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168. Un vaso di nutella col mio nome

fidatevi italianiLetta: “L’Italia è indietro con l’agenda digitallle.” Le due “L” in più sono un errore dello stenografo.

Letta: “L’Italia è indietro con l’agenda digitale.” Con ciò intendendo che Zanonato non riesce a scaricare l’antivirus.

Per Fassina le agendine della banca vanno bene lo stesso.

(Fassina crede nelle nuove tecnologie. Lui è uno che ha bisogno del correttore automatico anche quando pensa.)

Ma il fatto è che questo Governo ci è nato, in ritardo. Ho sostenuto fino a poco fa che far cadere il governo adesso fosse folle, ma l’ultima, annunciata legge di stabilità ha modificato i parametri. Le larghe intese dovrebbero avere come scopo di imprimere un’azione profonda nello stato, su pochi punti condivisi, confidando in una larga maggioranza parlamentare. Se devono condurre a una sostanziale paralisi non hanno senso. Non mi metto nemmeno a fare un’analisi dettagliata degli interventi annunciati, che verranno pure probabilmente annacquati e stravolti in parlamento. Tutti i commenti sono unanimemente negativi. Ne faccio proprio una questione di rapporto Stato-Cittadino. Anche in carenza di fondi alcune cose si possono fare. Eliminare la burocrazia, per esempio. Questo comporta una riduzione dei costi e libera risorse dei cittadini. Per esempio la vendita di immobili. Non attraverso Invimit, la nuova, ennesima costruzione dello Stato per vendere gli immobili inutilizzati, il cui Amministratore Delegato è il fu capo gabinetto di Tremonti, memore della bella esperienza di Patrimonio S.p.a. Bisognerebbe fare una gara tramite un fondo privato che venda al miglior offerente, invece se va bene venderemo tramite amici ad amici di amici. Si potrebbero nazionalizzare le droghe leggere. Liberi immediatamente risorse della polizia (che tanto questa battaglia la sta perdendo, visto che acquistare una canna è facile per chiunque), sottrai risorse alla mafia e alla camorra, guadagni miliardi in tasse.

Ma quello che sta accadendo è che ci stanno spezzando la schiena. Con le tasse, con le bugie, con il non cambiare nulla, col farci sentire rassegnati. Salviamo Alitalia. Diamo incentivi ai gestori di slot-machines. Sappiamo tutti che queste cose sono sbagliate, nessuno è così coglione da non capirlo. Ma non possiamo fare niente, organizzare un partito da zero è un casino. Sanno che la gente diventerà davvero violenta solo quando non avrà più da mangiare e sperano che ciò non accadrà per qualche favorevole congiuntura internazionale che farà un po’ ripartire l’economia. Intanto prendono i soldi dove ci sono. Dove non si può scappare. Io ho svolto un lavoro di tre anni per una pubblica amministrazione. Ora, per certificarmi il lavoro già svolto, mi chiedono 150 euro mai pattutiti. Ma che servizio ho avuto, io, in cambio di quei 150 euro? Che giustificazione hanno? Loro il lavoro lo hanno avuto, a me il certificato serve. Se lo fa un privato, si chiama estorsione.

Non siamo più alla politica spendacciona. Siamo più a livello del Valvassore medievale che, avendo contratto debiti col Vassallo, spreme i servi della gleba fintanto che può e intanto fa la vita da castello.

Grazie a Dio è una cifra che posso permettermi, ma mi ha fatto sentire frustrato. Avevo voglia di antidepressivi, di cioccolato, e per questo mi sono ordinato un vaso di nutella personalizzato col nome sopra. Ma siccome non voglio dimenticare con chi sono arrabbiato, perché sono arrabbiato, sul vaso di nutella ho fatto scrivere: SUDDITO.

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160. Il videomessaggio, la magistratura italiana e le soluzioni all’italiana

Berlusconi the ringMa davvero qualcuno ha preferito guardare il videomessaggio di Berlusconi anziché una puntata di The Big Bang Theory?

Io non l’ho voluto vedere. Ci ho pensato e francamente mi è parsa la cosa migliore. Che poi se devo, preferisco sempre guardare il film originale.

(No, con “film originale” non mi riferisco ai video del ’94. Penso a Gremlins.)

Berlusconi è apparso provato, mi dicono. Aveva appena fatto in tempo a nascondere l’ascia con cui gira i filmini per Mistero.

Berlusconi dichiara che non ci saranno conseguenze per il Governo. Però ora che ha visto il videomessaggio, Letta attende la bambina di The Ring.

Comunque ci sono sempre i giudici dietro tutto. 17 settembre: un giudice svedese stabilisce che non è reato masturbarsi in pubblico. 18 settembre: Berlusconi diffonde il suo videomessaggio. Lo vedete il collegamento?

