, 20 o 30 anni di reclusione. Probabilmente non lo sapete nemmeno voi che leggete questo articolo, a meno che non abbiate studiato legge. Semplicemente chi insulta su Facebook, chi picchia la gente, chi si da alla violenza, pensa di farla franca. Se migliori i mezzi a disposizione della polizia e velocizzi i processi, se costruisci nuove carceri in modo da non essere costretto a ricorrere continuamente all’indulto, fai un lavoro migliore per punire i coglioni che non aumentando pene che non verranno mai comminate e che, quando vengono comminate, sono invece fortemente dissuasive. Il fatto è che velocizzare i processi è difficile. I politici vogliono mascherarsi dicendo che hanno fatto qualcosa contro l’omofobia inventandosi l’aggravante dell’omofobia, invece avranno ancora una volta perso tempo senza far niente.

Se il giudice riconoscerà che il mio amico X è stato picchiato in quanto omosessuale, comminerà l’aggravante dei futili motivi. Succede già. Non possimo pretendere di istituzionalizzare ogni possibile aggravante, esistono espressioni come “futili motivi” apposta. Chi brucia un barbone prché barbone, o ammazza la figlia perché non è più vergine o aggredisce qualcuno per le sue idee politiche espresse pacificamente, minando le basi del vivere democratico, non è forse pericoloso come chi se la prende con un omosessuale o un nero?

Per combattere l’omofobia serve un enorme investimento in cultura. Serve tempo e serve un progetto di ampio respiro. Serve anche fiducia: fiducia che chi legge tanto e si interessa al dialogo diventa naturalmente meno propenso a risolvere le cose con la violenza e a mettere in discussione i propri pregiudizi. La proposta di “leggi contro questo e quest’altro” serve solo a nascondere la mancanza di un piano di lungo termine e il disagio di un paese ignorante e arrogante come il nostro. Recuperare fondi per le scuole e la ricerca è più utile che non creare nuovi, inutili reati.

Un mio amico ha poi provocato dicendomi che anche in Francia ci sono migliaia di persone che protestano contro il matrimonio gay. E che quindi la Francia è come la Turchia.

L’avrete sentito tutti.

Francia. Scrittore si spara in bocca per protestare contro i matrimoni gay. Piombo sì, sperma no.

Francia. Scrittore si spara per protestare contro i matrimoni gay. “Hai una pistola in bocca o sei solo infelice di vedermi?”

Il gesto ha avuto ampio risalto in tutto il mondo. Alfano è molto preoccupato di cosa potrebbe chiedergli Berlusconi alla prossima manifestazione.

A parte l’evidente disturbo mentale di uno che si suicida per qualcosa che non lo toccherà mai, perché se non vorrà sposare un gay certo nessuno potrà o vorrà costringerlo, i casi non sono simili. Parigi ha un sindaco omosessuale. I PACS sono una realtà. A creare casino a volte sono le parole. La gente si scanna su cosa vuol dire “matrimonio” esattamente come nel PD si scannano su cosa vuol dire “sinistra”, perché se dovessero parlare ci cosa concrete un sacco di gente sarebbe costretta a star zitta.

E dunque provo a dire la mia anche sul matrimonio gay. Io di per sé non ho niente contro, ma c’è un ma. Aspettate a chiudere e insultarmi e leggete, per favore. Una volta che si tocca l’istituto del matrimonio, mi piacerebbe che si facesse una cosa organica. Una volta tanto. Che cavolo vuol dire matrimonio?

Per i cattolici è un istituto volto ad avere figli. Period. Loro non vogliono che si faccia casino usando quel termine in un altro senso. Nel matrimonio cattolico l’amore c’entra poco o niente. Il matrimonio tra due che non si conoscono è validissimo, mentre quello di un impotente è nullo.

Il matrimonio civile è la derivazione di un istutito napoleonico che voleva sottrarre alla Chiesa il monopolio del registro delle coppie. Chi è cattolico continui a sposarsi in chiesa davanti a Dio, con gli effetti che la Chiesa Cattolica riconosce al sacramento. Ma chi non lo è? Che fare del matrimonio civile?

Oggi, che non vi è l’obbligo né civile né sociale di far durare un rapporto tra due persone qualunque cosa accada, non si può ripensare a tutto ciò?

Al matrimonio sono ricollegati diversi effetti. Come l’accesso alla pensione di reversibilità, come il diritto a decidere sull’espianto di organi o quello ad accedere all’ospedale in caso di malattia gravemente invalidante. Ebbene, io sarei per liberalizzare tutto questo. Con una semplice comunicazione alla Pubblica Amministrazione devo poter dire: “Se mi succede qualcosa, tizio conosce il mio pensiero sui temi eticamente sensibili, nei limiti in cui lo Stato mi concede di scegliere, lui parla a nome mio.” Non capisco perché lo Stato deve decidere che per me possa esprimersi mio padre o mia moglie, se invece io voglio che sia mio fratello o il mio prete o la mia amante. Idem per le tasse ereditarie, che sono diverse a seconda di chi vada a ricevere il mio patrimonio. Saranno stracazzi miei a chi voglio lasciare cosa ho guadagnato?

Aboliamo il matrimonio civile. Se volete dare una festa per annunciare che vivete assieme, potete farlo anche senza il sindaco. Se volete firmare un contratto che regoli i vostri rapporti patrimoniali, che possiate farlo senza dichiarare che vi accoppiate e con chi. A uno Stato laico non deve interessare che vi amiate e/o che facciate sesso. Sono cose intime, private, dovreste dirgli di farsi i cazzi propri. Che lo Stato pretenda da voi annunci ufficiali è quasi un ricatto. Che voi pretendiate un riconoscimento da parte di uno Stato distante e burocratico, è segno di condizionamento.

I pochi fondi a disposizione delle famiglia, lo Stato li dia a chi ha figli, perché possa garantire loro educazione e sostegno, perché possa farne altri senza che diventi economicamente troppo gravoso. Dia le case popolari a chi ha prole. Non le coppie sposate, ma i figli delle coppie che hanno figli pagheranno le nostre pensioni, se mai ne avremo, e forniranno a noi nuove idee quando le nostre saranno vecchie e superate, se mai ci libereremo delle idee vecchie e superate di chi ci ha preceduto.

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bacio turchia