La MAGISTRATURA. Ok. Ragioniamoci un secondo. Esiste una magistratura corrotta? Certo. Sicuro come il pane. Sicuro come le tette in Game of Thrones. Non solo perché recentemente hanno scoperto diversi giudici con le mani in pasta, ma semplicemente perché, in un Paese con un altissimo tasso di corruzione come il nostro, non vedo come si possa ipotizzare che un gruppo di immenso potere come la magistratura possa essere esente dal problema. Sono selezionati con i nostri discutibili concorsi pubblici, non scelti uno a uno dal Santo Graal. Ci sarà gente onesta e gente meno, il problema è chi controlla i disonesti e come. Esiste una magistratura “politicizzata”? Probabile. Fino a qualche decennio fa il fatto era dato assolutamente per scontato, soprattutto nei film e nella cultura “di sinistra” che accusavano la magistratura di essere “di destra” e connivente con la DC. Passato il tempo, tale polemica si è smorzata. Conoscendo come venivano risolti questi problemi nella Prima Repubblica, è legittimo pensare a una qualche forma di lottizzazione. Quindi realisticamente una fetta più o meno ampia dei magistrati con almeno vent’anni di anzianità è riconducibile ai vecchi socialisti, al vecchio PCI o alla vecchia DC.

Ecco tre tipici magistrati con buona anzianità di carriera:

magistrato craxi

 

 

magistrato stalin 2magistrato andreottiSu ciò che è avvenuto negli ultimi 20 anni non mi esprimo, che non sono ancora emigrato. Del resto che esistano correnti delle magistratura identificate sostanzialmente in base alla fede politica è noto, benché io lo trovi aberrante. Ai tempi di mio nonno era considerato assolutamente inopportuno che un magistrato esprimesse pubblicamente posizioni politiche, non parliamo poi di candidarsi. Detto ciò, il fatto che magari esista una parte di magistratura corrotta e/o politicizzata è un buon motivo per ascoltare il messaggio di Berlusconi? Ma neanche per il cazz… ehm, volevo dire, non credo proprio. Qualunque cosa si pensi di Berlusconi, anche i suoi più fedeli accoliti non potranno negare che si è circondato di incompetenti e criminali per attingere a specifici bacini di voti. Non ha voluto certo creare un gruppo di competenti giuristi ed economisti liberali, preferendo circondarsi di commensali arrivisti e volgari. Ha trasformato i problemi della magistratura in problemi suoi personali, come ora sta trasformando il problema della sua decadenza in problema di tutto il Parlamento. Sembra uno di quei bambini ancora troppo piccoli per distinguere tra ciò che è suo e ciò che è degli altri. In un certo senso, se dovessimo prendere sul serio quanto detto da Berlusconi negli ultimi anni, la soluzione dovrebbe essere: “Sfanculiamo Berlusconi, mettiamo avanti nuovi leader che combattano questa battaglia un pochino meglio”.

Il fatto è che il problema della magistratura in Italia si pone tutto su un altro piano. Non è tanto il fatto che esistano alcuni magistrati corrotti o che le idee politiche dei magistrati possano influenzarne le decisioni o minarne la credibilità, quanto il fatto che tutta la divisione dei poteri è così lineare che sembra disegnata da Pollock.

Pollock

L’ex direttore di Liberazione, Pietro Sansonetti, non proprio uomo vicino alla destra, è arrivato ad ammettere che la magistratura ha preso il controllo dell’Italia e altera il senso delle leggi e blocca quelle che non le vanno a genio. O meglio, ogni giudice applica e disapplica quello che gli pare, rendendo molti processi, se il giudice non è coscienzioso, un terno al lotto. Ora col caso Ilva siamo arrivati a mosse talmente deliranti che possono davvero mettere in ginocchio una nazione. Gli interventi a spada tratta che pochi magistrati stanno facendo contro l’Ilva e la famiglia Riva stanno creando pericolosissimi precedenti. Tanto per cominciare: il sequestro Ilva era stato stimato in 950 milioni di euro. Ora: provate a pensare a un ministro che possa decidere con una firma di disporre di una cifra del genere e vi accorgerete che non c’è. Poi provate a pensare come si comporterà un investitore estero che legge che se potra un miliardo in Italia il giudice di turno potrebbe sequestrarglielo e poi si vedrà in futuro se glielo ridarà. Terzo: pensate alle ovvie ricadute che ci sono state sugli altri stabilimenti del Gruppo Riva e che porteranno alla cassa integrazione di 1.300 operai nel nord. Praticamente succede questo: i politici di Taranto prendevano mazzette per lasciare che l’Ilva inquinasse e la gente di Taranto si ammalava; per risolvere la cosa, la magistratura interviene con un provvedimento che fa perdere il lavoro agli operai del norditalia che non c’entrano un cazzo. Per pagare quelle 1.300 casse integrazione serviranno su per giù 26 milioni di euro della comunità. Il settore siderurgico italiano verrà penalizzato a favore di quello tedesco e francese. Pure un giornale non proprio di destra come Linkiesta è arrivato a titolare “la politica indistriale in Italia è fatta dalla magistratura”.

In sostanza, sarebbe necessario riscrivere le regole per evitare che qualcuno, per aver passato un concorso prima dei trent’anni, si trovi poi per passaggi automatici a prendere decisioni che influenzano tutta una città o una nazione. Il problema è che a riscrivere queste regole dovrebbe essere gente come Zanonato, gente come Razzi, gente come Alfano.

Alfano: “Dopo il videomessaggio di Berlusconi tornerà a splendere il sole”.

Ecco il cielo sopra Taranto.

Cielo sopra taranto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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PS non causa il cancro.

PPS la magistratura non può sequestrarlo.

154. Monopoly e libero mercato

Monopoli comunistaBisogna capire il momento. Il Parlamento è chiuso, immobilizzato da una crisi di Governo serissima e da ridicole norme che impediscono al Paese di legiferare per tutto il mese. Ma come possono dei deputati di cuore, tutta sinistra e amore per il popolo, a fronte della grave crisi che gli italiani attraversano, stare in panciolle sotto l’ombrellone a intascare lo stipendio? Non possono. Ecco dunque che erompe in loro l’esigenza di fare qualcosa di utile. Non studiarsi un po’ di economia, che sarebbe un atteggiamento un po’ piccolo borghese inviso al partito, ma scrivere una lettera all’ambasciatore USA per chiedere a Obama di prendere posizione sul gioco del Monopoly.

Ecco il testo della lettera che mi permetterò ora di commentare.

Gentile ambasciatore degli Stati Uniti (Cominciamo bene. Per convenzione internazionale ad un Ambasciatore ci si rivolge con “Eccellenza”. “Gentile” va bene per rispondere alla salumiera sotto casa che ci chiede la foto in perizoma di Rutelli), in queste ore è tornato d’attualità lo scandalo del mutui subprime che nel 2008 portò al crollo dei mercati azionari di tutto il mondo e avviò la grave crisi economica che ancora oggi colpisce l’Europa, gli Stati Uniti e non solo. Il governo americano ha puntato l’indice contro Bank of America e lo stesso Presidente Barack Obama ha dichiarato: «Tornare al sistema della bolla destinata a scoppiare che ha causato la crisi finanziaria è inaccettabile».

Ricordiamo ancora la filosofia del Presidente, come enunciata nel dicembre 2009, a soli pochi mesi dal crollo di Wall Street: «Sono necessarie nuove regole per la finanza, che correggano l’irresponsabilità sfrenata che ha generato la crisi economica… un disastro che si sarebbe potuto evitare se, non solo avessimo avuto nuove regole per Wall Street, ma avessimo avuto il coraggio di applicarle contro chi le viola. Gli speculatori stanno tornando in Borsa, i soliti squali, non lo permetteremo» (Mi immagino che, fino a questo punto, l’ambasciatore americano abbia letto attentamente e un po’ preoccupato, chiedendosi quale scandalo sia stato scoperto se l’Italia, che è stata zitta zitta mentre i suoi diplomatici venivano spiati dai Servizi Segreti statunitensi, stavolta arrivava ad alzare il capo). Ma in questi giorni, e contraddicendo la chiave etica del Presidente, l’azienda statunitense Hasbro starebbe per lanciare la nuova versione dello storico gioco da tavolo «Monopoly». Stavolta però le tradizionali proprietà immobiliari sono sostituite da pacchetti azionari di grandi multinazionali.

Si passa dall’acquisto di immobili alla speculazione in Borsa (Possedere azioni è speculazione? E da quando? Fare industria è una colpa e istituire il latifondo è un merito?) e inoltre, novità decisamente preoccupante, sarebbe stata abolita la casella della «prigione». Mentre la Casa Bianca, con realismo e saggezza, pone l’accento contro le frodi dei titoli e gli abusi degli strumenti finanziari, il «Monopoly», gioco che da generazioni alfabetizza i giovani sui meccanismi del libero mercato (I deputati del PD che chiedono a un ambasciatore americano di intervenire sulle libere scelte di una azienda privata dovevano giocare di più a Monopoly), torna ad esaltare la turbo economia che ha aperto la crisi finanziaria 2008, , con il messaggio diseducativo che, in caso di violazione delle regole, non si viene neanche puniti (Questi non si sono mai ripresi quando hanno scoperto che i porno non sono uguali alla realtà). Contrariamente a quanto accade in realtà negli Usa dove l’illecito in Borsa è punito anche con il carcere (Da noi si diventa finanziatori del PD, invece).

Per noi gli Stati Uniti rappresentano il faro sulle tutele ai consumatori (Davvero? Dopo il caso PRISM di impostazione sovietica, quando liberalizzano gli OGM alla cazzo di cane o quando consentono di imbottire le carni con dosi di ormoni triple rispetto a quelle permesse in Italia? O quando sono riusciti a produrre quell’erba del vicino così verde che gliela invidiamo un sacco?) e spesso il nostro Paese ha seguito gli Usa su battaglie sociali a protezione dei cittadini. Perciò ci permettiamo di chiederle se non sia il caso di valutare eventuali provvedimenti delle autorità competenti (Ricordiamo quel passo sull’alfabetizzazione al libero mercato) o comunque una posizione critica sul nuovo «Monopoly», gioco distribuito in tutto il mondo e quindi anche in Italia.

Ecco fatto. Sei deputati con le palle quadrate che prevedono nei prossimi mesi di schierarsi contro Risiko che incita alla guerra, contro il gioco dell’oca che offende simula una crudele corsa tra palmipedi e di Dungeons and Dragons, portatore di una cultura razzista che insegna a sterminare le società diverse, rappresentate da Orchi e Goblin, anziché accoglierle in un clima di dialogo e apertura ai rapporti sessuali misti.

Sei fini conoscitori della cultura americana che pensano bene di chiedere la messa al bando di un gioco in scatola a un Paese che consente ben altro.

Ora, però, vediamo chi sono i sei mentecatti che ci hanno fatto fare questa figuraccia e che devono essere bollati come indegni del loro ruolo, a fianco di gente come Razzi, Zanonato, la Polverini e Diego il sommelier.

1) Michele Anzaldi. Professione: deputato delle Repubblica. Precedentemente: leccaculo di Rutelli. Dal 1996 al 2001 è capo dell’ufficio stampa del Comune di Roma, salvo poi diventare responsabile della campagna elettorale dell’Ulivo quando Rutelli si candida. Successivamente diviene portavoce di Rutelli fino al 2008. Rutelli affronta in questi anni un declino politico costante che lo porta alla sparizione dalla scena che conta. Ma questo dev’essere considerato un merito per il signor Anzaldi, che viene premiato dal partito con un posto da deputato. A curriculum può vantare di aver già battibeccato con l’ambascitore USA quando questi volle incontrare i giovani del M5S incitandoli a combattere la corruzione (che il PD vuole combattere inserendo la prigione anche nei gioche della scala quaranta, del flipper e di chi fa fare più rimbalzi a un sasso piatto sul lago).

2) Marina Berlinghieri. Insegnante, diplomata in scienze religiose, si è finora distinta per aver firmato ogni genere di appello risibile,. Non solo quello sul Monopoly, ma anche, ad esempio, quello a Francesco De Gregori (chiamato IL NOSTRO GENERALE) perché continui a credere nella politica e a votare sinistra.

3) Matteo Biffoni. Avvocato, secondo quanto si legge su wikipedia, Impiegato, secondo open polis, tra i fondatori del PD pratese, già agli onori delle cronache per aver sostenuto di fronte ai microfoni delle Iene che Bashar al Assad, il Presidente siriano che sto conducendo una cruentissima guerra civile sia in realtà il Presidente del Libano, fino al giorno del Monopoly si era evitato altre figuracce, ma diciamo che questa basta.

4) Luigi Bobba. Prodiano della prima ora, eletto prima in Puglia e poi in Piemonte, oppositore strenuo dell’abolizione delle province e… oh, e per me questo è sufficiente.

5) Lorenza Bonaccorsi. Coinvolta nella magnifica gestione Marrazzo del Lazio (che, ricordiamolo, non merita di essere ricordata solo per i festini a base di cocaina e travestiti: fu fatta di sprechi e scandali finanziari), potete qui ammirarla mentre si fa intervistare durante uno shampoo.

Intervista dal barbiere

6) Federico Gelli. Il nome non promette bene, ma parrebbe non essere parente del più noto Licio. Anzi, benché abbia lavorato nella commissione Sanità della Regione Toscana (e si sa che sanità in Italia fa rima con corruttibilità), su di lui non ho trovato nulla di compromettente. Anzi, ha coraggiosamente affermato che in Toscana sono presenti infiltrazioni della camorra (ma essendo una regione dominata dal centro sinistra, i casi non sono mai stati citati da Saviano che in quel piatto ci mangia).

7) Ernesto Magorno. Ex socialista, ex attivista dell’azione cattolica, ex DS. Un po’ un prezzemolino, ma meno di tanti altri. Segni particolari: una certa propensione per lo sciopero della fame. Pare che prima di diventare parlamentare si mantenesse facendo l’avvocato, quindi almeno per un po’ di anni non ha mangiato a nostre spese. Diamogli atto di questo e non infieriamo troppo. Probabilmente non ha capito che da sindaco di Diamante va benissimo fare dichiarazioni altisonanti sul successo del Festival del Cinema Piccante, mentre da parlamentare della Repubblica sarebbe meglio svettare per interventi più consoni.

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147. La Kyenge nella Repubblica delle banane

Banana bombDurante un convegno, degli attivisti di Forza Nuova hanno dato scandalo lanciando banane contro il Ministro di colore Kyenge.

Prevedendo un’incriminazione, il loro avvocato ha studiato diverse possibili strategie difensive, come mi ha confidato in un colloquio riservato. Ecco le migliori.

1) Non sono razzisti. Volevano solo vedere se la Kyenge riusciva a sbucciarle coi piedi.

2) Non sono razzisti. Sono fan dei Velvet Underground.

3) Non sono razzisti. Avevano avuto la netta sensazione che la Kyenge fosse carente di potassio.

4) Non sono razzisti. La Kyenge è nera e le banane sono bianche. Era una manifestazione a favore delle unioni interraziali.

5) Non sono razzisti. L’ortolano aveva assicurato loro che le banane, essendo curve, sarebbero tornate indietro.

6) Non sono razzisti. Le banane sono bianche e col tempo diventano nere. Sono un simbolo della società multietnica.

7) Non sono razzisti. Le banane sono scappate a uno che le teneva tra le dita per imitare Wolverine.

banana wolverine

Tutto ciò fa seguito alle polemiche per il vice presidente del Senato, Calderoli, che ha paragonato l’aspetto della Kyenge a quello di una scimmia. Calderoli si è però difeso a spada tratta: “Figuriamoci se intendevo offendere l’oranghevole, volevo dire onorevole Kyenge”.

Ecco, prendendo spunto da questi fatti di cronaca, ci sono un paio di cose che mi piacerebbe tanto dire.

La prima è questa: che quando ho letto le dichiarazioni di Calderoli, mi sono incazzato. Sei un politico in una posizione importante. Dovresti criticare un avversario per le sue idee, non per il suo aspetto fisico. Per un momento ho fatto autocritica. Ho pensato di aver sfottuto Brunetta perché nano, la Bindi perché cessa, Berlusconi perché invecchiando somiglia a Gollum. Be’, mi sono assolto. Ho sempre usato la satira sul fisico per far emergere una larvale critica politica. Sull’acidità e mancanza di diplomazia di Brunetta, sulla mentalità da racchia repressa della Bindi, sui tentativi disperati di sembrare nuovo e giovane di Berlusconi. Gli insulti di Calderoli, al di là che lui fa politica e non satira, sono funzionali solo a far passare un messaggio razzista, peraltro in altre circostanze contraddetto dal suo stesso partito, visto che il primo sindaco nero d’Italia è stata una donna della Lega.

La seconda è che la Kyenge mi sta sulle balle. E devo poterlo dire. Perché credo non ci sia razzismo peggiore che non poter essere in disaccordo con una persona perché appartiene a una minoranza.

Il fatto che appartenga a una minoranza, tuttavia, ovvero in questo caso che sia nera, non è irrilevante. Trovo infatti che si stia passando un messaggio sbagliato: ovvero che la si sia messa lì come figura d’immagine proprio perché è nera, esattamente come la Idem messa a fare il ministro per dare al governo un’immagine di nuovo, vincente e pulito che difficilmente poteva passare per gente come Alfano, Zanonato o la Biancofiore. Ecco, io penso che se il Governo voleva dare un messaggio forte, doveva trovare un ministro nero per gli interni o per la sanità. Vuoi dire a tutti gli immigrati: “Fatevi il culo, diventate bravi e l’Italia non avrà paura a darvi ruoli di responsabilità”? Allora devi dare a uno di loro un ruolo di responsabilità. Invece prendere una donna nera per farle fare il “Ministro per l’integrazione” significa istituzionalizzare lo stereotipo del nero che urla al TG per chiedere più integrazione. È uno specchietto per le allodole.

Quindi in primo luogo la Kyenge non mi piace come simbolo. In secondo luogo non mi piace come politico. Non mi piace affatto come sta interpretando il suo ruolo. Io non sono razzista, cazzo. La mia coinquilina è nera. Ho avuto una ragazza di colore. Perché devo essere rappresentato da un ministro che cerca continuamente nei suoi proclami di far passare questo Paese per un covo di razzisti che cercano di schiacciare gli immigrati in ogni modo possibile? Chi può pensare che questa sia una buona politica di integrazione?

Infine trovo che l’argomento dell’integrazione sia da affrontare nel modo meno passionale possibile. Una buona e fruttuosa integrazione richiede politiche di educazione e inserimento nel lavoro. Che vanno studiate e hanno, ovviamente, costi. Per questo i flussi da una lato devono essere contenuti in limiti pianificati (e così fanno negli USA, in Australia, in Gran Bretagna) e dall’altro bisogna investire denaro, e bisogna che ce ne sia, in chi arriva perché diventi il prima possibile una risorsa produttiva e una persona grata all’Italia e non una persona frustrata e arrabbiata col mondo, quale i proclami della nostra Kyenge vorrebbero farla diventare.

Come sempre. facciamo una bella figura.

Banana michelangelo

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146. Un tennista italiano in top ten? E che c’entra con la politica?

tennis capitan americaQuesta sarebbe un sito di satira politica che, ogni tanto, cerca di fare anche un po’ di informazione. Ma siccome è anche il blog di una persona con degli interessi, si finisce inevitabilmente per parlare di passioni di chi scrive: cinema, economia, letteratura, fumetti, sport di combattimento.

Di solito “uso” le cose che amo e conosco per creare paragoni e paradossi. Talvolta, semplicemente, per ridere e stemperare la tensione.

E così oggi vorrei parlare di tennis.

Nelle ultime due settimane il tennista italiano Fabio Fognini ha vinto due tornei consecutivi, arrivando a classificarsi numero 19 del mondo. Stasera giocherà la terza semifinale consecutiva. E oggi in tanti scrivono articoli lodandolo e prevedendo un suo ingresso a breve nella Top Ten. Sarebbe il primo italiano da una trentina d’anni a questa parte.

Il conto è presto fatto. Per la classifica Atp bisogna contare i migliori 18 risultati. Tuttavia è obbligatorio inserire le 4 prove dello slam e 8 prove dei 9 Masters-1000. QUI potete vedere l’attuale classifica Atp e QUI gli attuali best-18 di Fabio Fognini. Risulterà chiaro come l’ingresso nei top 15 sia dietro l’angolo e, anzi, gli basterebbe vincere la finale di stasera per togliersi questa soddisfazione.

Al contrario, entrare in Top Ten è quasi impossibile. Fabio Fognini sul cemento è sempre stato bravo come Brunetta a basket e Zanonato nelle prove di intelligenza. I suoi risultati dello scorso anno (2o turno all’open del Canada, 3o turno allo US open) pur mediocri, sono stati i migliori della sua carriera. Quindi, a meno che il tennista ligure non sia mostruosamente migliorato sul cemento, è difficile che possa recuperare durante la stagione sul veloce i circa 1000 punti che lo separano dal numero dieci Wawrinka. Bisogna inoltre considerare che il numero 12, Haas, si gioca tra Canada, Cincinnati, US Open solo 235 punti, il numero 11 Nishikori solo 190 e Wawrinka se ne gioca sì 540, visto che ha fatto semifinale a Cincinnati lo scorso anni, ma un anno fa non giocò in Canada, quindi anche solo partecipando la sua classifica migliorerà.

Tutto questo per dire che la satira è una bella cosa, il tennis anche, la politica, quando è buona, è una grande  passione. Ma i numeri sono numeri. Se la Atp non fornisse i dati e le regole chiare che invece fornisce, questa pezzo non lo avrei potuto scrivere e parlare delle possibilità di Fognini di entrare in Top Ten o di stregoneria sarebbe la stessa cosa.

Quando il Governo rende i bilanci opachi, non pubblica i testi dei decreti e scrive norme confuse che attribuiscono poteri discrezionali agli amministratori locali, come la Cid, oppure come quelle citate in QUESTO PEZZO è difficile fare valutazioni serene, a parte questa: che la mancanza di trasparenza è di per sé un danno.

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PS: in questi giorni si sta svolgendo la missione di RAZZI IN COREA DEL NORD. Se dovesse scoppiare l’olocausto nucleare per colpa sua, sappiate che vi ho voluto bene.

142. Diritto di Asylum (ovvero, filosofia del film Sharknado)

sharknado1Questo sarà quello che si dice un pezzo breve. Breve e stupido. Breve come Brunetta, stupido come… come… eh, non mi viene proprio in mente un politico stupido, fate voi.

Non dite Zanonato che poi mi fa causa. L’ho già rischiata con QUESTO PEZZO.

Oggi voglio parlare di Sharknado. Sharknado è il nuovo capolavoro della Asylum, la casa di produzione americana specializzata in film trash. Sharknado è il massimo del massimo. Sharknado è il film con cui la Asylum vince tutto quello che si può vincere (cit.). Sharknado è… fate prima a guardare il trailer.

Un TORNADO che porta squali in volo al posto dei normali detriti. Inutile dire che uno squalo raccolto da un uragano e portato all’aria aperta, anziché morire di asfissia dopo aver vomitato l’anima come un povero Cristo qualunque, cercherà con le sue ultime forze di addentare il disgraziato che si troverà sulla sua strada, giusto un istante prima di spiaccicarsi al suolo rompendosi ogni minimo ossicino del corpo.

Un po’ è come se voi, precipitando da un palazzo, anziché urlare dalla disperazione invocando la mamma, cercaste di stare zitti zitti che magari riuscite a fare la mano morta sul sedere della biondina che sta ventisette piani più sotto.

(CHI ha pensato a BERLUSCONI? Ma allora siete ossessionati!)

Ecco. Certo, l’unione di un tornado e un’invasione di squali. Due cose orribili che non dovrebbero stare insieme. Tutto questo non può non far pensare al governo Letta, ma insomma, oggi non volevo parlare di questo.

Nemmeno per dire che il nuovo sistema di iscrizione online al PD si chiama “PDLive”.

(Il PD si difende: “Si tratta solo di un nome temporaneo. Da settembre si chiamerà PDforzaItalia”.)

No, quello che volevo dire è che su Twitter il perenne favorito al Nobel per la letteratura, Philip Roth, e l’attrice vincitrice di un Golden Globe e di un David, Mia Farrow, hanno pubblicato una loro foto mentre guardano Sharknado in TV.

Quindi, tanto per cominciare, se il prossimo racconto di Roth parlerà di un terremoto a San Francisco che libera i coccodrilli cresciuti nelle fogne, sapeta a cosa si è ispirato. In secondo luogo, be’, io a volte mi sento in colpa quando guardo qualcosa di stupido. E vedendo due persone che qualcosina hanno fatto in vita loro che ci tengono a farci sapere che si dedicano a cose stupide, lo prendo per un insegnamento.

In primo luogo che c’è una forma di stupidità voluta, ricercata, che non è affatto banale. Che denota la freschezza di fottersene delle convenzioni e dei pregiudizi della logica. Immaginare squali che volano in mezzo a un tornado ci fa in qualche modo tornare bambini.

In secondo luogo, se fate qualcosa con una persona di spessore, qualunque cosa, è come se steste seminando. Prima o poi l’intelligenza trasformerà l’input che è entrato e vi ridarà qualcosa indietro. Io, personalemente, pagherei per sentire la conversazione che hanno avuto Roth e la Farrow DOPO aver visto Sharknado.

In terzo luogo, quand’anche i primi due punti fossero gran cazzate, ogni tanto bisogna staccare il cervello e fare i cretini. Che, come dice Eco, sono i piccoli intellettuali, non i grandi, ad aver paura di ridere.

Potete clickare QUI per la mia recensione completa del film. Ma prima…

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140. Zanonato. Dalla Russia con ignoranza.

fumo e donnaOggi parliamo di aspirapolveri e pompe. Ma stranamente non del PDL.

Lo Stato finanzia al 50% l’acquisto di nuovi elettrodomestici.

Traduco.

Aiutiamo chi vuole comprare l’aspirapolvere nuovo con le tasse di chi non riesce a pagarsi l’affitto.

Praticamente Zanonato fa finta di credere questo: che togliendo i soldi a chi non ha da mangiare per darli a chi vuole comprare un aspirapolvere, la fabbrica di aspirapolveri che ha delocalizzato in Cina darà lavoro a un italiano.

In realtà il disegno è diverso e più in mala fede. Si può dedurre il progetto comparando le interviste recentemente rilasciate da Saccomanni e Zanonato. Saccomanni, che ha fama di capire qualcosa di economia, è costretto ad arrampicarsi sugli specchi per non fare la figura del beota. Ammette che le riforme recenti sono pezze messe sul male, che bisognava intervenire d’urgenza mettendo d’accordo una maggioranza composita, promette interventi strutturali e taglio della spesa.

Zanonato invece dichiara: “Per non disperdere il patrimonio delle grandi imprese italiane, come ad esempio Alitalia e Telecom, mi chiedo se l’ipotesi di un intervento della Cassa depositi e prestiti non possa essere valutata”. E ancora: “Io mi batterò perché non si svendano aziende strategiche perdendo quote di mercato. Finmeccanica e Fincantieri sono leader mondiali in alcune attività, può capitare che abbiano bisogno di rafforzarsi, di stringere partnership industriali con altre imprese, ma con l’obiettivo di tutelare produzione di qualità e occupazione”.

Ora dovremmo chiederci perché mai vendere Alitalia e Telecom debba essere tradotto con “svendere” e, a maggior ragione, perché mai vendere dovrebbe portare a perdere quote di mercato.

Sul primo punto Zanonato ha ragione, ma ha anche torto. Le privatizzazioni in Italia sono sempre state fatte in maniera particolarmente conveniente per i privati. Si è venduto agli amici per poco e questo è ampiamente documentato nel rapporto OCSE sulle privatizzazioni italiane. Il quale con parole dolci e politicamente corrette dichiara che i nostri politici sono una manica di cialtroni corrotti e spregevoli e che partecipare alle privatizzazioni senza pagare tangenti era come voler correre in formula uno con la vostra bicicletta preferita. Quindi sì, privatizzare vuol dire svendere, se il Ministro dello Sviluppo Economico non vigila e/o si fa corrompere. Caro Zanonato, avresti l’occasione per dimostrare la tua onestà.

Se sul primo punto Zanonato ha ragione, ma ha anche torto, sul secondo ha torto e basta. Privatizzando, verosimilmente, si taglieranno sprechi e ci si libererà di dirigenti imposti dal politico di turno per averne in cambio favori. Difficilmente si perderanno quote di mercato. Di solito le controllate pubbliche guadagnano quote di mercato solo quando lo Stato garantisce loro monopoli, alterando al concorrenza e aumentando di fatto i costi per i cittadini che pagheranno di più per servizi peggiori, semplicemente perché non avranno altra scelta. Si tratta, di fatto, di tasse mascherate che i cittadini pagano per mantenere dirigenti con stipendi più alti di quelli che meritano e una quantità di occupati superiore a quella necessaria.

In determinati casi queste tasse nascoste hanno altre e leggermente più nobili ragioni. Ad esempio il monopolio dei treni di Fis prima e Trenitalia poi, oltre alle enormi inefficienze che tutti conosciamo, consentiva anche di tenere prezzi relativamente bassi su reti poco sfruttate. Un privato non servirebbe mai la cittadina di Buco del Culo o lo farebbe a costi molto alti, perché gli abitanti sono pochi e non coprono i costi. Ma se a farlo è un’azienda pubblica, quei costi sono coperti dalle tasse. Le tasse di chi vive a Milano o Palermo vanno a coprire parte del costo dei biglietti di chi preferisce vivere a Buco del Culo e fare il pendolare. Il che può essere bello, ma per me è giusto che vi sia trasparenza e che venga dichiarato che i soldi delle tasse siano spesi in questo modo e che si tratta di redistribuzione del reddito.

La seconda frase dell’intervista è ancora più inquietante: perché mai l’obiettivo di una azienda dovrebbe essere tutelare la qualità e l’occupazione? Se vendi a privati, vendi perché possano fare profitto. Manterranno i lavoratori che servono e libereranno i lavoratori che non servono perché facciano altri lavori, compatibilmente con le norme. Mantenere il reddito di chi non serve più all’impresa non è compito dell’impresa, ma dello stato sociale. Confondere le cose ha effetti nefasti, ma soprattutto ingiusti. Se lo stato finanzia a fondo perduto Finmeccanica perché mantenga lavoratori inutili, di fatto favorisce i lavoratori di finmeccanica rispetto a tutti gli altri lavoratori che dovranno rivolgersi a uno Stato più povero per ottenere la cassa integrazione.

Inoltre non spingerà Finmeccanica ad essere efficiente, perché tanto i dirigenti sapranno che lo Stato coprirà i loro errori.

Tutto questo lavoro che Zanonato sta facendo ai fianchi delle poche forze vitali dell’economia italiana è volto a stremarle e ad asservirle. In modo diretto o indiretto, tramite finanziamenti, norme stringenti e commissariamenti, il controllo statale pende come una spada di damocle su chiunque voglia fare impresa in Italia, costringendolo ad essere amico di qualcuno e ad impedire che quel qualcuno cada in disgrazia.

E non è finita qui. Si premia l’assunzione di giovani senza titoli di studio perché Zanonato preferisce procurare un reddito agli inutili e far fuggire dall’Italia chi pensa.

Si finanziano gli acquisti di pompe di calore da parte delle imprese. Si finanziano le pompe di calore, una tecnologia vecchia, non la ricerca e i brevetti, perché l’innovazione guarda più in là dell’aspettativa di vita di massimo due anni di questo governo.

Davvero le idee di Zanonato non hanno neanche un effetto positivo? Sì, uno potrebbero averlo. Non mi stupirei di scoprire che qualche azienda come Finmeccanica, Fincantieri o simili possa mettere presto a bilancio uno straordinario risultato: un aumento delle vendite del 200% delle pompe di calore. Con tanto di premio in denaro al manager che è riuscito in tale impresa in un momento di crisi globale generalizzata.

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